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I centri storici di Roma e Firenze raccontano un aspetto inquietante degli affitti brevi: meno residenti stabili e più vulnerabilità. Volti sempre nuovi, citofoni muti e comunità locale che sparisce. È possibile conciliare le esigenze del mercato con quelle sociali?
Furti nei condomini con affitti brevi: colpi in serie
C’è una promessa non scritta del condominio: ci si conosce, ci si riconosce e ci si controlla, poi arrivano gli affitti brevi e quella promessa si scioglie. Le cronache raccontano episodi diversi, stessa fotografia: palazzi con più affittuari brevi che residenti stabili, comunità ridotta ai minimi termini, e furti che sembrano “studiati” per sfruttare proprio quel vuoto.
A dirlo non sono solo i residenti esasperati: è il quadro che emerge dai racconti di chi vive nei centri storici. Niente chiavi lasciate alla vicina per accendere la luce. Niente dirimpettaio che ritira la posta. D’estate finestre chiuse, citofoni muti. Ogni giorno volti nuovi, difficili da riconoscere e spesso impossibili da controllare.
Senza comunità locali i malintenzionati hanno gioco facile
La scena è quella dei palazzi del centro, dove i residenti parlano apertamente di trasformazione: “qui non esiste più comunità”. Ed è dentro questo “vuoto” che si inseriscono furti silenziosi e ripetuti, descritti come colpi in serie: nessuno vede entrare o uscire persone sospette, e il palazzo, semplicemente, non reagisce.
A Roma una residente racconta di essere tornata da qualche giorno di vacanza e di aver trovato casa svaligiata: chiunque sia stato, dice, avrebbe avuto accesso indisturbato alle aree comuni, osservando abitudini e arrivando perfino a calarsi dal tetto. Nella zona di via dei Banchi Vecchi, a pochi metri da corso Vittorio Emanuele, da fine estate scorsa sarebbero stati colpiti più appartamenti: almeno dieci furti denunciati, con modalità simili. Perché, il metodo del “colpo dall’alto” viene descritto come frequente nel centro storico.
Nuove tecniche dei ladri per i furti in appartamento
Interessante anche il “come” si capisce se una casa è vuota: non serve un alloggio vicino, non serve fermarsi giorni. I malviventi, viene spiegato, farebbero sopralluoghi lampo: lasciano un filo di colla sulla porta e tornano dopo due giorni. Se la colla è ancora lì, nessuno ha aperto: casa vuota, colpo più facile.
Il capitano dei carabinieri della Compagnia Roma Centro chiarisce un punto: ci si abitua a vedere facce diverse entrare e uscire a ogni ora, e nessuno desta più sospetto alcuno. Insomma, le strategie di ingresso sono agevolate dal via vai, da strumenti di precisione e tecniche evolute, per esempio colpi dall’alto, o l’uso del temuto Topolino che sbanca le serrature.
Come contrastare questo rischio se abiti in un condominio con molti affitti brevi? Una buona rete di vicinato è la prima linea, ma anche un impianto di videosorveglianza condominiale nelle aree comuni, progettato e gestito correttamente, può diventare un deterrente in più.
A Firenze ancora un caso di furto in un condominio con affitti brevi
E poi c’è Firenze, dove il tema degli affitti brevi è sempre caldissimo. Il centro storico del capoluogo toscano è sempre più a misura di turista che di residente. I pochi che resistono fanno i conti con situazioni come quelle descritte da un professore di liceo che ha raccontato la sua recente disavventura.
Uscito di casa un’oretta in pieno giorno per fare la spesa, al suo rientro l’amara scoperta: la chiave non entra più nella serratura. Riuscirà a rientrare soltanto in tarda serata, dopo l’intervento urgente del fabbro per aprire la porta, al costo di 500 euro. Quando finalmente entra, trova casa a soqquadro e scopre che sono spariti oggetti in oro e argento. Il valore affettivo pesa, ma la frase che resta è un’altra: non sentirsi più liberi neanche di uscire un’ora senza il timore di ritrovarsi la porta “visitata”.
La zona è centrale: tra Fortezza da Basso e piazza Indipendenza. Un’area piena di affittacamere, e nel palazzo del professore ci sarebbero anche appartamenti riservati agli Airbnb. In bassa stagione, aggiunge, molti sono vuoti: nessuno sente niente, nemmeno se qualcuno sfonda una porta e svaligia un appartamento. La domanda, a questo punto, è duplice: è giusto che i palazzi diventino hotel a rotazione, o è necessaria ancora nei condomìni una rete umana? E soprattutto: chi ha la responsabilità di rimettere in sicurezza le zone delle città dove la comunità non esiste più?


