
A Roma si studia la concessione gratuita di moduli fotovoltaici in comodato d’uso per 20 anni. In Lombardia alcuni progetti pilota portano l’energia solare negli alloggi popolari. L’obiettivo è lo stesso: ridurre il peso delle bollette e portare l’autoproduzione energetica anche ai vulnerabili.
A Roma pannelli solari gratis per 20 anni?
Il primo esperimento parte dalla Capitale. Roma ha avviato una manifestazione di interesse per capire quanta domanda esista per moduli solari fotovoltaici da concedere successivamente in comodato d’uso gratuito.
Le risorse disponibili ammontano a 583.600 euro e arrivano dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della missione europea dedicata alle città climaticamente neutrali. Possono manifestare interesse comunità energetiche e condomìni, gruppi di autoconsumatori, enti del terzo settore e cooperative, PMI e soggetti impegnati contro la povertà energetica.
Se l’iniziativa arriverà alla fase successiva, sarà previsto un comodato gratuito per 20 anni. Non proprio pannelli solari gratis per sempre, insomma. Il Comune metterebbe a disposizione i moduli fotovoltaici, mentre inverter, strutture, cablaggi, installazione e costi necessari alla messa in esercizio resterebbero a carico del beneficiario.
In Lombardia il fotovoltaico entra nelle case popolari
La Lombardia segue una strada diversa e più circoscritta: nessun possibile bando per pannelli solari gratis. La Regione ha finanziato due progetti pilota negli edifici ALER di Stezzano, in provincia di Bergamo, e Caronno Pertusella, nel Varesotto. Lo stanziamento complessivo è di 125.000 euro.
Di questi, 100.000 euro serviranno a cofinanziare fino al 40% progettazione e realizzazione degli impianti; altri 25.000 euro saranno destinati a informazione, formazione e supporto tecnico. L’obiettivo è sperimentare autoconsumo collettivo condominiale e comunità energetiche rinnovabili direttamente nell’edilizia residenziale pubblica.
Qui non c’è quindi un bonus che l’inquilino può richiedere individualmente. I progetti vengono gestiti dalle ALER e serviranno anche a verificare sul campo quanto l’energia prodotta localmente possa ridurre le spese degli abitanti.
La sperimentazione potrebbe inoltre indicare quali altri edifici pubblici lombardi siano adatti a ospitare nuovi impianti. Il costo dell’impianto fotovoltaico non viene più pensato soltanto come investimento per chi possiede una villetta o dispone del capitale necessario per installarlo, ma come possibile strumento per ridurre la spesa energetica anche negli edifici popolari.
Dal caro energia alla povertà energetica
Le due iniziative non sono uguali e non rappresentano ancora un piano nazionale, ma raccontano un cambio di prospettiva. Finora gran parte del dibattito sulle fonti di energia alternative per la casa ha riguardato incentivi, detrazioni, tempi di rientro dell’investimento e convenienza economica.
Roma e Lombardia provano invece a spostare l’attenzione verso chi non dispone delle risorse necessarie per sostenere l’investimento iniziale. Il tema diventa ancora più rilevante mentre il costo dell’energia torna a incidere pesantemente sulle famiglie. Nel recente studio Edilnet sul caro energia abbiamo analizzato quanto territorio, patrimonio immobiliare e condizioni economiche possano rendere alcune famiglie più esposte ai rincari.
Il fotovoltaico da solo non elimina la povertà energetica e, come dimostra il caso romano, anche pannelli solari gratuiti possono lasciare costi importanti a carico di chi li riceve.
Ma il segnale è evidente: invece di chiedere semplicemente alle famiglie più fragili di consumare meno, alcuni enti pubblici stanno provando a portare la produzione di energia direttamente sugli edifici in cui quelle famiglie vivono.
Da sperimentazioni come queste si capirà se il fotovoltaico potrà diventare non soltanto una scelta ambientale, ma anche uno strumento concreto e scalabile contro il caro energia. Nel frattempo che i progetti diventano reali, i prezzi delle bollette salgono, le case mancano e buona parte gli edifici popolari “cadono a pezzi” o quasi. Ma, per fortuna, sperare è ancora gratis.


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