29 Ottobre 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Se l’architetto usa l’IA puoi pagarlo di meno? Le incognite dei nuovi parametri
Il decreto parametri in via di aggiornamento per i professionisti che usano l'AI.

Un'immagine simbolica ma esplicativa: un architetto che si fa aiutare dall'intelligenza artificiale.

Sempre più professionisti dell’edilizia usano l’intelligenza artificiale per le proprie attività. Questo significa che si possono pagare di meno? La risposta potrebbe arrivare dall’aggiornamento dei parametri professionali… Forse.

 

L’AI e i professionisti dell’edilizia: una questione aperta

 

L’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nella vita quotidiana… E lavorativa. Ciò vale per tutti i settori, edilizia inclusa. In particolare, per chi realizza attività di progettazione. Del rapporto tra AI ed edilizia ne abbiamo parlato spesso qui su Edilnet. 

 

Le applicazioni non si limitano ai meri calcoli. Anzi, spesso e volentieri coinvolgono la parte creativa del lavoro. Ciò spiana la strada ad alcuni interrogativi circa la retribuzione, che poi sono gli stessi delle altre professioni.

 

Il lavoro di un architetto, di un ingegnere, di un geometra dovrebbe valere di meno solo perché realizzato con l’aiuto dell’AI? La vulgata potrebbe rispondere in maniera affermativa a questa domanda. E, dal canto suo, la nuova normativa sull’equo compenso, che accende sempre gli animi con il suo dico-non dico,  potrebbe fornire la sponda a questo modo di vedere le cose.

 

Vale dunque la pena indagare sul contenuto della normativa in questione che, lo anticipiamo, prevede l’aggiornamento del Decreto Parametri, e verificare se vi sono indicazioni in questo senso.

 

Cosa dice la normativa sui professionisti che usano l’IA

 

Il punto di partenza è il Decreto Legislativo n. 179 del 7 ottobre 2026, entrato in vigore il 23 ottobre. Il provvedimento adegua la normativa italiana all’AI Act europeo e introduce due importanti novità per le professioni tecniche.

 

La prima riguarda la formazione. L’articolo 47 prevede che i percorsi formativi degli iscritti agli Ordini professionali comprendano anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nei suoi aspetti tecnici, giuridici e deontologici. I Consigli nazionali dovranno adeguare i regolamenti entro il 23 aprile 2027.

 

La seconda novità riguarda proprio i compensi. L’articolo 49 stabilisce che l’utilizzo dell’IA possa comportare una modulazione dell’equo compenso, tenendo conto della classificazione di rischio dei sistemi utilizzati.

 

Attenzione, però: non viene stabilito che un professionista che utilizza l’IA debba essere pagato meno. Non sono previste percentuali di riduzione, né meccanismi automatici.

 

La definizione dei criteri viene rinviata all’aggiornamento dei decreti sui parametri professionali, da completare entro il 23 ottobre 2027. Tra i provvedimenti interessati figura il Decreto Parametri, disciplinato dal D.M. 17 giugno 2016.

 

La questione è particolarmente delicata perché questi parametri costituiscono un riferimento per la determinazione dei corrispettivi negli affidamenti pubblici. Una loro eventuale revisione al ribasso potrebbe quindi incidere sulle basi economiche delle gare e, conseguentemente, sui compensi professionali, da quello del direttore dei lavori a quello del geometra. 

 

L’appuntamento è al 2027

 

Il D.Lgs. 179/2026, come abbiamo visto, si limita a porre la questione. La palla passa al Governo, che dovrà aggiornare i decreti sui parametri professionali. C’è tutto il tempo affinché i diretti interessati dicano la propria. In un certo senso, hanno già iniziato.

 

Fondazione Inarcassa, con un comunicato del 19 ottobre, ha sollecitato il Governo. La sua tesi è che l’intelligenza artificiale può velocizzare alcune attività, ma non elimina il lavoro del professionista, chiamato a verificare attendibilità, correttezza normativa e coerenza degli elaborati.

 

Nei futuri parametri dovranno quindi trovare riconoscimento i controlli e le responsabilità legate alle scelte progettuali, insieme ai costi sostenuti dagli studi per software, aggiornamento tecnologico e formazione. La Fondazione chiede un confronto con il Governo affinché l’innovazione venga accompagnata da criteri chiari, capaci di valorizzare il lavoro professionale.

 

Una tesi che merita di essere condivisa: l’intelligenza artificiale, allo stato attuale, dNon sostituisce, non ancora. Soprattutto, il lavoro del professionista presuppone alcune responsabilità (che di per sé meritano riconoscimento economico) e a loro volta le responsabilità richiedono un controllo stringente, che non può che essere umano.

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