
Le istituzioni ora fanno sul serio. Il Ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate hanno stipulato una convenzione per realizzare verifiche approfondite su buona parte dei beneficiari di Superbonus. Ecco cosa aspettarsi… E come reagire.
L’accordo MEF-Agenzia delle Entrate: gli obiettivi
Il clima attorno al Superbonus si è deteriorato da un po’. Il Governo attuale ha espresso a più riprese il suo pensiero sulla misura che, solo fino a qualche anno fa, appariva come la panacea per i mali del settore edile e come una leva efficace di crescita economica. Non solo, ha anche addebitato ad essa la compromissione dei conti pubblici.
Ma l’iniziativa di questi giorni appare come un deciso cambio di passo. Un giro di vite che punta a individuare i casi di percezione indebita del Superbonus ma anche recuperare crediti e quindi risorse economiche.
Stiamo parlando della convenzione tra Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate, che per il prossimo triennio, secondo le indiscrezioni de Il Sole 24 Ore, porrà sotto la lente di ingrandimento addirittura il 90% dei crediti percepiti grazie al Superbonus.
Entriamo ora nel dettaglio della convenzione e delle procedure di controllo.
L’accordo MEF-Agenzia delle Entrate: i dettagli
La convenzione coprirà il triennio 2026-2028 e riguarderà i crediti fiscali collegati al Superbonus e, più in generale, ai bonus edilizi. Il meccanismo prevede tre livelli di controllo.
Il primo scatterà già all’arrivo delle comunicazioni sulla piattaforma informatica dell’Agenzia delle Entrate, con una verifica di coerenza interna e completezza dei dati. In sostanza, si controllerà che le informazioni trasmesse siano compatibili tra loro e formalmente corrette.
Il secondo livello arriverà entro cinque giorni e consisterà in verifiche preventive basate su indicatori di rischio già definiti. Quando emergeranno profili di anomalia, la comunicazione sarà sospesa per trenta giorni. In questa finestra, l’Agenzia potrà approfondire la posizione e valutare se il credito presenta elementi sospetti.
Il terzo livello riguarderà proprio le comunicazioni sospese, che saranno sottoposte a una verifica più dettagliata. L’obiettivo è intercettare frodi, crediti inesistenti o situazioni non coerenti con i requisiti richiesti dalla normativa.
Cosa aspettarsi e come reagire
Cosa devono temere i percettori di Superbonus? Dipende ovviamente dalla loro posizione. Di norma, chi ha eseguito le procedure in modo corretto, non dovrebbe temere niente. Nondimeno, quando i player in campo sono numerosi, è sempre bene stare in allerta. Il problema è che la buona coscienza del proprietario di casa non lo pone al riparo dagli errori eventualmente commessi da imprese edili e professionisti.
Sicché è facile immaginare una certa quota di cittadini onesti e in buona fede chiamata nella migliore delle ipotesi a giustificarsi, nella peggiore a restituire i crediti.
Come prepararsi dunque? La prima cosa da fare è recuperare e ordinare tutta la documentazione: fatture, bonifici parlanti, asseverazioni, visti di conformità, pratiche edilizie, delibere condominiali, contratti con le imprese, comunicazioni all’Enea e all’Agenzia delle Entrate. Ogni passaggio deve poter essere ricostruito.
Conviene poi verificare, ovviamente con l’aiuto di un tecnico o di un consulente fiscale, che non vi siano incongruenze tra lavori dichiarati, titoli edilizi, dati catastali, importi portati in detrazione o ceduti. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai casi in cui siano intervenuti più soggetti, perché è lì che spesso si annidano errori formali o responsabilità non immediatamente visibili.
E in caso di comunicazione diretta dell’Agenzia? Qui la reazione peggiore è ignorarla o rispondere in modo approssimativo. Meglio muoversi subito, raccogliere le prove, farsi assistere e chiarire la propria posizione nei tempi previsti.
L’arma migliore rimane comunque la prevenzione documentale, l’unica a fare la differenza tra una semplice verifica e un problema fiscale serio.


