
Siamo giunti all’ultima puntata della serie “quanto si deve guadagnare per vivere in affitto in Italia?”. Abbiamo già trattato il nord, il centro e il sud. Ora tocca alle Isole, ovvero Sicilia e Sardegna. Un’analisi targata Edilnet, a beneficio di chi cerca casa.
Vivere in affitto nelle Isole: un quadro omogeneo?
Le analisi del Nord e del Centro hanno riservato alcune sorprese. Nel primo caso, si soffre veramente solo a Milano; nel secondo caso, Firenze è messa peggio di Roma. Tristemente, l’analisi del sud Italia ha confermato gli stereotipi: le difficoltà abitative nel meridione non derivano dai canoni di locazione, ma dai redditi bassi.
Tutto lascia presagire un quadro simile anche per le Isole. Ma sarà davvero così? Scopriamolo subito. A supportarci, lo stesso metodo delle altre puntate. Utilizzeremo i dati dei canoni delle locazioni, ricavaremo da essi il reddito necessario “per stare decentemente”; considerando il 30% come rapporto decente tra affitti e redditi. Constateremo la gravità della situazione incrociando questi dati su quelli del costo della vita.
Faremo tutto ciò considerando due casi: un single che vuole abitare in un bilocale da 50 metri quadri, una famiglia di quattro persone che vuole abitare in un trilocale da 90 metri quadri.
Di nuovo, per i canoni di locazione utilizzeremo le statistiche dell’Ufficio Studi di idealista, che misurano quanto viene chiesto oggi sul mercato libero.
Per i redditi, utilizzeremo le dichiarazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno d’imposta 2024 e dall’indagine ISTAT sulle condizioni di vita e il reddito delle famiglie; il costo della vita lo ricaveremo dall’indagine ISTAT sulle spese per consumi delle famiglie, pubblicata l’8 ottobre 2026.
Due avvertenze, questa volta. La prima riguarda l’aggiornamento. I dati di Palermo e Cagliari sono di settembre 2026, quelli di Catania di giugno: il campione catanese è più sottile e la rilevazione meno fitta.
La seconda riguarda i comuni di cintura. Intorno a Palermo idealista rileva cinque comuni, intorno a Catania due, intorno a Cagliari uno solo. Il confronto tra capoluogo e hinterland è quindi solido per Palermo e indicativo per le altre due.
Vivere in affitto nelle grandi città delle Isole: Palermo, Catania, Cagliari
Lo diciamo fin da subito, anche perché il dato è lampante: il quadro delle Isole è omogeneo. E no, non nel senso che ci si aspetterebbe.
Partiamo da Palermo. Il canone medio richiesto è di 9,5 euro al metro quadro, in crescita del 4,8% su base annua: un bilocale di 50 metri quadri costa 475 euro al mese, 5.700 euro l’anno. Per restare entro il 30% servirebbe un reddito di 19.000 euro, contro i 23.998 effettivamente dichiarati in media dai palermitani. Il margine c’è, e l’incidenza si ferma al 23,8%.
Per una famiglia di quattro persone il trilocale costa 855 euro al mese: servono 34.200 euro.
Catania ha canoni leggermente più alti e redditi leggermente più bassi: 22.904 euro. Un bilocale costa 500 euro al mese e richiede un reddito di 20.000 euro; l’incidenza sale al 26,2%, sempre sotto la soglia ma con meno spazio di Palermo. Per la famiglia servono 36.000 euro.
Cagliari è il caso più interessante, e rovescia completamente le aspettative. Ha il canone più alto delle Isole, 13,9 euro al metro quadro, superiore a quello di Napoli e vicino a quello di Torino. Un bilocale costa 695 euro al mese, un trilocale 1.251. Servono 27.800 euro per il single e 50.040 per la famiglia.
Ma Cagliari ha anche, e di gran lunga, il reddito medio più alto di tutto il Mezzogiorno: 29.256 euro, più di Caserta, più di Bari, più di Napoli, e sostanzialmente allineato a Torino. In Sardegna è prima, e a livello nazionale si colloca al 399° posto su quasi ottomila comuni. Il risultato è un’incidenza del 28,5%: Cagliari rientra nella soglia, ma per un soffio, e con il margine più sottile delle tre.
