
In Europa i prezzi delle case continuano a correre, mentre per milioni di giovani l’autonomia abitativa si sposta sempre più avanti. In Italia si lascia la famiglia d’origine a 30,2 anni, quasi quattro anni dopo la media UE. La nostra analisi incrocia prezzi e redditi per capire in quali Paesi la casa è diventata ormai un miraggio.
Una casa propria è un traguardo sempre più lontano
Il problema della crisi della casa non è più soltanto quanto costa un appartamento. È quando, e a quali condizioni, una persona riesce davvero ad avere un’abitazione autonoma.
I dati pubblicati da Eurostat il 1° ottobre 2026 fotografano un mercato che continua a correre: nel secondo trimestre dell’anno i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono aumentati del 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre gli affitti sono saliti del 3%. Rispetto al trimestre precedente, gli aumenti sono rispettivamente dell’1,2% e dello 0,7%.
La media europea, però, nasconde differenze enormi. In Portogallo i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 16,5% in un anno, in Bulgaria del 15,5% e in Lituania del 14,3%. Seguono diversi Paesi dell’Europa centrale e meridionale con rialzi a doppia cifra. Solo Finlandia, Lussemburgo e Francia registrano una diminuzione annuale.
Mentre i valori immobiliari salgono, un altro dato racconta ciò che succede nella vita reale. Nel 2025 un giovane europeo ha lasciato mediamente la casa dei genitori a 26,3 anni. In Croazia l’età sale a 31,5 anni, in Grecia e Slovacchia a 30,9 e in Italia e Spagna a 30,2 anni. Finlandia e Danimarca si fermano invece rispettivamente a circa 21,3 e 21,8 anni.
Non significa automaticamente che l’aumento dei prezzi provochi il ritardo nell’uscita dalla famiglia. Ma significa che, in diversi Paesi, due pressioni si stanno sovrapponendo: la casa rincara mentre l’autonomia arriva già molto tardi.
Lo studio Edilnet sulla crisi della casa in Europa e in Italia
Per capire meglio il fenomeno, Edilnet ha messo a confronto due indicatori Eurostat recenti: la variazione annuale dei prezzi delle abitazioni nel secondo trimestre 2026 e l’età media di uscita dalla famiglia d’origine nel 2025.
I due dati descrivono fenomeni differenti e non sarebbe corretto sommarli attribuendo pesi arbitrari. Affiancati, però, mostrano dove la pressione immobiliare si inserisce in contesti nei quali l’indipendenza abitativa è già particolarmente tardiva.
Paese |
Età media di uscita da casa |
Prezzi abitazioni Q2 2026 su Q2 2025 |
Cosa emerge |
Croazia |
31,5 anni |
+12,7% |
autonomia molto tardiva e prezzi in forte crescita |
Slovacchia |
30,9 anni |
+13,6% |
doppia pressione molto evidente |
Spagna |
30,2 anni |
+12,1% |
prezzi a doppia cifra e uscita oltre i 30 anni |
Portogallo |
28,8 anni |
+16,5% |
maggiore aumento dei prezzi nell’UE |
Slovenia |
28,8 anni |
+9,1% |
autonomia tardiva e mercato in accelerazione |
Romania |
27,4 anni |
+12,1% |
rincari forti e autonomia sopra la media UE |
Italia |
30,2 anni |
+4,0% |
autonomia molto tardiva senza boom dei prezzi paragonabile agli altri casi |
UE |
26,3 anni |
+4,7% |
valore di riferimento |
Elaborazione Edilnet su dati Eurostat 2025-2026. I valori non misurano direttamente l’accessibilità economica di una casa e non dimostrano un rapporto causale tra aumento dei prezzi ed età di uscita dalla famiglia. Servono a confrontare due aspetti distinti della crisi della casa in Europa sotto gli occhi di tutti nel 2026.

