
Le bollette tornano sotto pressione: elettricità +37,3% per il cliente vulnerabile in Maggior Tutela e gas +12,7% in un solo mese. Ma quali territori rischiano di sentire maggiormente il nuovo caro energia? Questo studio di Edilnet incrocia redditi, età delle abitazioni e condizioni climatiche delle regioni italiane. E la mappa che emerge riserva più di una sorpresa.
Bollette in rialzo: ecco chi colpisci il nuovo caro energia
Le bollette tornano sotto pressione e si torna a parlare di caro energia. Nel quarto trimestre 2026, per il cliente tipo vulnerabile servito nel servizio di Maggior Tutela, il prezzo dell’elettricità aumenta del 37,3% rispetto al trimestre precedente. L’aggiornamento riguarda circa 3 milioni di clienti vulnerabili e porta la spesa annua stimata da ARERA a 665,38 euro, il 9,3% in più rispetto al 2025.
Anche sul fronte del gas arriva un segnale significativo: a settembre la spesa totale dell’utente tipo nel servizio di tutela della vulnerabilità è aumentata del 12,7% rispetto ad agosto. La sola materia prima è stata fissata a 78,80 euro/MWh e il dato riguarda circa 2,3 milioni di clienti. A rafforzare il quadro ci sono le stime preliminari ISTAT di settembre: inflazione al 4,2% annuo, con una nuova accelerazione degli energetici regolamentati e non regolamentati.
Ma il nuovo aumento dell’energia non pesa allo stesso modo in ogni territorio. Lo studio Edilnet sul caro energia fotografa i dati ISTAT, Dipartimento delle Finanze ed Eurostat, incrociando tre fattori:
- età del patrimonio abitativo italiano;
- capacità economica del territorio;
- pressione climatica legata sia al riscaldamento sia al raffrescamento.
Il risultato non restituisce una semplice divisione tra Nord e Sud. Molise, Calabria, Sicilia e Liguria emergono stabilmente tra i territori con la combinazione più significativa dei fattori analizzati. Le ragioni però sono differenti: redditi, vetustà delle abitazioni e condizioni climatiche modificano radicalmente la fotografia da una regione all’altra.

La classifica cambia la geografia del caro energia
L’Indice Edilnet di esposizione abitativa al caro energia restituisce questa graduatoria:
Posizione |
Regione |
Indice esposizione caro energia |
1 |
Molise |
74,6 |
2 |
Calabria |
71,1 |
3 |
Sicilia |
66,7 |
4 |
Toscana |
61,4 |
5 |
Liguria |
60,5 |
6 |
Basilicata |
58,8 |
7 |
Piemonte |
57,9 |
8 |
Puglia |
57,0 |
9 |
Umbria |
53,5 |
10 |
Campania |
51,8 |
11 ex aequo |
Valle d’Aosta |
50,0 |
11 ex aequo |
Lazio |
50,0 |
13 |
Friuli-Venezia Giulia |
44,7 |
14 |
Marche |
43,9 |
15 |
Abruzzo |
42,1 |
16 |
Sardegna |
40,4 |
17 |
Lombardia |
36,0 |
18 |
Emilia-Romagna |
30,7 |
19 |
Veneto |
27,2 |
20 |
Trentino-Alto Adige |
21,9 |
Attenzione: il punteggio non rappresenta la probabilità che una famiglia cada in povertà energetica e non indica dove le bollette siano materialmente più alte. È un indice comparativo Edilnet, costruito per evidenziare la contemporanea presenza di condizioni territoriali che possono aumentare l’esposizione a un rincaro dell’energia.
Come è stato costruito l’Indice Edilnet sul caro energia
Lo studio utilizza esclusivamente dati provenienti da fonti istituzionali e separa i valori originali dall’elaborazione realizzata da Edilnet. Le tre componenti sono:
Patrimonio abitativo
Percentuale di abitazioni occupate costruite prima del 1981, calcolata utilizzando il Censimento permanente ISTAT 2021. Una quota maggiore determina un punteggio di esposizione strutturale più elevato.
Capacità economica
Reddito complessivo medio dichiarato ai fini IRPEF, dichiarazioni 2025 relative all’anno d’imposta 2024, pubblicate dal Dipartimento delle Finanze il 23 aprile 2026. A un reddito medio inferiore corrisponde una maggiore esposizione nella componente economica. Il valore non deve essere confuso con il reddito disponibile familiare.
