
I bonus edilizi non sono sempre lo strumento ideale per ristrutturare. Anzi, in alcuni casi i rivelano delle lame a doppio taglio. Ecco quando… E perché.
Il rimpianto dei bonus edilizi
I bonus edilizi hanno fatto parlare molto di sé in questi anni. Da alcuni considerati come la panacea di tutti i mali dell’edilizia e come un’opportunità per il cittadino comune di ristrutturare la propria casa a costo contenuto; da altri considerati come una misura poco sostenibile e capace di mettere in crisi le casse dello Stato, hanno monopolizzato il discorso sugli incentivi e sulla ripresa economica almeno per un decennio.
Attualmente sono in vigore solo i bonus edilizi meno allettanti, mentre sono stati mandati in soffitta i bonus più redditizi. Fatto sta che molti rimpiangono il periodo in cui i bonus edilizi la facevano da padrone.
Questo rimpianto ha motivo di esistere? In realtà i bonus edilizi possono essere considerati, almeno dal punto di vista tecnico, come un’arma a doppio taglio, e non solo per lo Stato, ma anche per chi ne fruisce, ovvero per il cittadino comune che vuole ristrutturare casa.
Perché i bonus edilizi sono potenzialmente pericolosi
Il primo motivo riguarda la quantità e la qualità degli interventi da realizzare. In maniera del tutto naturale e fisiologica, il proprietario di casa potrebbe sentirsi motivato, proprio in virtù della prospettiva di usufruire del bonus edilizio, a fare più di quello che aveva preventivato, ovvero a realizzare più interventi di quelli necessari.
Questo da un lato genera cambiamenti positivi per la qualità della vita, ma dall’altro concretizza un aumento della spesa, giacché i bonus edilizi, anche nella migliore delle ipotesi e oggi più che mai, non coprono tutta la spesa.
Il secondo motivo riguarda l’effettiva fruibilità del bonus edilizi. Infatti i bonus, più che concretizzare un risparmio nel vero senso della parola, concretizzano un recupero di parte delle somme spese attraverso il meccanismo del credito di imposta. Ora, alcune condizioni implicano l’impossibilità di accedere a questa possibilità.
Pensiamo solo al regime forfettario. Chi lavora a partita IVA e usufruisce di questo regime fiscale non può dedurre alcunché, quindi non può utilizzare crediti di imposta. Per loro semplicemente i bonus edilizi sono preclusi.
Questo può rappresentare un grave problema nel caso in cui l’intervento riguardi parti comuni di edifici, come nei condomini. In buona sostanza si andrebbe a creare una situazione in cui solo una parte dei beneficiari potenziali beneficeranno effettivamente del bonus edilizio.
Infine, c’è la questione dei tempi. È vero, i bonus edilizi permettono di recuperare le somme e quindi, a conti fatti, di risparmiare. Tuttavia, il meccanismo implica tempi piuttosto lunghi. In passato potevano bastare cinque anni, ma adesso, in media, gli anni sono dieci. In buona sostanza, il credito di imposta totale viene diviso per dieci quote e viene inserito nella dichiarazione dei redditi un decimo alla volta.
Questi sono svantaggi oggettivi dei bonus edilizi, e che vanno presi in considerazione da chi ne vuole usufruire. Sia chiaro, non determinano, anzi, non giustificano la rinuncia tout court a questo strumento, ma certamente vanno inseriti in un’analisi costi-benefici. Tutto ciò al netto dei vantaggi che, altrettanto oggettivamente, i bonus edilizi portano.


