
La legge non copre tutte le casistiche. Per esempio, non copre il caso in cui un proprietario ottiene il bonus ristrutturazione per l’abitazione principale e poi… cambia casa. A spiegare cosa succede è stata l’Agenzia delle Entrate.
Il bonus ristrutturazione dell’abitazione principale: una questione complessa
La selva dei bonus edilizi produce casistiche estremamente varie, alcune delle quali non sono coperte dalla legge. È il caso di chi usufruisce e ottiene l’agevolazione per la ristrutturazione edilizia dell’abitazione principale e poi, in un modo o nell’altro, se ne sbarazza, magari vendendola o semplicemente trasferendo altrove la residenza e la dimora abituale.
In quest’ultimo caso, l’abitazione per la quale ha richiesto il bonus cessa di essere l’abitazione principale. Perde quindi il diritto all’agevolazione? Deve restituire quanto ha già ottenuto?
Difficile rispondere, codice e regolamenti alla mano. In queste fattispecie, ovvero quando il regolamento è ambiguo, incompleto o insufficiente, interviene direttamente l’Agenzia delle Entrate, con lo strumento dell’interpello, ovvero un parere vincolante su un caso particolare, ma che funge da precedente. Ecco i dettagli.
Il caso del cittadino che ha trasferito la residenza dopo aver ottenuto il bonus
Il caso riguarda un ufficiale delle Forze Armate che, insieme alla moglie, ha acquistato un’abitazione nel gennaio 2026, beneficiando delle agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa e trasferendovi la residenza. Sull’immobile sono stati avviati lavori di ristrutturazione, per i quali il contribuente intende usufruire della detrazione del 50%.
Il dubbio nasce dalla possibilità che, pochi mesi dopo la conclusione dei lavori, l’ufficiale venga trasferito in un’altra sede per motivi di servizio. In quel caso, la famiglia sposterebbe la residenza e concederebbe in locazione l’abitazione ristrutturata. Il contribuente ha quindi chiesto se il successivo trasferimento possa determinare la perdita dell’aliquota maggiorata.
Con la risposta all’interpello n. 119 dell’8 giugno 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il diritto alla detrazione del 50% si consolida se l’immobile viene effettivamente adibito ad abitazione principale entro la conclusione dei lavori. Una volta soddisfatta questa condizione, il successivo trasferimento della residenza e l’eventuale locazione dell’immobile non comportano la decadenza dal beneficio.
Il contribuente può quindi continuare a utilizzare le rate residue con l’aliquota originariamente riconosciuta, anche negli anni successivi, fino alla completa fruizione dell’agevolazione. Resta fermo che l’effettiva destinazione dell’immobile ad abitazione principale deve essere dimostrabile e non può essere verificata dall’Agenzia nell’ambito dell’interpello.
Un interpello che viene incontro ai proprietari di casa
Il pronunciamento dell’Agenzia delle Entrate è una buona notizia per tutti, non solo per il cittadino protagonista del caso. In primo luogo, perché mostra una flessibilità dello strumento delle agevolazioni, il che fa certamente piacere a chi teme di essere imbrigliato nelle reti della burocrazia.
In secondo luogo, perché ribadisce la possibilità di trasferire liberamente la propria residenza. Insomma, ci si può spostare, si può decidere di andare a vivere altrove, senza temere ripercussioni.
E non era affatto scontato. Altre agevolazioni, come il bonus per l’acquisto della prima casa, prevedono in alcuni casi il decadimento del beneficio, con multe e sanzioni salate.