Pressione climatica
Heating Degree Days (HDD) e Cooling Degree Days (CDD) Eurostat per il 2025. I due indicatori vengono considerati separatamente e poi combinati, così da non privilegiare automaticamente né le regioni più fredde né quelle più calde.
Per evitare che valori climatici estremi alterassero eccessivamente le distanze tra regioni, lo studio Edilnet sul caro energia ha utilizzato una normalizzazione percentile: ciascun territorio viene quindi confrontato con gli altri 19. I tre pilastri hanno lo stesso peso, pari a un terzo dell’indice complessivo.
Come controllo di robustezza, il calcolo è stato ripetuto anche con una normalizzazione min-max. L’ordine puntuale cambia, motivo per cui non consideriamo statisticamente significativo proclamare una singola regione come «la più vulnerabile d’Italia». Molise, Calabria, Sicilia e Liguria rimangono però tutte nella fascia alta anche con l’impostazione alternativa, mentre la Puglia acquista maggiore peso.
Non è solo una questione di reddito
Se fosse sufficiente osservare il reddito medio, la classifica sarebbe molto diversa. Lo stesso accadrebbe considerando esclusivamente il clima oppure l’età degli edifici. L’incrocio dei fattori fa invece emergere situazioni molto differenti.
- Calabria: è il territorio con il reddito complessivo medio dichiarato più basso tra quelli analizzati, pari a 19.020 euro nell’anno d’imposta 2024. La componente economica incide quindi fortemente sul risultato. Il Dipartimento delle Finanze conferma una persistente distanza tra i redditi medi del Centro-Nord e quelli meridionali.
- Liguria: rappresenta uno dei risultati più sorprendenti. Secondo il Censimento permanente ISTAT, il 49,5% delle abitazioni occupate è stato costruito prima del 1961, quota più alta d’Italia. Estendendo l’analisi alle abitazioni precedenti al 1981, l’incidenza arriva a circa l’82,8%.
- Sicilia: al fattore economico si somma una pressione crescente legata al raffrescamento. Eurostat registra nel 2025 circa 452 Cooling Degree Days, un indicatore climatico utilizzato per descrivere il fabbisogno potenziale di raffrescamento degli edifici.
- Puglia: è particolarmente interessante guardando al caldo. Eurostat segnala che tra 1995 e 2025 la regione ha registrato il maggiore aumento assoluto dei Cooling Degree Days tra le regioni europee considerate, +341. Il dato mostra perché ragionare soltanto sui consumi invernali rischia ormai di fornire una fotografia incompleta.
Anche il Molise presenta una combinazione particolare: patrimonio abitativo relativamente datato, reddito medio dichiarato di 20.460 euro e una pressione climatica distribuita tra stagione fredda e calda. È questa somma di elementi, e non un singolo valore estremo, a portarlo nella fascia più alta dell’indice.
Case vecchie e caldo estivo: i fattori che cambiano la bolletta
Il patrimonio abitativo italiano resta un elemento centrale. Nel Censimento permanente ISTAT si rileva che il 57% delle abitazioni occupate è stato costruito tra il 1961 e il 2000; considerando anche gli edifici precedenti, una parte molto consistente dello stock residenziale risale a epoche anteriori agli attuali standard energetici.
Questo non significa però che un’abitazione vecchia sia automaticamente inefficiente. Un edificio degli anni Sessanta può essere stato completamente riqualificato, mentre uno più recente può avere prestazioni diverse da quelle attese. Per questo nello studio Edilnet sul caro energia l’età dell’immobile viene utilizzata solo come indicatore strutturale del patrimonio, non come sostituto della certificazione energetica.
C’è poi il clima. Tradizionalmente, quando si parla di energia domestica, l’attenzione italiana si concentra soprattutto sul riscaldamento. I dati europei mostrano però che questa lettura è sempre meno sufficiente.
Eurostat definisce Heating Degree Days e Cooling Degree Days come indicatori meteorologici destinati a descrivere rispettivamente il fabbisogno climatico di riscaldamento e raffrescamento degli edifici. Nel 2025, inoltre, i Cooling Degree Days medi europei risultano più che raddoppiati rispetto al 1995.
Il punto è particolarmente importante nelle regioni meridionali: il caro energia non riguarda quindi soltanto quanto può costare riscaldare una casa in inverno, ma sempre più anche quanto diventa necessario raffreddarla durante estati più calde.

La povertà energetica è già al 9,1%
L’indice Edilnet sul caro energia non misura la povertà energetica. Per capire se la mappa ottenuta possiede però una coerenza con fenomeni già osservati, è utile confrontarla con l’ultimo dato ufficiale ISTAT disponibile.
