9 Ottobre 2026
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Conto termico, le novità del 2027.

Il Conto Termico è una delle agevolazioni più apprezzate. Il meccanismo è comodo, il beneficio quasi immediato. Tuttavia, è soggetto ad aggiornamenti periodici. Cosa cambierà nel 2027?

 

Conto Termico: la “trappola” dell’aggiornamento periodico

 

Il Conto Termico rappresenta un po’ un unicum tra tutte le agevolazioni di carattere edile. A differenza della maggior parte dei bonus, non si regge sul meccanismo del credito d’imposta. La spesa (anzi, parte di essa) non viene recuperata attraverso uno sconto sulle tasse, ma attraverso una liquidazione diretta. Ciò riduce i tempi di fruizione dell’agevolazione e dà l’idea di un beneficio concreto, quale in effetti è.

 

Anche in ragione di ciò, il Conto Termico presenta requisiti stringenti… E mobili. Possono essere finanziate solo determinate opere (la più comune è il rifacimento dell’impianto di climatizzazione con alimentazione a pompa di calore) e l’entità del beneficio è soggetta a valutazioni complesse, ancorché automatiche. Per i privati, nella migliore delle ipotesi, si può aspirare al 65%, al netto di massimali unitari e massimali complessivi.

 

La “fluidità” del Conto Termico è sancita dalla legge. Il GSE deve analizzare ogni anno i costi sostenuti per gli interventi, tenendo conto anche delle variazioni dei prezzi delle materie prime, dei componenti e dell’inflazione. Se da queste analisi emerge che gli incentivi sono diventati insufficienti o, al contrario, eccessivi, il Ministero può modificare i costi unitari massimi ammissibili e i valori massimi erogabili.

 

Insomma, molto può cambiare. Da qui, la domanda: cosa succederà nel 2027?

 

La risposta non è scontata, viste le sollecitazioni che giungono da più parti. Da un lato, il legislatore è chiamato al rispetto dei conti pubblici, già messi a dura prova dalle (sacrosante) misure per l’aumento dei prezzi del carburante. Dall’altro, vi è l’agenda verde da portare avanti e soprattutto la necessità di supportare i cittadini nelle opere di riqualificazione. Dunque, vale la pena indagare le ipotesi attualmente sul tavolo.

 

Conto Termico 2027: i cambiamenti in vista

 

Una premessa è necessaria: al momento non esiste un nuovo “Conto Termico 2027” né è stato annunciato un rifacimento complessivo della disciplina. Il Conto Termico 3.0 prevede già un limite complessivo di spesa di 900 milioni di euro annui e non scade alla fine del 2026.

 

Ciò non significa che resterà identico. Il primo fronte è proprio quello delle risorse. Il successo del meccanismo nel 2026 ha evidenziato una domanda molto elevata: nei primi giorni di apertura del portale erano arrivate circa 2.200 richieste, per un valore complessivo nell’ordine di 1,3 miliardi di euro. Tanto che già ad aprile il MASE ha modificato la distribuzione del plafond, portando le risorse a 450 milioni per le Pubbliche Amministrazioni e 450 milioni per i privati, senza però aumentare i 900 milioni complessivi.

 

Nel 2027 potrebbe quindi rendersi necessaria una nuova rimodulazione o, se verranno trovate le coperture, un aumento delle risorse. In Parlamento sono peraltro già emerse proposte per creare un fondo aggiuntivo destinato al Conto Termico, alimentato attraverso diverse fonti. Per ora, però, si tratta di proposte e non di misure approvate.

 

Il secondo fronte riguarda i parametri tecnici: sulla base dei dati trasmessi annualmente dal GSE, il Ministero può aumentare o ridurre i massimali delle singole tecnologie qualora gli incentivi risultino non più sufficienti o non più necessari.

 

Un’ipotesi di Conto Termico 2027

 

Quale di questi cambiamenti è più probabile? A parere nostro, si potrebbe assistere a un aumento del plafond. I motivi sono due: il successo raccolto nel 2026, che fa pensare a un aumento delle richieste per il 2027; la maggiore centralità che, alla luce del ridimensionamento dei bonus classici, il Conto Termico potrebbe avere.

 

Dal punto di vista tecnico, poi, si potrebbe assistere a un ritocco dei massimali. Alcune pompe di calore, come le aria-aria fixed double duct di piccola potenza, potrebbero essere candidate a una revisione al ribasso qualora i dati sui prezzi evidenziassero un incentivo eccessivamente generoso: oggi beneficiano di un coefficiente di valorizzazione Ci pari a 0,200 €/kWh termico, il più elevato tra quelli previsti per le pompe di calore elettriche.

 

Altre tecnologie potrebbero invece andare nella direzione opposta. È il caso, per esempio, delle pompe di calore geotermiche salamoia-acqua di potenza superiore a 35 kW, alle quali viene attribuito un coefficiente Ci di appena 0,060 €/kWh termico, lo stesso previsto per le aria-acqua della medesima fascia di potenza. Una parificazione che potrebbe essere rivista qualora le rilevazioni del GSE confermassero il maggiore peso economico delle opere necessarie per realizzare il circuito geotermico.

 

Sono, ovviamente, ipotesi. Ed è proprio questo il punto: il Conto Termico 3.0 continuerà a esistere nel 2027 salvo modifiche normative, ma la legge stessa consente al Ministero di correggerne progressivamente gli importi sulla base di ciò che accade realmente sul mercato.

 

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