
Un caso da manuale, ma che ha fatto scuola. Un’inchiesta che volge al termine, con un nuovo presunto responsabile e altri fatti da accertare.
Un caso paradigmatico, uno dei primi
Tre anni fa aveva fatto scalpore in quanto figurava tra i primi casi in assoluto. Oggi è giunta al primo giro di boa. Stiamo parlando dell’accusa di truffa a carico di un’impresa di Varedo. Al centro di tutto, la misura più chiacchierata degli ultimi anni: il Super Bonus.
Un vero caso da manuale, di cui forniamo gli aggiornamenti più recenti e dalla quale cerchiamo di trarre una riflessione. A beneficio di chi il Superbonus l’ha utilizzato e di chi spera in un suo ritorno.
Un caso ancora aperto
Il caso è semplice. L’indagine è nata dalla denuncia di un cittadino trevigiano che si è ritrovato nel cassetto fiscale un credito d’imposta di 50mila euro per lavori di efficientamento mai eseguiti. Al centro della vicenda c’è un’impresa di impiantistica elettrica di Varedo, capace di raddoppiare il proprio volume d’affari nel 2022 simulando interventi di riqualificazione energetica per oltre 130 clienti tra Lombardia e Veneto.
Un’operazione condotta, secondo le Fiamme Gialle, con la complicità di professionisti e commercialisti, che ha generato crediti fittizi per 4,3 milioni di euro, sequestrati nel 2023.
A che punto è il procedimento? Il processo al Tribunale di Monza a carico di sei imputati ha subito una battuta d’arresto ma… Doverosa.
Da un lato, la Procura ha chiuso nuove indagini per fatti analoghi a carico di alcuni di loro. Dall’altro, hanno rilevato profili di responsabilità in un altro soggetto ovvero l’impresa siciliana a cui farebbe capo l’azienda brianzola.
I giudici hanno quindi rinviato il dibattimento ad aprile 2027 per riunire i fascicoli e citare come responsabile civile proprio questa impresa. Insomma, c’è ancora molto sa coprire.
Un caso che fa scuola?
A nostro parere, la risposta è sì. Il caso dice molto su quello che il Superbonus è stato, su come è stato gestito e su quello che sarebbe potuto essere.
Dal punto di vista meramente tecnico, il Superbonus è stato un incentivo di indubbia efficacia al settore edilizio, come dimostrato dai dati sul PIL relativi agli anni in cui era in vigore. Dal punto di vista finanziario, però, è stata una voce di spesa non indifferente, che ha impattato sulle casse dello Stato.
Ma è stato gestito correttamente? Chi lo ha promosso assicura di sì e non si riconosce colpe. Chi l’ha osteggiato lamenta da un lato errori di impostazione (troppi incentivi per tutti) e dall’altro la mancanza di norme che potessero prevenire gli abusi.
In effetti, i casi che sono emersi in questi anni sono tutti troppo simili per non individuare un pattern. Al netto delle responsabilità degli indagati, che verranno verificate nelle sedi opportune, il canovaccio appare chiaro: lavori fantasma o come minimo gonfiati, maturazione di crediti d’imposta a prima vista inappuntabile, arricchimento indebito.
Tutto troppo facile per chi voleva truffare il fisco? Forse. Nondimeno, le istituzioni hanno dimostrato di esserci, e di riuscire a perseguire i (presunti) colpevoli.
Certo, chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è tutt’altro che risolutivo. Ma è altrettanto certo che i procedimenti possano formare una casistica così ampia da trasformare le ambiguità emerse in norme preventive, nel caso in cui qualche forza politica volesse procedere con un nuovo Super Bonus: rinnovato, sicuro, equilibrato, capace di aiutare chi ha realmente bisogno.


