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Annullato il regolamento di Bolzano che imponeva lo stop al gas al cambio caldaia. Il Tar richiama gradualità, proporzionalità e neutralità tecnologica: la transizione non può diventare l’ennesimo balzello per i cittadini. Intanto, l’Italia è ancora senza piano nazionale.
Il caso del Tar Bolzano: cosa imponeva il regolamento annullato
La transizione energetica degli edifici è una corsa lunga, non uno sprint: ed è proprio qui che si inceppa (di nuovo) il percorso della Direttiva Case Green. Stavolta non per un decreto del governo, ma per una sentenza del Tar Bolzano (n. 26/2026) che mette un paletto chiaro: gli enti locali non possono trasformare i principi europei in obblighi costosi, scaricati integralmente sui cittadini.
È il senso della decisione del Tar Bolzano, che si è pronunciato contro l’applicazione anticipata, a livello locale, dei principi della direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive). Il punto chiave della norma europea, ricorda il Tar, è la gradualità nel raggiungimento dei target di decarbonizzazione. La vicenda nasce da un ricorso contro un regolamento della Provincia di Bolzano che, di fatto, anticipava la direttiva in modo molto aggressivo: in caso di sostituzione della caldaia a gas, nella sostanza, si imponeva il passaggio alla rete di teleriscaldamento o a un sistema elettrico, con conseguente distacco dalla rete di gas.
Contro quel provvedimento si sono mossi soggetti direttamente coinvolti: la società locale di distribuzione del gas, Assotermica (produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, federata ad Anima Confindustria) e Proxigas (associazione di riferimento del settore gas in Confindustria). Il risultato è netto: il regolamento è stato annullato.
EPBD e il nodo dei tempi: perché il Tar parla di “gradualità”
Secondo la sentenza del Tar Bolzano, la Direttiva Case Green stabilisce un percorso che dovrà portare alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050. Ma le modalità non sono “libere”: devono passare anche da atti specifici, tra cui spicca il piano nazionale. E qui arriva il dato politicamente (e praticamente) scomodo: gli Stati membri avrebbero dovuto presentare una bozza del piano entro fine 2025, ma l’Italia risulta ancora inadempiente.
In attesa del piano, chiarisce il Tar, è possibile dare attuazione alla direttiva anche a livello locale, ma rispettando i vincoli di gradualità, proporzionalità e ragionevolezza che sono parte integrante dell’impianto della direttiva. La Provincia, invece, avrebbe imposto ai cittadini misure gravose con effetti immediati e con costi interamente a loro carico, senza attendere il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.
Il piano nazionale, dice il Tar, incarna proprio quel principio di gradualità e dovrebbe prevedere anche finanziamenti pubblici o misure di sostegno. Accelerare con obblighi immediati, di fatto, significa saltare quella rete di protezione e trasformare la transizione in una spesa secca.
Cosa significa la sentenza del Tar di Bolzano per chi fa lavori in casa
La sentenza va oltre lo stop formale e mette in discussione la sostenibilità pratica dell’impostazione. Le soluzioni ipotizzate dal regolamento, scrive il Tar, incontrano seri ostacoli di fattibilità tecnico-economica e risultano “eccentriche” rispetto alla logica della direttiva. In particolare, la EPBD non impone il rispetto immediato, per tutti gli edifici esistenti, di requisiti di prestazione energetica nel momento in cui si rende necessaria la semplice sostituzione della caldaia.
- Se devi cambiare impianto, la partita non è “solo” tecnica: pesa anche il quadro normativo e il futuro piano nazionale;
- Il Tar richiama la necessità di gradualità e sostegni: attenzione agli obblighi locali troppo “istantanei”;
- Per programmare ristrutturazioni eco friendly e impianti green conviene farsi affiancare da un tecnico e verificare sempre regole locali + scenari nazionali (quando verranno definiti).
La sentenza, in fondo, non dice “no” alla transizione: dice “no” alle scorciatoie che trasformano un obiettivo pubblico in un costo privato immediato. La domanda che resta è questa: come si conciliano decarbonizzazione e vita quotidiana, senza creare cittadini di serie A (che possono adeguarsi subito) e cittadini di serie B (che restano indietro)?


