29 Settembre 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Sanatoria negata? Non devi per forza demolire. La sentenza del Consiglio di Stato
Sanatoria negata, c'è la fiscalizzazione dell'abuso che salva dalla demolizione.

Il caso di un cittadino lombardo che ha ottenuto la possibilità di sostituire la demolizione con una sanzione. Cosa dice la legge e perché questa sentenza è importante.

 

Sanatoria negata? C’è (a volte) la fiscalizzazione dell’abuso

 

Abusivismo, nell’immaginario collettivo, fa rima con demolizione. Certo, c’è la sanatoria, ma solo per chi ha fatto in tempo a farne richiesta quando la legge lo permetteva e solo se l’abuso edilizio risulta conforme nella sostanza alle regole di oggi e di quando è stato costruito.

 

Per tutti gli altri casi, c’è la demolizione, direbbe l’uomo della strada. Ma la realtà è più complessa di così. Esistono eccezioni che confermano la regola e scenari particolari. Come quello che riguarda un cittadino lombardo che si è visto negare la sanatoria ma che è potuto comunque salvare la costruzione abusiva “fiscalizzando” l’abuso, e sostituendo la demolizione con una sanzione pecuniaria.

 

Lo ha deciso il Consiglio di Stato. Ma non d’imperio, bensì facendo riferimento a una legge. Per comprendere i meandri di questa peculiare norma, è bene però addentrarci nella vicenda… E nella sentenza.

 

La sentenza del Consiglio di Stato

 

La vicenda riguarda un edificio situato nel centro storico, sul quale negli anni Novanta erano stati eseguiti lavori che avevano comportato l’innalzamento della linea di gronda e della copertura fino a 61 centimetri, oltre quanto consentito dai titoli edilizi.

 

Nel 2016 i proprietari avevano chiesto la sanatoria, ma il Comune non aveva risposto e il silenzio aveva assunto valore di diniego. Successivamente era stata chiesta la fiscalizzazione dell’abuso, sostenendo con una perizia che la demolizione avrebbe potuto compromettere la stabilità delle murature storiche.

 

Il Comune aveva quindi applicato una sanzione pecuniaria in luogo della demolizione. Il vicino aveva impugnato i provvedimenti, ma il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 7041 del 23 settembre 2026, ha respinto l’appello. Cos’è successo? I giudici hanno chiarito che sanatoria e fiscalizzazione sono procedimenti distinti: il diniego della prima non impedisce di valutare la seconda. Inoltre, per gli immobili in zona A, l’articolo 33, comma 4, del d.P.R. 380/2001 consente di scegliere tra ripristino e sanzione pecuniaria, previo coinvolgimento dell’autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico.

 

Cosa ci dice questa sentenza

 

Questa sentenza è importante per almeno tre motivi. In primis, accende i riflettori su una norma sconosciuta ai più, e che può letteralmente salvare il proprietario di casa da una catastrofica demolizione.

 

In secondo luogo, perché afferma ancora una volta un principio: ovvero che la sicurezza è più importante della necessità di punire i colpevoli. In questo caso specifico, la demolizione avrebbe implicato un rischio e avrebbe compromesso il decoro della zona. Dunque, sanzione pecuniaria al posto della demolizione.

 

Infine, la sentenza rappresenta un monito per chi commette abusi: la punizione, ancorché in forma finanziaria, arriva sempre. E se proprio si deve chiedere la sanatoria, meglio seguire bene la pratica. In questo caso, come in molti altri casi, è tutto partito dall’inerzia dell’ente, che non ha risposto facendo scattare il meccanismo del silenzio-diniego. Un’inerzia probabilmente favorita dalle scarse sollecitazioni del proponente.

 

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