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Arrivano i nuovi modelli unici per l’edilizia con i quali i professionisti possono proporre interventi sblocca sanatoria. Meno responsabilità per i tecnici comunali e più spazio alle competenze specialistiche.
Modelli unici per sanatorie: più valore ai professionisti, meno peso ai Comuni
Il decreto 69/2024, meglio noto come Salva casa, introduce un cambiamento significativo nella gestione delle sanatorie edilizie, puntando a rendere il processo più agile e accessibile. Il recente aggiornamento dei modelli unici, approvato a fine marzo 2025, rappresenta un passo concreto verso la semplificazione delle procedure, coinvolgendo attivamente i professionisti del settore edilizio. Una delle principali novità consiste nella possibilità per architetti, ingegneri e geometri di proporre direttamente i lavori necessari per ottenere il permesso in sanatoria.
Lo sportello unico dell’edilizia (Sue) potrà quindi condizionare l’efficacia del rilascio di tali permessi alla realizzazione degli interventi indicati dai tecnici, riducendo la necessità per le amministrazioni comunali di assumersi l’onere di prescrivere soluzioni tecniche dettagliate.
Questo cambio di paradigma risolve una delle criticità operative più dibattute: la difficoltà da parte dei tecnici comunali di intervenire nel merito delle opere abusive, assumendosi responsabilità su valutazioni progettuali complesse. Grazie al nuovo approccio, è il professionista incaricato a proporre soluzioni tecniche, anche strutturali, per garantire la sicurezza e la conformità dell’immobile, lasciando alla pubblica amministrazione il compito di accettarle o meno.
Quali professionisti possono proporre interventi sblocca sanatoria?
Con l’evoluzione normativa introdotta dal decreto Salva casa, le competenze tecniche dei professionisti acquisiscono un ruolo centrale. La responsabilità di proporre interventi idonei per la regolarizzazione degli immobili attraverso la compilazione e presentazione dei modelli unici richiede una preparazione multidisciplinare. Tra le capacità più richieste spiccano:
- Conoscenza della normativa tecnica di settore, in particolare quelle legate alla sicurezza strutturale, antisismica e all’efficienza energetica.
- Capacità di valutazione degli abusi edilizi, per identificare quali elementi possano essere sanati e quali invece richiedano la rimozione o l’adeguamento.
- Progettazione di interventi correttivi, spesso complessi, che devono essere tecnicamente validi e compatibili con le regole urbanistiche e paesaggistiche locali.
- Redazione e presentazione di SCIA e permessi di costruire, secondo i nuovi modelli unificati.
In pratica, l’efficacia del nuovo sistema dipenderà fortemente dalla qualità delle proposte tecniche presentate attraverso i modelli unici. È quindi fondamentale che i professionisti si aggiornino costantemente su normative, tecniche costruttive e strumenti digitali per la gestione delle pratiche edilizie.
Comunicazione più facile tra cittadini e pubbliche amministrazioni?
L’obiettivo finale del nuovo meccanismo è duplice: rendere più semplice per i cittadini sanare situazioni edilizie irregolari e alleggerire il carico operativo sulle pubbliche amministrazioni. Con i nuovi modelli unici, la sanatoria non viene più automaticamente negata in presenza di difformità gravi, ma può essere subordinata all’esecuzione di lavori di messa in sicurezza o alla rimozione delle opere insanabili.
Questo approccio premia la volontà di regolarizzare gli immobili, mantenendo al centro la tutela dell’interesse pubblico e della sicurezza. Inoltre, consente agli sportelli unici edilizia di concentrarsi su una funzione di verifica più che di proposta tecnica, evitando sovraccarichi di lavoro e rischi legati a valutazioni ingegneristiche che esulano dalle loro competenze.
Il ruolo del professionista, a questo punto, diventa anche quello di mediatore tra privato e pubblica amministrazione: un interlocutore tecnico che offre soluzioni concrete per sanare, migliorare e mettere a norma edifici esistenti, riducendo il contenzioso e accelerando le pratiche.
In prospettiva, questa proposta attuata attraverso lo strumento dei modelli unici potrebbe diventare un benchmark per la riforma più ampia del settore edilizio italiano, puntando su responsabilizzazione, competenza e collaborazione tra soggetti pubblici e privati.