
Una coppia inglese ha acquistato una vecchia chiesa per 175.000 sterline e ne ha spese altre 370.000 per trasformarla in una casa vacanze. Scopriamo se l’investimento immobiliare è redditizio oppure no e proviamo a vedere se il modello funziona in Italia.
Da chiesa a casa: prima dei lavori servono i permessi
Quando Geoff e Julie Bolam hanno deciso di comprare una chiesa non sapevano che pagare le le 175.000 sterline necessarie sarebbe stata la parte più facile della storia. La loro idea era semplice (sulla carta): comprare un immobile da ristrutturare per casa vacanze. E non un immobile qualsiasi, ma una chiesa del XIX secolo: la Old Mission Church di Paxford, costruita nel 1866 nel Gloucestershire
Il primo scoglio? La burocrazia! La chiesa non poteva infatti essere utilizzata automaticamente come abitazione. La coppia ha dovuto affrontare il cambio di destinazione d’uso e un progetto sottoposto a numerose modifiche per preservare il carattere storico dell’immobile. Per progettazione, confronti tecnici e autorizzazioni ci sono voluti circa due anni.
Se l’immobile è tutelato, la ristrutturazione si complica
Nel caso inglese l’edificio non era formalmente vincolato, ma il suo valore storico ha imposto comunque diverse rinunce. Gli abbaini e lucernari previsti nel progetto sono stati bocciati perché visibili dalla strada.
Anche l’idea iniziale di costruire una camera nel presbiterio è stata abbandonata perché la parete necessaria avrebbe compromesso la percezione della grande navata. La soluzione è stata decisamente più spettacolare: una camera sospesa in vetro, lasciando aperto il volume principale della chiesa.
La ristrutturazione della chiesa vacanze
Ottenute le autorizzazioni, per la coppia britannica sono iniziati i problemi più tipicamente edilizi. Tolto il pavimento è emersa umidità di risalita: una precedente pavimentazione in cemento aveva contribuito a trattenere l’umidità, spingendola verso le murature in pietra.
È stato quindi necessario rimuovere il pavimento, stuccature cementizie e vecchi intonaci, sostituendoli con materiali traspiranti a base di calce. Poi è arrivato il tetto.
Aprendo la copertura sono state trovate travi marce e quello che sembrava un intervento relativamente gestibile si è trasformato nella ricostruzione parziale del tetto e nella posa di una nuova copertura.
Alla fine, i lavori sono costati circa 370.000 sterline, oltre il doppio del prezzo pagato per comprare la chiesa. L’investimento complessivo è salito così a circa 545.000 sterline, mentre dopo la ristrutturazione l’immobile è stato valutato intorno alle 700.000.
In Italia si può comprare una chiesa da trasformare in casa?
Sì, è possibile, ma non è un affare da poco. Il primo controllo riguarda l’immobile: se è ancora destinato al culto, il diritto canonico prevede che sia il vescovo diocesano a poterlo ridurre a uso profano quando ricorrono determinate condizioni.
Se invece parliamo di una ex chiesa già dismessa e alienabile, l’acquisto da parte di un privato è possibile.
La faccenda si complica quando l’edificio ha interesse storico o artistico. Gli immobili appartenenti anche a enti ecclesiastici civilmente riconosciuti possono rientrare nella disciplina dei beni culturali. E se il bene culturale appartiene a un ente ecclesiastico riconosciuto, anche la sua vendita è soggetta, nei casi previsti, all’autorizzazione del Ministero.
Se poi la chiesa da comprare è un bene culturale tutelato, c’è un ulteriore ostacolo tutt’altro che formale: gli interventi edilizi devono essere preventivamente autorizzati, mentre il cambio di destinazione d’uso deve essere compatibile con le esigenze di tutela dell’immobile.
Superato l’acquisto, rimane poi la questione decisiva: si può davvero trasformare quella chiesa in un’abitazione? Qui entra in gioco il cambio di destinazione d’uso. Il Testo Unico dell’Edilizia disciplina questi passaggi, ma la fattibilità concreta va verificata rispetto alla pianificazione urbanistica, alla normativa regionale e alle eventuali condizioni fissate dal Comune.
Se poi l’idea è farla diventare una struttura ricettiva, entrerebbero in gioco anche gli adempimenti previsti per l’attività turistica.
Insomma, trasformare una chiesa in casa è possibile. Ma prima di innamorarsi della navata e immaginare la camera sul soppalco, conviene verificare proprietà, vincoli, destinazione urbanistica e fattibilità del cambio d’uso.
Perché in un progetto del genere il prezzo d’acquisto potrebbe essere soltanto l’inizio della storia.


