
Il miglioramento del patrimonio urbanistico non passa solo da burocrazie e regole, ma anche da iniziative creative, che puntano a mettere in contatto privati, enti e aziende. Questo è il presupposto dell’iniziativa Better Homes Partnerships.
Better Homes Partnerships: l’Europa alla ricerca della sostenibilità edilizia
Il tema della sostenibilità edilizia è molto caro al legislatore europeo. Lo si evince dalla direttiva Case Green, che punta a un patrimonio urbanistico senza emissioni, obiettivo che passa necessariamente da imponenti, diffusi ed efficaci lavori di ristrutturazione.
Tuttavia, i vertici europei sanno che la legge, e di conseguenza la forza coercitiva delle sanzioni, non possono essere le uniche armi per ispirare un cambio di passo reale, duraturo e soprattutto condiviso.
Bisogna intervenire anche su altri fronti, muovere altre leve, magari in grado di attirare il favore dei cittadini, più che respingerlo.
È questo l’humus da cui è germogliata l’iniziativa Better Homes Partnerships, ovvero una manifestazione di interesse che punta a raccogliere i progetti edilizi che si sono caratterizzati per sostenibilità ambientale ed economica. L’obiettivo è selezionare i progetti migliori, creare dei pattern replicabili, diffonderli con iniziative concrete e, perché no, incentivi. Ma ecco i dettagli.
La Better Homes Partnerships
La Better Homes Partnerships è una call europea per raccogliere manifestazioni di interesse relative a progetti, partenariati e soluzioni replicabili nel campo delle ristrutturazioni residenziali. Non si rivolge solo alle amministrazioni pubbliche, ma anche a proprietari e gestori di alloggi, operatori privati, istituzioni finanziarie, organizzazioni della società civile e consorzi.
L’obiettivo è individuare esperienze concrete, già avviate o comunque strutturate in modo credibile, capaci di rendere le ristrutturazioni più rapide, accessibili e sostenibili. La Commissione guarda soprattutto a quattro ambiti: flessibilità della domanda energetica negli edifici, semplificazione degli interventi, strumenti finanziari innovativi e diffusione di soluzioni efficienti per riscaldamento e raffrescamento.
I progetti dovranno dimostrare concretezza, coinvolgimento degli stakeholder, scalabilità e possibilità di replica in altri contesti. La scadenza per inviare le manifestazioni di interesse è fissata al 21 agosto 2026.
La UE tra bastone e carota
La Better Homes Partnerships è una bella iniziativa. In primis, perché promette di essere davvero utile. Non parte da un’idea astratta di sostenibilità, ma dai casi concreti e soprattutto già realizzati (o quasi). Da lì, la creazione di approcci replicabili si fa relativamente semplice, anche se va verificata la reale scalabilità di alcuni interventi.
La Better Homes Partnerships fa ben sperare perché, come capita non così di frequente, segnala la volontà dell’UE di raggiungere gli obiettivi in modo soft. In genere l’Europa è vista come una realtà arcigna, tutta regole e burocrazia.
L’iniziativa segnala la capacità del legislatore comunitario di perseguire gli obiettivi con strumenti “positivi”: condivisione, messa a regime, supporto alla diffusione delle buone pratiche.
A maggior ragione se si pensa che l’obiettivo più dichiarato è creare standard cui vincolare ipotetici finanziamenti. In buona sostanza si incentiva quello che ha già dimostrato di funzionare. Proprio quello che un ente dovrebbe fare, se vuole ispirare il cambiamento.