Nel 2024 la povertà energetica ha riguardato il 9,1% delle famiglie italiane, contro il 9% del 2023 e il 7,7% del 2022. Il fenomeno presenta fortissime differenze territoriali:
- Isole: 14,6%;
- Sud: 12,7%;
- Nord-ovest: 8,0%;
- Nord-est: 7,2%;
- Centro: 5,6%.
ISTAT sottolinea inoltre che la povertà energetica è un fenomeno multidimensionale e che la sua misurazione non è ancora riconducibile a un unico indicatore. La convergenza con l’indice Edilnet è evidente soprattutto nel maggiore grado di criticità che emerge al Sud e nelle Isole.
Non è però perfetta, e questa differenza è significativa: il Centro, per esempio, presenta nel nostro indice alcuni territori relativamente esposti sul piano strutturale, mentre nei dati ISTAT registra l’incidenza di povertà energetica più bassa.
È proprio questa divergenza a confermare che l’indice non deve essere interpretato come una previsione della povertà energetica, ma come una fotografia delle condizioni di esposizione del territorio.
Il punto di vista Edilnet sul caro energia
L’Indice Edilnet di esposizione abitativa al caro energia non è un indicatore ufficiale di povertà energetica, non misura i consumi reali delle famiglie e non stima l’importo delle bollette regionali. L’età delle abitazioni è utilizzata come proxy strutturale e non equivale alla classe energetica dell’edificio.
HDD e CDD descrivono condizioni climatiche potenziali e non il consumo effettivo. Il reddito utilizzato è quello complessivo medio dichiarato ai fini IRPEF e non il reddito disponibile familiare. Il punteggio serve esclusivamente a confrontare la posizione relativa delle regioni rispetto alle tre dimensioni considerate.
L’aumento delle tariffe riporta inevitabilmente l’attenzione sul prezzo del kilowattora e del gas, ma i dati suggeriscono che fermarsi al prezzo significa osservare soltanto una parte del problema.
Una casa molto datata in una regione con redditi medio-alti, un’abitazione nel Mezzogiorno sottoposta a estati sempre più calde e una famiglia con minore capacità economica non vivono lo stesso rincaro nello stesso modo.
Il punto che emerge dallo studio Edilnet sul caro energia è quindi che la vulnerabilità energetica dell’abitare richiede risposte diverse da territorio a territorio.
Ridurre le dispersioni degli edifici, intervenire sull’isolamento, migliorare gli impianti e considerare ormai anche il raffrescamento estivo significa agire non soltanto sulla bolletta di oggi, ma sulla capacità delle abitazioni italiane di affrontare i prossimi shock energetici.
E proprio la forte diversità emersa tra le regioni mostra quanto una politica uniforme rischi di non intercettare le reali fragilità del patrimonio abitativo nazionale.
Fonti primarie e riferimenti per lo studio sul caro energia
ARERA, “Elettricità: Maggior Tutela +37,3% nel IV trimestre 2026 per i clienti vulnerabili”, 29 settembre 2026.
https://www.arera.it/comunicati-stampa/dettaglio/elettricita-maggior-tutela-373-nel-iv-trimestre-2026-per-i-clienti-vulnerabili
ARERA, “Gas: valore della materia prima del servizio di tutela della vulnerabilità per settembre 2026”, 2 ottobre 2026.
https://www.arera.it/comunicati-stampa/dettaglio/nota-stampa-gas-arera-comunica-valore-materia-prima-servizio-tutela-vulnerabilita-settembre-2026
ISTAT, “Prezzi al consumo – settembre 2026, dati provvisori”, 30 settembre 2026.
https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-dati-provvisori-settembre-2026/
ISTAT, Censimento permanente 2021: caratteristiche delle abitazioni, pubblicato il 1° agosto 2024.
https://www.istat.it/comunicato-stampa/censimento-permanente-2021-caratteristiche-delle-abitazioni/
Dipartimento delle Finanze, Analisi dei dati IRPEF – anno d’imposta 2024, dati pubblicati nel 2026.
https://www1.finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/public/index.php?opendata=yes
Eurostat, Heating and Cooling Degree Days, dati regionali 2025.
https://ec.europa.eu/eurostat/de/web/interactive-publications/regions-2026?
ISTAT, Rapporto annuale 2026, sezione sulla povertà energetica.
https://www.istat.it/infografiche/infografiche-rapporto-annuale-2026/
