
Mentre la crisi abitativa infuria in Italia, il Governo sta pensando a misure straordinarie da inserire direttamente in manovra. Il Piano Casa non basta?
Dal Piano Casa alla Legge di Bilancio
Il Piano Casa, varato a luglio, è stato presentato come il colpo di reni necessario, a tratti risolutivo, per il contrasto alla crisi abitativa. Di certo, contiene misure interessanti, soprattutto per il ceto medio e in relazione a temi d’avanguardia come il social housing e l’affordable housing.
Senza entrare nei dettagli, che comunque abbiamo approfondito in questo articolo sul Piano Casa, esso vede una presenza maggiore dello Stato nei piani di recupero degli immobili, da destinare alle locazioni agevolate.
Ma potrebbe non bastare. Dalle fonti interne al Governo trapela la volontà di fare di più, e di fare presto. A mettere una certa fretta, oltre alla gravità intrinseca del problema, l’allarme giunto dalla Spagna: laddove la crisi abitativa morde e lo Stato fatica a dare risposte, infuria la rivolta.
Ecco che il Governo sta pensando a misure mirate, ma pesanti, da aggiungere al Piano Casa. Una sorta di Piano Casa 2. L’occasione per rendere tutto esecutivo il prima possibile è la Legge di Bilancio.
Le misure nel dettaglio
Le ipotesi allo studio riguardano sia gli affitti sia l’acquisto della prima casa, con un’attenzione particolare ai giovani. Tra le misure più significative spicca una possibile cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine. Una misura che avrebbe l’obiettivo evidente di rendere più conveniente, per i proprietari, mettere sul mercato gli immobili attraverso contratti di lunga durata.
Sul fronte dell’acquisto, invece, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha aperto alla possibilità di introdurre nuovi incentivi per la prima casa destinati agli under 36, compatibilmente con le risorse disponibili.
Ma le ipotesi non finiscono qui. Sul tavolo ci sarebbe anche l’estensione della possibilità di applicare l’Iva alle operazioni di cessione e locazione di abitazioni effettuate da società di compravendita e gestione immobiliare.
Si ragiona inoltre sulla riduzione dal 10 al 5% dell’aliquota Iva applicata alla locazione dei fabbricati residenziali, con l’esclusione degli immobili di lusso. Un’ultima proposta riguarda invece le imprese di costruzione: i fabbricati residenziali dati in locazione potrebbero essere assimilati agli immobili strumentali. Si tratta, per ora, di ipotesi che dovranno fare i conti soprattutto con le risorse finanziarie disponibili.
Le intenzioni del Governo
È chiaro che il Governo abbia rilevato un peggioramento delle condizioni tale da intervenire nuovamente. Da questo punto di vista, l’idea di inserire le misure direttamente in manovra appare sensata.
La Legge di Bilancio è la legge più importante dell’anno, attraverso un percorso di approvazione moderatamente rapido e chiama la maggioranza a rimanere nei ranghi. Litigi interni in fase di discussione della Legge di Bilancio non di rado hanno fatto cadere i governi, dunque i colpi di testa non sono così frequenti.
Si può discutere, invece, sull’efficacia di queste misure. L’abbassamento della cedolare secca spingerebbe proprietari di case sfitte a cedere il proprio immobile in locazione, ma è meno incentivante di quanto si possa immaginare.
Per accedere alla cedolare secca agevolata, infatti, è necessario abbassare il canone sotto una soglia imposta da enti convenzionati. Se il canone “imposto” è di gran lunga inferiore al canone “di mercato”, non c’è cedolare secca che tenga.
Ottima invece l’idea di destinare risorse ai mutui agevolati per under 36. Negli anni passati l’aumento di fondi ha dimostrato di funzionare. Si tratta inoltre di una misura che prende i classici due piccioni con una fava: interviene sulla crisi abitativa e sul calo della natalità.


