14 Agosto 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Piscina di Berlusconi a Portofino: autorizzazione lampo in 14 giorni ma il Parco resta sospeso
Piscina Berlusconi a Portofino con villa sul mare, documenti e pratica autorizzativa in primo piano.

Immagine generata con intelligenza artificiale. La scena non riproduce la proprietà reale né documenti autentici.

La piscina temporanea nella proprietà di Pier Silvio Berlusconi ottiene l’autorizzazione in appena due settimane, mentre sull’area incombe la trasformazione nel futuro Parco nazionale di Portofino. E proprio alla vigilia dei nuovi vincoli, un regolamento regionale ha aperto alle piscine rimovibili nelle ville e, in alcuni casi, a nuove vasche interrate nelle strutture ricettive.

 

Piscina a Portofino: dalla domanda al via libera passano solo 14 giorni

In Italia una pratica edilizia può trasformarsi facilmente in una maratona. A Portofino, almeno in questo caso, è andata decisamente più veloce: la richiesta per installare una piscina temporanea nella villa di Pier Silvio Berlusconi è stata presentata il 14 luglio e autorizzata il 28 luglio.

 

Quattordici giorni esatti. Il via libera è al momento provvisorio e valido fino a ottobre, trattandosi di una struttura rimovibile.

 

Ma il caso non è isolato: il Parco regionale di Portofino avrebbe autorizzato piscine temporanee anche in altre 12 ville private, tra le quali figurerebbe una proprietà di Marco Tronchetti Provera. A rendere interessante la vicenda è soprattutto il momento nel quale queste autorizzazioni stanno arrivando.

 

Portofino è ancora interessata dal lungo percorso verso la trasformazione dell’area in Parco nazionale, con il possibile ingresso di un quadro di vincoli più stringente.

 

E così, mentre il futuro regime di tutela resta ancora da definire completamente, qualcuno ha preferito mettere la piscina al sicuro prima che l’acqua diventi burocraticamente più difficile da raggiungere.

 

Nuove piscine prima del Parco nazionale: cosa ha deciso la Liguria

Dietro questa corsa alle autorizzazioni c’è un passaggio normativo preciso. Tra marzo e aprile 2026 la Regione Liguria ha accelerato sull’approvazione di un nuovo regolamento per il Parco regionale di Portofino, arrivato prima in commissione e poi al voto del Consiglio regionale nell’arco di pochi giorni.

 

Le nuove disposizioni aprono alla possibilità di realizzare o ampliare piscine interrate in alcune strutture ricettive della zona, tra cui l’Abbazia della Cervara, il Kulm di Portofino, il Cenobio dei Dogi e il Covo. Per i privati, invece, la porta aperta riguarda per ora soprattutto le piscine temporanee e rimovibili.

 

Insomma, in questo caso, autorizzazioni e vincoli sembrano pesare più dei costi di costruzione della piscina: per i protagonisti della vicenda, il vero ostacolo pare essere soprattutto burocratico.

 

Piscine temporanee oggi, definitive domani? La partita resta aperta

Il presidente del Parco regionale e sindaco di Portofino, Matteo Viacava, ha già espresso pubblicamente la propria posizione favorevole alla possibilità di consentire in futuro anche piscine interrate nelle proprietà private.

 

Il consiglio del Parco, almeno per ora, non avrebbe però seguito questa linea. Nel frattempo, il futuro Parco nazionale resta al centro di contenziosi amministrativi e contrasti politici che ne hanno rallentato l’avvio.

 

Le scelte della Regione hanno inoltre acceso le proteste di parte dell’opposizione, che teme interventi troppo permissivi in un territorio caratterizzato da un elevato valore paesaggistico e ambientale.

 

La piscina di Pier Silvio Berlusconi diventa così il caso più visibile di una questione molto più ampia: quanto si può costruire o modificare oggi in un territorio destinato domani a essere sottoposto a una tutela differente?

 

Per il momento una risposta c’è almeno sui tempi: a Portofino, per una piscina rimovibile, quattordici giorni possono bastare.

 

Quanto alla possibilità che quelle strutture temporanee diventino un giorno permanenti, la partita normativa è ancora aperta. E lì, probabilmente, la burocrazia potrebbe tornare a viaggiare alla sua velocità abituale.

 

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