Per la famiglia di quattro persone, anzi, non ci rientra affatto: 15.012 euro di canone annuo su un reddito mediano di 49.894 fanno il 30,1%. È l’unica città delle Isole dove una famiglia supera la soglia.
Il quadro, quindi, è omogeneo in un senso preciso: tutte e tre le città stanno sotto il 30% per il single, cosa che non accade in nessuna delle altre tre ripartizioni italiane. Ma ci arrivano per strade opposte. Palermo e Catania con canoni bassi e redditi bassi; Cagliari con canoni alti e redditi alti.
Sul costo della vita le Isole, come da stereotipo, sono vicine al Sud: 2.338 euro al mese in media contro i 2.215 del Mezzogiorno continentale e i 3.087 del Nord-est. La Sicilia sta a 2.305 euro, la Sardegna a 2.431. Su quest’ultima vale la pena fermarsi: è una delle due sole regioni italiane in cui l’ISTAT ha registrato nel 2025 un aumento statisticamente significativo della spesa, +10,7% in un anno. Un dato che, letto insieme ai canoni cagliaritani in crescita, suggerisce un’isola che si sta allineando verso l’alto.
Vivere in affitto nelle piccole città delle Isole
Nelle prime tre puntate uscire dal capoluogo faceva risparmiare molto: il 46% intorno a Milano, oltre la metà intorno a Roma e Napoli. Nelle Isole il meccanismo si inceppa, ed è forse il dato più interessante di questa puntata.
Intorno a Palermo i comuni rilevati stanno tra i 7,2 euro al metro quadro di Bagheria e i 10,0 di Cefalù, passando per Carini (7,6), Monreale (7,9) e Terrasini (8,1). Il capoluogo sta a 9,5. Significa che il risparmio massimo, scegliendo Bagheria, è del 24%: meno della metà di quello che si ottiene uscendo da Milano o da Napoli. E Cefalù, che è una località turistica, costa più del capoluogo.
Per un bilocale a Bagheria servono 14.400 euro di reddito contro i 19.000 di Palermo; a Carini 15.200, a Monreale 15.800. Sono differenze reali ma modeste, e vanno pesate contro i costi di spostamento.
Intorno a Catania il fenomeno è ancora più evidente, e si rovescia. Aci Castello, sulla costa, sta a 10,7 euro al metro quadro: più del capoluogo, che è a 10,0. Acireale costa 7,7 euro, il 23% in meno. L’hinterland catanese, insomma, non è un’alternativa economica: è un insieme di località dove il mare fa il prezzo.
A Cagliari il confronto è disponibile solo con Quartu Sant’Elena, che sta a 12,9 euro al metro quadro contro i 13,9 del capoluogo: appena il 7% in meno. Da segnalare però la dinamica, perché Quartu cresce del 19,4% su base annua, il balzo più alto registrato in tutta questa serie di articoli.
Il motivo di questa compressione è probabilmente lo stesso in tutte e tre le aree, ed è strutturale: nelle Isole la pressione del turismo si estende ai comuni costieri della cintura, che nel resto d’Italia sarebbero semplici periferie residenziali. Dove al Nord si trova un hinterland dormitorio a basso costo, qui si trova un mercato degli affitti brevi che tiene alti i canoni.
Vale infine l’avvertimento delle puntate precedenti: secondo l’ISTAT la differenza di spesa tra un comune centro di area metropolitana e un comune sotto i 50.000 abitanti è di appena il 9,6%. Nelle Isole, dove anche il risparmio sull’affitto è contenuto, il vantaggio complessivo dello spostarsi in periferia è il più basso d’Italia.
Il quadro completo, città per città
Come nelle puntate precedenti, accanto al reddito necessario secondo la soglia del 30% riportiamo quello calcolato al 15%, che rappresenta non il limite di sostenibilità ma una condizione di reale serenità finanziaria.
