
La fine della guerra tra Stati Uniti e Iran porta con sé tante belle notizie. Anche quelle che non ti aspetti: un probabile alleggerimento delle rate del mutuo.
La fine delle ostilità e… dell’incertezza economica?
La guerra non è mai positiva per l’economia, a prescindere da dove pende l’ago della bilancia. Ciò è risultato vero soprattutto per la guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha coinvolto un’area geografica particolare e ha inciso nettamente sui parametri economici.
Il riferimento è allo stretto di Hormuz, dapprima chiuso dall’Iran e brandito come arma negoziale; poi chiuso dagli Stati Uniti nel tentativo (secondo alcuni vano) di “strozzare” l’economia iraniana, che pure vive di esportazioni petrolifere.
Da qui, gli effetti diretti sui prezzi dell’energia, in particolare su benzina e diesel, che sono schizzati alle stelle. Se ne sono accorti tutti in questi mesi. Alcuni hanno fatto spallucce, altri hanno guardato con preoccupazione le cifre esposte dalle pompe di benzina, altri hanno temuto per la sostenibilità della loro attività.
Eppure tutto si lega, un elemento influenza l’altro e l’effetto domino è perennemente dietro l’angolo. Sicché la guerra influenza anche i settori che non ti aspetti. Per esempio, quello dei prestiti bancari. Nello specifico, il segmento dei mutui.
Guerra e mutui: cosa sta succedendo
Quella che segue non è una interpretazione, bensì una lettura tecnica della realtà. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha ridotto l’offerta di greggio sul mercato, facendo aumentare i prezzi di tutti i derivati, tra cui il carburante. Il costo dell’energia è aumentato. Ora, l’energia è una “infrastruttura”, in quanto necessaria per produrre qualsiasi bene e per trasportarlo. Da qui, un aumento generalizzato dell’inflazione.
È proprio questo il nodo cruciale: l’aumento dell’inflazione. Fenomeno devastante, se lasciato a se stesso. Per fortuna, non lo è mai. Anzi, è tenuto a bada dai massimi organismi finanziari: le banche centrali.
Attraverso la leva dei tassi di interesse, ovvero dei tassi a cui trasferiscono denaro alle banche commerciali, le banche centrali spingono per un accelerazione o – come spesso accade – per un rallentamento dell’inflazione.
Si alzano i tassi, le banche ottengono meno denaro, meno denaro è in circolo, il valore del denaro aumenta, si abbassa l’inflazione.
Una mossa doverosa, ma non priva di effetti collaterali. Uno di questi riguarda proprio i mutui. Le banche scaricano il peso dell’aumento dei tassi sugli anelli più deboli, o su quelli posti a valle, se preferite. Ovvero, su chi sta pagando le rate di prestiti e mutui.
Ecco perché la fine della guerra porta con sé un alleggerimento delle rate del mutuo: niente guerra, niente aumento indiscriminato dell’inflazione, nessun aumento dei tassi di interesse, nessun aumento delle rate.
Semplice, no?
Semplice e confortante.