Italia, quel 30,2 fotografa la crisi della casa
Nel secondo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni italiane sono aumentati del 4% in un anno. È un incremento rilevante, ma inferiore alla media europea del 4,7% e lontanissimo dai rialzi registrati in Portogallo, Bulgaria, Slovacchia, Croazia o Spagna. Secondo ISTAT, Torino cresce dell’8,5%, Roma del 6,4% e per comprare casa a Milano si spende il 2,4% in più.
Eppure, l’Italia rimane tra i Paesi nei quali si lascia più tardi la casa dei genitori: 30,2 anni contro 26,3 della media UE. La distanza è di quasi quattro anni. Questo rende il caso italiano particolarmente significativo perché impedisce una spiegazione troppo semplice della crisi della casa.
Non possiamo dire che i giovani italiani rimangano nella famiglia d’origine soltanto perché negli ultimi dodici mesi le case sono aumentate troppo. I dati mostrano che il ritardo nell’autonomia è più profondo e precede l’attuale accelerazione immobiliare. Entrano in gioco fattori differenti:
- capacità di generare un reddito sufficiente e stabile;
- disponibilità dell’anticipo necessario per acquistare;
- possibilità di ottenere un mutuo;
- costo dell’affitto come alternativa alla proprietà;
- condizioni del mercato del lavoro giovanile;
- disponibilità effettiva di abitazioni nelle aree dove si concentrano studio e occupazione.
La stessa Eurostat osserva che nei Paesi in cui i giovani lasciano la famiglia più tardi, tra cui Italia, Croazia e Cipro, il peso eccessivo dei costi abitativi tende paradossalmente a risultare più basso. Ed è qui che i numeri diventano più interessanti.
Il paradosso dei costi abitativi
Eurostat considera in situazione di housing cost overburden chi vive in una famiglia che destina oltre il 40% del reddito disponibile ai costi dell’abitazione. Nel 2025 questa condizione riguardava il 9,1% dei giovani europei tra 15 e 29 anni, contro il 7,7% della popolazione complessiva. Tra i 20 e i 24 anni la quota saliva all’11,1%.
Ma le differenze tra Paesi sono enormi. In Danimarca il sovraccarico abitativo interessa il 26,9% dei giovani e in Grecia il 25,6%. Croazia, Cipro e Slovenia sono invece tra i Paesi con le percentuali più basse.
A prima vista potrebbe sembrare un risultato sorprendente. I giovani danesi lasciano casa molto presto, a 21,8 anni, mentre quelli croati lo fanno mediamente a 31,5. Eppure, la Danimarca mostra una quota molto maggiore di giovani che sostengono costi abitativi superiori al 40% del reddito.
Eurostat stessa sottolinea questa relazione: nei Paesi dove l’uscita dalla famiglia avviene prima, il peso economico della casa sui giovani tende a essere più alto; dove l’uscita avviene più tardi, come in Italia e Croazia, il dato tende a essere più basso. La Grecia rappresenta una delle eccezioni, perché combina uscita molto tardiva e forte sovraccarico dei costi.
Il quadro diventa ancora più netto guardando agli spazi disponibili. Nel 2025 il 26,9% dei giovani europei tra 15 e 29 anni viveva in abitazioni sovraffollate, contro il 16,8% della popolazione complessiva. In Romania si arriva al 60,4%, in Lettonia al 54,9% e in Bulgaria al 52,8%.
Proteste in Spagna: migliaia in piazza con le chiavi di casa
La Spagna rappresenta oggi forse il caso più evidente di una crisi della casa che ha smesso di essere soltanto economica. I numeri immobiliari sono già pesanti: nel secondo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 12,1% rispetto all’anno precedente, mentre i giovani lasciano mediamente la famiglia d’origine a 30,2 anni, esattamente come in Italia.
Poi il malcontento è arrivato fisicamente nelle strade. Il 3 ottobre decine di migliaia di persone hanno manifestato in oltre 50 città spagnole per chiedere un accesso più sostenibile alla casa. A Madrid gli organizzatori hanno parlato di mezzo milione di partecipanti, mentre la Delegación del Gobierno ne ha stimati 70.000.
