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Affitti casa e perdi l’immobile. In pratica è un furto senza scasso: l’appartamento sparisce sulla carta e nei fatti. Identità falsificate, vendita “pacco” e acquirenti ignari. Un caso che porta all’attenzione le mille gabole nascoste nelle compravendite immobiliari.
Nuova truffa del sosia che vende casa (non sua)
Sembra la trama di un film, ma è il tipo di storia che, quando la leggi, ti mette in allarme, specie se stai pensando di affittare casa. Qui parliamo di un appartamento venduto usando un sosia del proprietario e carte ottenute con l’inganno. Una truffa “pulita”, di quelle che si consumano facendo leva sulla fiducia.
Il caso emerso in questi giorni ha un dettaglio inquietante: il legittimo proprietario, un uomo di 79 anni, avrebbe scoperto di aver perso l’appartamento a sua insaputa, quando ormai risultava già intestato ai nuovi compratori. Il colpo, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato architettato nei minimi dettagli e si sarebbe fermato solo grazie all’intuizione del nipote e all’intervento dei carabinieri.
Come funziona la truffa del sosia?
Il copione, in questa vicenda, parte da una situazione normalissima: un appartamento dato in affitto. Dal 2022 il proprietario, settantanovenne, aveva locato l’immobile a un quarantaquattrenne (P.P.), che avrebbe pagato regolarmente e nel tempo avrebbe anche effettuato alcuni lavori di ristrutturazione. E proprio con il pretesto degli interventi sull’abitazione, l’inquilino sarebbe riuscito a farsi consegnare tutta la documentazione dell’immobile, compresi dati catastali e una copia del documento di identità del proprietario.
A quel punto entra in scena il secondo presunto truffatore: un settantenne (N.C.), descritto come molto somigliante all’anziano titolare della casa. Con la copia della carta d’identità e un sosia pronto, i due avrebbero messo l’appartamento sul mercato con una compravendita tra privati. In breve tempo, sempre secondo la ricostruzione, avrebbero trovato due acquirenti, convinti di concludere un affare vantaggioso.
E così la compravendita sarebbe arrivata al punto più sensibile: il rogito. L’atto sarebbe stato regolarmente stipulato davanti a un notaio: al momento della firma si sarebbe presentato il falso proprietario e avrebbe intascato una caparra di 95.000 euro. Risultato? La truffa del sosia ha funzionato e l’appartamento diventa formalmente intestato ai nuovi compratori.
La risoluzione del caso
In questa vicenda, i primi sospetti sono arrivati durante una conversazione tra il vero proprietario e il nipote. Quest’ultimo, venuto a conoscenza della consegna dei documenti all’inquilino, ha fatto una cosa semplice ma decisiva: una verifica al catasto. Ed è lì che ha scoperto l’impensabile, cioè che la proprietà risultava già trasferita con un atto notarile firmato pochi giorni prima.
Il nipote ha prontamente informato il notaio coinvolto e si è rivolto ai carabinieri della stazione di Chiaia, riferendo anche che i due uomini stavano per incassare il saldo finale di 50.000 euro. Ed è proprio su quel passaggio che è scattata la trappola: all’appuntamento per chiudere la transazione si sono presentati due carabinieri in borghese. Intervento e arresto.
Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori responsabilità e soprattutto per capire se lo stesso schema sia stato usato in altri casi di “truffa del sosia”. Il punto, infatti, non è guardare questa storia come cronaca locale. Il punto è il meccanismo: documenti ottenuti con l’inganno, identità “replicata”, passaggi formali usati come scudo.
Se hai una casa in affitto, se stai ristrutturando, se ti chiedono carte “per una pratica”, questo tipo di dinamica può accadere. Motivo per cui è indispensabile chiedere la consulenza di professionisti del settore, come un geometra per pratiche comunali o rivolgersi a un notaio di fiducia in grado di controllare documenti per comprare casa, ma anche di identificare acquirente e venditore.


