
I programmi di edilizia popolare si scontrano con una cronica mancanza di risorse. Ora queste verranno attinte direttamente dal PNRR, il piano finanziato con risorse europee nato per contrastare gli effetti della pandemia. Ecco come verranno spesi i soldi. E in che misura.
PNRR per l’housing: dalle parole ai fatti
La misura è stata proposta nella forma di un emendamento al decreto Piano Casa. Una forma peculiare, visto il ruolo che può giocare per la crisi abitativa, ma che segnala la volontà del legislatore di fare in fretta. Gli emendamenti, infatti, sono più rapidi da elaborare, esaminare e votare rispetto ai disegni di legge e, in alcuni casi, persino rispetto ai decreti.
L’emendamento, tra l’altro, dà seguito al proposito di rimodulare le applicazioni del PNRR. Proposito che è stato comunicato il 3 giugno dal ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti. In quel frangente, Foti, ovviamente a nome del Governo, aveva manifestato la volontà di investire una parte del PNRR nell’edilizia. Soprattutto, la volontà di farlo in modo efficace, con uno strumento ad hoc.
L’emendamento disciplina proprio la creazione e l’impiego di questo strumento. Stiamo parlando dell’avveniristico Patrimonio Casa.
Patrimonio Casa, quando il PNRR supporta edilizia e cittadini con difficoltà abitative
Patrimonio Casa è, in sostanza, un patrimonio destinato che Cassa depositi e prestiti potrà costituire per sostenere interventi legati all’edilizia popolare e convenzionata. La logica è semplice: non limitarsi a distribuire contributi, ma creare un contenitore finanziario capace di orientare risorse pubbliche verso progetti abitativi concreti.
Le risorse in gioco ammontano a 1,2 miliardi di euro provenienti dal PNRR, inizialmente legate ad altri capitoli di spesa e poi riprogrammate. L’obiettivo è aumentare l’offerta di alloggi sociali e di abitazioni a canone o prezzo calmierato, quindi inferiori ai valori di mercato. Non si parla solo di nuove costruzioni, ma anche di recupero, rifunzionalizzazione, sostituzione edilizia, riqualificazione energetica e rigenerazione urbana abitativa.
Questo significa che il patrimonio esistente torna al centro della strategia. Edifici degradati, immobili pubblici inutilizzati, complessi da efficientare e aree urbane da ricucire diventano la base su cui costruire una risposta alla crisi abitativa.
La priorità dovrebbe andare ai comuni ad alta tensione abitativa, dove la distanza tra redditi disponibili e prezzi degli affitti è ormai diventata un problema sociale prima ancora che immobiliare.
Il meccanismo, dunque, prova a tenere insieme tre esigenze: usare bene i fondi del PNRR, aumentare l’offerta abitativa accessibile e sostenere il settore edilizio senza limitarsi alla logica dell’emergenza.
Una misura razionale
Il dirottamento di parte del PNRR, l’istituzione di un organismo apposito e le cifre in ballo sono segnali che indicano la volontà di affrontare i problemi del Paese senza compromettere la tenuta finanziaria.
Alcuni potrebbero pensare al detto della botte piena e della moglie ubriaca, o della coperta troppo corta, se preferite. Altri, invece, lodano la perseveranza di chi fa il pane con la farina che ha. Si tratta, in fondo, di un uso razionale delle risorse disponibili, di un’ottimizzazione della spesa a beneficio di chi ogni giorno vede violato un diritto: abitare in una casa decente.


