20 Maggio 2026
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Casa di riso a Milano con alveari e apicoltore, microarchitettura bio-based realizzata con materiali derivati dalla filiera del riso.

La bioedilizia ogni tanto regala notizie curiose, ma molto più concrete di quanto sembrino. Oggi parliamo di HEXA, installata nel parco UpTown di Cascina Merlata, a Milano. Si tratta di una microarchitettura bio-based realizzata con materiali derivati dalla filiera del riso. Un progetto curioso, ma concreto, che apre la strada ad applicazioni pratiche in hospitality, wellness e luoghi dedicati alla rigenerazione sensoriale.

 

La casa di riso per ascoltare le api nel cuore di Milano

Una casa fatta con il riso. E, come se non bastasse, pensata anche per far dialogare architettura, api e benessere. Sembra l’inizio di una storia inventata per attirare click, invece è un progetto reale installato a Milano, nel parco UpTown di Cascina Merlata.

 

Si chiama HEXA (The Human Experience Architecture) ed è una microarchitettura sviluppata da Ricehouse in collaborazione con Apicoltura Urbana. Non è una semplice installazione da guardare da fuori, ma uno spazio in cui entrare, respirare, ascoltare e sperimentare cosa può significare abitare un ambiente costruito con materiali naturali.

 

La particolarità sta nella materia prima: HEXA è una struttura modulare, una casetta prefabbricata e trasportabile realizzata con materiali ottenuti dai sottoprodotti della filiera risicola, come lolla, pula e paglia di riso.

 

All’interno di HEXA, è possibile vivere un’esperienza di apiterapia, ascolto dell’alveare e attenzione alla biodiversità urbana. Non è quindi una “casa per api”, ma uno spazio pensato per far incontrare materiali naturali, benessere e presenza viva dell’ecosistema.

 

L’installazione è stata inaugurata il 17 aprile 2026 ed è aperta al pubblico dal 18 aprile al 14 giugno, con ingresso gratuito su prenotazione.

 

Dalla risaia al cantiere

Il punto più interessante di HEXA non è soltanto l’effetto sorpresa. La vera notizia è che la filiera del riso viene trasformata in una filiera costruttiva alternativa. La domanda di partenza è semplice: cosa succede se i residui agricoli non vengono trattati come scarti, ma come risorse tecniche per l’edilizia?

 

La risposta, in questo caso, prende la forma di una microarchitettura. I materiali derivati dal riso sono usati per contribuire all’isolamento termico e acustico, alla traspirabilità dell’involucro, alla regolazione dell’umidità interna e alla qualità dell’aria indoor.

 

I materiali impiegati nella casa di riso sono formaldeide free, riciclabili, biocompostabili a fine vita e resistenti all’aggressione biologica e alla formazione di muffe in casa. Il messaggio è chiaro: l’edilizia può guardare anche all’agricoltura per trovare nuove risposte. Non per sostituire tutto dall’oggi al domani, ma per aprire una strada concreta a materiali più circolari, leggeri e coerenti con una progettazione attenta al ciclo di vita.

 

Illustrazione vintage di una casa di riso con api, alveari e giardino, ispirata alla bioedilizia e al benessere naturale.

 

Le applicazioni pratiche della casa di riso

La domanda inevitabile è: finita la visita, cosa resta davvero di questa casa di riso con le api? Resta soprattutto un format. HEXA nasce come installazione pilota, ma la sua struttura modulare e trasportabile è pensata per essere replicata in contesti diversi: ospitalità, centri wellness, spa, ambienti corporate e spazi collettivi dedicati alla rigenerazione sensoriale.

 

Nei centri wellness e nelle spa, potrebbe diventare un ambiente dedicato al relax, alla pausa sensoriale e al contatto con materiali naturali. Negli spazi corporate, invece, il tema potrebbe intrecciarsi con welfare aziendale, percorsi ESG e progettazione di luoghi meno impersonali e più attenti al benessere delle persone.

 

La casa di riso installata a Cascina Merlata non pretende di risolvere da sola il tema dell’impatto ambientale del settore costruzioni. Però mostra una strada concreta:

 

  • usare una filiera già esistente, quella risicola, per generare materiali utili all’edilizia circolare;
  • creare spazi prefabbricati e trasportabili;
  • collegare il comfort indoor alla qualità dei materiali;
  • inserire la biodiversità non come slogan, ma come esperienza.

 

Curiosa sì. Ma soprattutto molto meno fantasiosa di quanto sembri.

 

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