
Sul Superbonus si è detto tutto e il contrario di tutto. C’è chi lo osanna, c’è chi lo critica aspramente. Ad aggiungere un tassello importante al dibattito è la Corte dei conti UE, che ha espresso un parere qualificato, dati alla mano.
La Corte dei conti UE si esprime sul Superbonus
Non è un caso che la Corte dei conti UE si sia espressa sul Superbonus. Tra i suoi compiti vi è anche quello di fornire pareri qualificati sulle attività di spesa degli Stati membri, in modo da individuare inefficienze o, di contro, casi virtuosi da replicare.
C’è da dire che la Corte dei conti UE non si è espressa solo sul Superbonus. Il parere sulla più celebre misura edilizia degli ultimi decenni si inserisce in un discorso più ampio, che analizza le attività di sostegno alle riqualificazioni energetiche degli Stati membri che hanno coinvolto i fondi del PNRR. Discorso contenuto, per chi volesse approfondire, nella Relazione Speciale 20/2026.
Nello specifico, la Corte dei conti UE ha criticato ad ampio raggio l’impiego del PNRR per le attività di riqualificazione energetica, non tanto per l’idea in sé quanto per la sua applicazione, giudicata inefficace. L’istituto europeo ha citato proprio il Superbonus italiano come emblematico caso di inefficienza.
L’analisi della Corte dei conti
Secondo la Corte dei conti UE, il Superbonus non avrebbe prodotto risultati proporzionati alle risorse impiegate. Il problema principale riguarda il rapporto tra spesa sostenuta e risparmio energetico effettivo. La misura, infatti, dovrebbe assorbire circa 14 miliardi di euro dei fondi europei destinati alle ristrutturazioni, ma i costi per unità di energia risparmiata sarebbero risultati quattro volte superiori rispetto alle previsioni iniziali.
A pesare è anche l’aliquota del 110%, che in alcuni casi ha potuto garantire un sostegno pubblico superiore alla spesa effettivamente sostenuta. Per la Corte, questo meccanismo non risponde ai principi di sana gestione finanziaria. Inoltre, il Superbonus avrebbe finanziato molti interventi ammissibili, ma non necessariamente quelli più efficaci dal punto di vista energetico. Il risultato è una misura molto diffusa, ma poco selettiva, costosa e non sempre capace di favorire ristrutturazioni profonde.
Un’analisi corretta?
Ovviamente, la Corte dei conti UE ha un quadro della situazione più completo di quello che può avere la stampa specializzata o, peggio ancora, il semplice cittadino. Dunque, se le sue analisi hanno prodotto quelle conclusioni, c’è da fidarsi: il Superbonus, almeno per quanto concerne il ROI “energetico”, non ha funzionato.
I detrattori della misura del governo Conte hanno dunque ragione? Possono cantare vittoria? In un certo senso sì, ma c’è un altro aspetto da considerare.
Almeno a giudicare dai fautori della misura, il Superbonus non serviva solo a rinnovare il patrimonio urbanistico, ma anche a stimolare il settore edilizio, mettendo in circolo denaro, aumentando gli occupati ecc.
Un obiettivo, questo, che potrebbe essere stato raggiunto. Certo, a costo di un impatto negativo sui conti pubblici.


