24 Luglio 2026
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Crisi abitativa, Idealista rivela se le famiglie possono permettersi case adeguate

Uno studio di Idealista ha incrociato i dati dell’ISTAT e dei prezzi di vendita e ha risposto a una domanda spinosa: le famiglie italiane, in media, possono permettersi alloggi adeguati o sono costrette a vivere in case sottodimensionate?

 

La crisi abitativa morde. I prezzi delle case salgono, gli alloggi scarseggiano. Vuoi per il carovita, vuoi per il fenomeno degli affitti brevi, serpeggia la sensazione che le famiglie italiane facciano sempre più difficoltà a comprare casa e che debbano ripiegare su alloggi inadeguati, semplicemente perché possono permettersi solo questi.

 

Ma quando si parla di fenomeni socioeconomici, non è sempre facile distinguere la retorica dalla realtà. La narrazione rischia di prendere il sopravvento sul dato reale semplicemente perché appassiona di più, stimola più clic.

 

C’ha pensato Idealista a mettere i puntini sulle “i”, a separare il vero dal falso, i fatti dal sensazionalismo.

 

L’ha fatto con uno studio che mette in relazione i redditi dei nuclei familiari con i prezzi delle case, o per meglio dire delle rate dei mutui corrispondenti. Ovviamente prendendo in considerazione solo le case adeguate. In questo modo, ha capito se veramente i prezzi sono – mediamente – troppo alti per le famiglie italiane.

 

I dati dello studio di Idealista

 

Lo studio costruisce un indice di accessibilità economica che misura, per ogni mercato, la quota di abitazioni adeguate acquistabili da una famiglia con un reddito medio. Il calcolo parte dal reddito familiare netto stimato per ciascun comune attraverso l’interpolazione di più fonti ISTAT, con ultimo dato disponibile relativo al 2023.

 

La soglia di spesa sostenibile viene fissata a un terzo del reddito netto mensile. Questo importo viene poi trasformato nel prezzo massimo dell’immobile acquistabile, ipotizzando un mutuo pari all’80% del valore della casa, una durata di trent’anni e un tasso fisso del 3,50%, rilevato nel gennaio 2026.

 

L’analisi prende in considerazione soltanto gli alloggi con almeno tre locali, ritenuti adeguati alle esigenze di una famiglia. Sono esclusi aste, nude proprietà, affitti brevi, coliving, annunci duplicati e valori anomali nelle diverse aree italiane.

 

A livello nazionale, il 71% delle abitazioni considerate risulta accessibile. Nei grandi mercati la quota cambia sensibilmente: Genova raggiunge l’87%, Torino il 78%, Palermo il 77% e Bari il 73%. Bologna si ferma al 64%, mentre Roma scende al 49%, Milano e Firenze al 46% e Napoli al 42%.

 

Tra i capoluoghi, Vibo Valentia arriva al 98%, mentre Bolzano e Venezia registrano rispettivamente il 18% e il 19,5%.

 

Una fotografia in chiaroscuro

 

Cosa emerge dallo studio di Idealista? Che il problema esiste ed è a un passo dal diventare veramente grave. Se, mediamente, la maggior parte degli immobili adeguati è accessibile ai nuclei familiari, nei casi specifici, che non sono poi così specifici, lo scenario peggiora.

 

Il riferimento è alla quota, rilevantissima, di immobili inaccessibili nelle grandi città, che sono poi il luogo in cui una famiglia italiana tenderebbe a vivere, o avrebbe bisogno di vivere.

 

Ecco che il tema non coinvolge tanto l’Italia nel suo complesso, quanto particolari zone d’Italia. La crisi abitativa morde più forte in alcuni punti. Dunque, è lì che andrebbero concentrate le misure di contenimento, i tentativi di governare il fenomeno.

 

Se la situazione venisse ignorata, o venisse affrontata in modo non adeguato, si assisterebbe – nella migliore delle ipotesi – a uno scenario scomodo: quello secondo cui le famiglie italiane barattano la qualità della vita con la sostenibilità economica. Abitare lontani dai luoghi di proprio interesse… Pur di abitare in un posto decente.

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