12 Ottobre 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» L’eredità del Superbonus: 2,2 miliardi di euro in cantieri abbandonati. Che succede ora
Superbonus, tanti cantieri incompleti, tanti miliardi persi.

Il Superbonus è morto e sepolto, ma le sue tracce restano. E sono tracce scomode: cantieri abbandonati o incompleti. Ecco le cause e cosa potrebbe accadere ora.

 

Il Superbonus: i numeri e le cause dei cantieri abbandonati

 

A certificarlo è l’ENEA, l’Agenzia nazionale che monitora gli interventi di efficientamento energetico legati al Superbonus, registrando sia gli investimenti ammessi alla detrazione sia quelli effettivamente completati. Dal confronto tra i due valori emerge il “buco” dei lavori rimasti sulla carta.

 

Attualmente, i cantieri avviati grazie al Superbonus e non ancora completati sono tantissimi. Le commesse “non esaurite” segnano un valore di 2,2 miliardi di euro. Di questi, 1,6 miliardi si riferiscono a lavori in condominio. Un dettaglio non di poco conto, se si considera la difficoltà con cui le decisioni vengono prese quando di mezzo c’è un’assemblea condominiale.

 

Ma a cosa è dovuta questa abbondanza di cantieri abbandonati? In primis, a un difetto strutturale dello strumento. Soprattutto nelle prime fasi di vita, il Superbonus imponeva alle imprese edili criteri ben poco stringenti. Risultato? Molte imprese si sono buttate a capofitto in interventi che, semplicemente, non corrispondevano alle loro competenze e che alla lunga non sono riuscite a sostenere.

 

Un’altra causa è più dozzinale e riguarda il comportamento di alcune imprese. C’è chi ha sfruttato il meccanismo della cessione del credito, ha incassato, o per meglio dire recuperato, quanto spettava e poi si è abbandonato al lassismo. A quel punto, riavviare il cantiere è risultato più complicato del previsto.

 

C’è poi il complesso capitolo dei controlli e delle frodi vere e proprie. Alcuni casi sono caratterizzati da buona fede e da errori sì materiali, ma non intenzionali. Altri sono invece frutto di vere e proprie frodi. Il risultato può essere lo stesso: interruzione del beneficio e, di conseguenza, blocco dei lavori.

 

Per il committente è poi molto difficile trovare un’impresa disposta a riprendere il lavoro iniziato da altri, soprattutto quando il budget è stato già in larga parte assorbito dall’intervento precedente e viene meno la copertura garantita dall’agevolazione economica.

 

Cosa succede ora

 

La situazione è complicata soprattutto perché non esiste una soluzione valida per tutti. Il legislatore potrebbe intervenire con misure specifiche per agevolare la conclusione dei cantieri rimasti sospesi, per esempio attraverso regole transitorie, procedure semplificate o strumenti destinati ai casi in cui l’impresa originaria sia fallita o abbia abbandonato i lavori.

Al momento, però, non esiste un nuovo Superbonus destinato a coprire automaticamente queste spese.

 

La palla passa quindi soprattutto ai committenti. Dove tecnicamente e fiscalmente possibile, il cantiere può essere affidato a una nuova impresa. Prima di procedere, però, è necessario ricostruire con precisione quanto è stato effettivamente realizzato, quali somme sono già state pagate o cedute e quali agevolazioni risultano ancora utilizzabili. Nei casi più complessi diventano indispensabili tecnici, fiscalisti e, se c’è un contenzioso, avvocati.

 

Il problema rischia inoltre di lasciare conseguenze sistemiche. Cantieri fermi significano edifici parzialmente ristrutturati, ponteggi che rimangono installati, contenziosi tra imprese e proprietari e nuovi costi a carico delle famiglie

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A ciò si aggiunge il rischio fiscale: se emergono irregolarità sostanziali, l’Agenzia delle Entrate può recuperare le detrazioni non spettanti, con interessi e sanzioni.

 

Insomma, il Superbonus è terminato, ma per migliaia di committenti la sua storia potrebbe non essere ancora finita.

 

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