Il single in un bilocale di 50 m²
Comune |
€/m² |
Canone mensile |
Canone annuo |
Reddito necessario al 30% |
Reddito necessario al 15% |
Incidenza sul reddito medio locale |
Cagliari |
13,9 |
695 € |
8.340 € |
27.800 € |
55.600 € |
28,5% |
Quartu Sant’Elena |
12,9 |
645 € |
7.740 € |
25.800 € |
51.600 € |
— |
Aci Castello |
10,7 |
535 € |
6.420 € |
21.400 € |
42.800 € |
— |
Catania |
10,0 |
500 € |
6.000 € |
20.000 € |
40.000 € |
26,2% |
Cefalù |
10,0 |
500 € |
6.000 € |
20.000 € |
40.000 € |
— |
Palermo |
9,5 |
475 € |
5.700 € |
19.000 € |
38.000 € |
23,8% |
Terrasini |
8,1 |
405 € |
4.860 € |
16.200 € |
32.400 € |
— |
Monreale |
7,9 |
395 € |
4.740 € |
15.800 € |
31.600 € |
— |
Acireale |
7,7 |
385 € |
4.620 € |
15.400 € |
30.800 € |
— |
Carini |
7,6 |
380 € |
4.560 € |
15.200 € |
30.400 € |
— |
Bagheria |
7,2 |
360 € |
4.320 € |
14.400 € |
28.800 € |
— |
La famiglia di quattro persone in un trilocale di 90 m²
Comune |
Canone mensile |
Canone annuo |
Reddito necessario al 30% |
Reddito necessario al 15% |
Incidenza sul reddito mediano delle coppie con figli |
Cagliari |
1.251 € |
15.012 € |
50.040 € |
100.080 € |
30,1% |
Quartu Sant’Elena |
1.161 € |
13.932 € |
46.440 € |
92.880 € |
27,9% |
Aci Castello |
963 € |
11.556 € |
38.520 € |
77.040 € |
23,2% |
Catania |
900 € |
10.800 € |
36.000 € |
72.000 € |
21,6% |
Cefalù |
900 € |
10.800 € |
36.000 € |
72.000 € |
21,6% |
Palermo |
855 € |
10.260 € |
34.200 € |
68.400 € |
20,6% |
Terrasini |
729 € |
8.748 € |
29.160 € |
58.320 € |
17,5% |
Monreale |
711 € |
8.532 € |
28.440 € |
56.880 € |
17,1% |
Acireale |
693 € |
8.316 € |
27.720 € |
55.440 € |
16,7% |
Carini |
684 € |
8.208 € |
27.360 € |
54.720 € |
16,5% |
Bagheria |
648 € |
7.776 € |
25.920 € |
51.840 € |
15,6% |
Nota metodologica: I due redditi non sono la stessa grandezza. Per il single usiamo il reddito medio lordo dichiarato nel comune (MEF, dichiarazioni 2025, anno d’imposta 2024). Per la famiglia usiamo il reddito mediano netto delle coppie con figli (ISTAT, indagine EU-SILC, redditi 2024), che è un dato nazionale e non comunale. Le percentuali di incidenza vanno quindi lette come ordini di grandezza e come confronto tra città a parità di reddito, non come il bilancio reale di una singola famiglia.
Vivere in affitto nelle Isole: tiriamo le somme
Per la prima volta in questa serie, la risposta non è “dipende”. Nelle Isole un single con reddito medio rientra nella soglia del 30% in tutte e tre le città esaminate: 23,8% a Palermo, 26,2% a Catania, 28,5% a Cagliari.
Ma l’omogeneità è solo nel risultato, non nelle ragioni. Palermo e Catania ci arrivano con canoni bassi su redditi bassi; Cagliari con canoni da città del Nord, ma su un reddito medio di 29.256 euro, il più alto dell’intero Mezzogiorno. Due modelli opposti che producono, per chi cerca casa, lo stesso esito.
E qui si chiude il giro delle quattro ripartizioni. Mettendo in fila quanto abbiamo visto, emerge una cosa che il discorso pubblico sulla crisi abitativa quasi mai dice: il problema italiano non è diffuso, è puntuale.
Si concentra in Milano, Firenze, Roma e Napoli, quattro città su decine esaminate. Altrove, dal Piemonte alla Sicilia, un reddito medio consente ancora di affittare restando entro la soglia.
Resta però il dato che attraversa tutte e quattro le puntate, ed è il più scomodo. Le città in cui vivere in affitto è insostenibile sono esattamente quelle in cui si concentra il lavoro.
Milano, Roma, Firenze e Napoli non sono quattro eccezioni geografiche: sono i quattro posti in cui le persone si spostano per trovare un’occupazione. Il mercato immobiliare italiano, in altre parole, è accessibile ovunque tranne dove serve esserlo.