Le proteste sono arrivate dopo settimane di tensione, accampamenti e mobilitazioni e dopo che il Congresso aveva respinto due decreti governativi in materia di politiche abitative. Il tema casa è così entrato direttamente nella fase più delicata della crisi politica spagnola.
Il 5 ottobre Pedro Sánchez ha poi annunciato lo scioglimento delle Cortes e la convocazione di elezioni generali anticipate per il 29 novembre 2026. Il voto parlamentare sui decreti abitativi ha preceduto di pochi giorni la decisione; il governo ha successivamente annunciato l’intenzione di riportare nuove misure sulla casa alla Diputación Permanente.

Disclaimer metodologico sull’analisi della crisi della casa
L’elaborazione Edilnet utilizza gli ultimi dati disponibili di Eurostat sui prezzi delle abitazioni nel secondo trimestre 2026 e sulle condizioni abitative dei giovani nel 2025, integrati per l’Italia dai dati ISTAT.
Non è un indice di accessibilità immobiliare e non stabilisce che l’aumento dei prezzi sia la causa diretta dell’età più elevata di uscita dalla famiglia d’origine. In particolare:
- il prezzo delle abitazioni misura la variazione del valore degli immobili, non il loro prezzo assoluto;
- l’età di uscita dalla famiglia misura l’autonomia abitativa, non la propensione all’acquisto;
- il housing cost overburden misura il peso della casa sui redditi delle famiglie che già sostengono costi abitativi;
- differenze culturali, occupazionali, creditizie e familiari possono incidere sull’età di uscita dalla casa dei genitori;
- i dati sui prezzi del Q2 2026 e quelli sociali 2025 si riferiscono a periodi differenti e vengono affiancati per evidenziare il contesto, non per dimostrare causalità.
La finalità dello studio è quindi mostrare come diverse dimensioni della crisi della casa possano sovrapporsi e produrre esperienze molto differenti tra i giovani europei.
Il punto di Edilnet: il conto sulle spalle dei giovani
Per anni il dibattito sulla casa è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso prezzi al metro quadrato, rate del mutuo e canoni mensili. Sono numeri indispensabili, ma rischiano di non mostrare la conseguenza più profonda.
La crisi della casa esplosa nel 2026 sta rinviando l’età adulta, ovvero il momento non soltanto di autonomia personale ma anche di generazione di reddito e ingresso nella società civile e produttiva.
Il caso italiano è forse il più istruttivo: non abbiamo l’esplosione dei prezzi del Portogallo né quella della Spagna, eppure lasciamo la casa dei genitori a oltre trent’anni. Significa che concentrare tutta la discussione sull’ultimo aumento dei prezzi rischia di scambiare un sintomo per l’intera malattia.
C’è poi un paradosso che merita di essere detto senza troppi giri di parole. Se un Paese presenta un basso numero di giovani schiacciati dai costi dell’affitto perché moltissimi giovani non sono ancora riusciti a diventare affittuari o proprietari autonomi, quel numero da solo non racconta una vittoria.
Racconta solo una parte della storia. E se per evitare un affitto che divora il reddito la soluzione più realistica resta vivere fino a trent’anni nella stessa casa in cui si abitava da adolescenti, allora il problema non riguarda soltanto il mercato immobiliare.
Riguarda il momento in cui una generazione nuova riesce a dare la spinta alla società di cui è parte e motore.
Fonti principali per lo studio Edilnet sulla crisi della casa 2026
Eurostat, House prices and rents continued to rise in Q2 2026, 1 ottobre 2026.
Eurostat, House prices up by 4.0% in the euro area – Up by 4.7% in the EU, 1 ottobre 2026.
Eurostat, Young people – housing conditions, dati 2025 pubblicati nel settembre 2026.
ISTAT, Prezzi delle abitazioni – II trimestre 2026, 17 settembre 2026.
RTVE, cronache delle manifestazioni per la casa del 3 ottobre 2026.
Presidencia del Gobierno de España – La Moncloa, convocazione delle elezioni generali del 29 novembre 2026.
