
L’intelligenza artificiale stupisce ogni giorno di più. Ma non è tutto oro quello che luccica. Comporta dei rischi considerevoli, se non la si usa con riguardo. Eh sì, comporta rischi anche per i principali attori del settore edile: le imprese, gli operatori e i committenti.
L’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata… Anche nell’edilizia!
Dell’intelligenza artificiale stupisce la sua progressione, la sua evoluzione. Ma stupisce anche la sua pervasività. È ovunque e viene utilizzata per qualsiasi attività. Non solo per il lavoro, ma anche per le esigenze personali. La usa chi cerca un servizio e chi lo eroga. Se si parla di edilizia, quindi, la usano sia le imprese edili e gli operatori, sia i committenti.
Un problema? Sì, se la si usa senza cognizione di causa. È vero, sembra uno strumento magico: risponde, trova soluzioni, trova idee. Eppure… Sbaglia. Soprattutto, non sa di sbagliare, a meno che non glielo si faccia notare. Ogni parola viene “proferita” come se fosse la verità assoluta, e condita con un’aura di plausibilità difficile da dissolvere.
Dunque, è bene parlare dei rischi legati all’intelligenza artificiale nell’edilizia. Lo faremo dividendoli in due categorie: i rischi che emergono quando a usarla sono le imprese e gli operatori; i rischi che emergono quando a usarla è il committente.
I rischi per le imprese
In questo caso, i rischi riguardano principalmente la delega di parti consistenti del lavoro all’intelligenza artificiale e la tendenza a non eseguire i controlli sugli output.
L’intelligenza artificiale può elaborare calcoli, procedure, indicazioni sui materiali e interpretazioni normative apparentemente impeccabili ma contenenti errori.
Il pericolo nasce quando un professionista utilizza queste informazioni senza verificarle: un errore digitale può così trasferirsi nel progetto, nel computo o addirittura nel cantiere, producendo costi aggiuntivi e responsabilità.
Un rischio riguarda poi le competenze professionali. Se l’IA viene utilizzata per sostituire sistematicamente attività di analisi e ragionamento, anziché per supportarle, può generare una progressiva dipendenza dallo strumento. Il professionista rischia di controllare sempre meno ciò che produce e di perdere quella capacità critica che, soprattutto davanti a casi particolari e imprevisti di cantiere, rimane indispensabile.
I rischi per il committente
In questo caso, i rischi riguardano soprattutto la ricerca e la mancata verifica delle informazioni. Nello specifico si corre il rischio di prendere decisioni sulla base di informazioni false o incomplete.
Un committente può chiedere all’IA quanto costa una ristrutturazione, quale intervento sia necessario, quali bonus siano disponibili o quali autorizzazioni servano. La risposta può sembrare precisa pur essendo inesatta, superata o inadatta al caso concreto. Il risultato può essere una decisione presa partendo da presupposti completamente sbagliati.
Un rischio ancora più grave è quello di sostituire impropriamente il professionista con l’intelligenza artificiale. L’IA può spiegare un problema, ma non può effettuare un sopralluogo, conoscere tutte le condizioni dell’immobile o assumersi la responsabilità di una valutazione tecnica.
Usarla come alternativa all’architetto, all’ingegnere, al geometra o all’impresa significa eliminare proprio quella verifica sul caso concreto che rende affidabile una decisione.
C’è un leitmotiv che unisce i due profili di rischio. Un leitmotiv intessuto nei concetti di delega e verifica delle informazioni. Il problema sta tutto lì: l’intelligenza artificiale, con la sua aura di sapienza e plausibilità, incentiva la delega. L’utente “ci casca” e prende per oro colato tutto quello che legge.


