
Poste Italiane nel corso degli ultimi anni ha cambiato pelle, ampliando l’offerta di servizi e il paniere di attività, fino a coinvolgere settori molto lontani dalla mission con cui è nata. Per esempio, si sta impegnando nella diffusione del fotovoltaico. Vediamo come.
L’impegno di Poste Italiane nel fotovoltaico
No, Poste Italiane non sta tappezzando l’Italia con pannelli fotovoltaici. Sta facendo una cosa più sostenibile e forse più utile. Sta agendo sul suo patrimonio immobiliare, che comunque è piuttosto esteso. Di base, sta “arricchendo” gli immobili in suo possesso con dei pannelli fotovoltaici. L’ambito è quello del progetto Smart Building.
Esso non rappresenta una novità, dal momento che è attivo da qualche anno. A sorprendere, questa volta, è però la mole degli investimenti e l’impegno profuso non solo in termini economici, ma anche di cambio di paradigma. A giudicare dai numeri, l’integrazione del fotovoltaico sta diventando, per Poste Italiane, uno standard, più che un’eccezione (come lo è stato in passato).
Questa iniziativa fornisce spunti per alcune riflessioni sul nuovo corso di Poste Italiane e sul ruolo che i grandi attori economici del nostro Paese possono giocare per l’impiego sistematico delle fonti rinnovabili.
Il progetto Smart Building
Per comprendere l’importanza dell’iniziativa dobbiamo entrare nel dettaglio del progetto Smart Building.
Poste Italiane lo presenta come un programma di efficientamento energetico del proprio patrimonio immobiliare, basato sull’uso di tecnologie di controllo, monitoraggio e gestione integrata degli edifici. In pratica, si tratta soltanto di installare pannelli fotovoltaici, ma anche di rendere gli immobili più efficienti dal punto di vista dei consumi.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, nei primi tre mesi del 2026 il fotovoltaico ha già registrato 100 nuove installazioni di impianti, portando il totale a circa 1.000. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 1.300 entro la fine dell’anno. Numeri che confermano la volontà di procedere in modo sistematico, e non episodico.
Nel complesso, gli edifici coinvolti sono quasi 5.300 in tutta Italia. Al loro interno sono stati installati sensori evoluti, collegati a una piattaforma unica di supervisione, gestione e controllo integrato. Il sistema consente di regolare in modo automatico e ottimale gli impianti di illuminazione, riscaldamento e ventilazione. Il risultato è un patrimonio immobiliare più controllabile, più moderno e meno energivoro.
Poste Italiane come modello per l’approccio green?
Quando una grande realtà economica si impegna nello sviluppo delle rinnovabili, il retropensiero è spesso negativo e si traduce in accuse più o meno velate di greenwashing. Ovvero, la promozione di iniziative “green” belle ma poco utili, finalizzate solo a migliorare l’immagine e la percezione dell’azienda in questione.
Vale la pena chiedersi: è questo il caso? A nostro parere, no. Benché l’iniziativa sia ben pubblicizzata, appare ricca di sostanza. Non semplice maquillage, quindi, ma impatto reale sull’impronta ambientale di Poste Italiane.
A dimostrarlo, la portata degli investimenti e il modello su cui si regge l’intero progetto. Esso si caratterizza per la messa a sistema dell’iniziativa, e per l’integrazione nelle economie aziendali. Il tutto, secondo un approccio di lungo periodo, che guarda ai prossimi anni, se non ai prossimi decenni.
Ben vengano le iniziative come quella di Poste Italiane. Da un lato, nel loro piccolo, riducono l’impronta ambientale. Dall’altro, giovano alla causa green, in quanto mostrano un metodo, illustrano una via, forniscono il buon esempio.


