13 Aprile 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» La bara prende fuoco e il vedovo non paga: Taffo stavolta non fa ridere
Bara in fiamme in una stanza domestica con bombola a gas che perde e simbolo di pericolo, illustrazione cartoon sul caso Taffo finito in tribunale

Doveva essere l’ultimo saluto alla moglie, scomparsa prematuramente, ma durante la chiusura del feretro scoppia l’incubo: fiamme in casa, figlie presenti e un conto da 7.000 euro che il vedovo ora contesta in tribunale. Il caso, che coinvolge Taffo, arriva in tribunale.

 

Bara in fiamme prima del funerale

Taffo è un nome conosciuto anche da chi, fortunatamente, con i servizi funebri vorrebbe avere a che fare il meno possibile. Il marchio è diventato famoso negli anni per campagne di marketing dal tono provocatorio, spesso costruite sul black humor.

 

Questa volta, però, il contesto è molto diverso. Perché al centro della vicenda non c’è uno slogan destinato a far parlare, ma un episodio raccontato in un atto giudiziario. La storia riguarda Saverio V., 59 anni, e nasce da un contenzioso legale con la ditta Taffo. Da una parte c’è la richiesta di pagamento di 7.000 euro per i servizi funebri ricevuti. Dall’altra c’è il rifiuto del vedovo, che si oppone al decreto ingiuntivo.

 

Il motivo, stando a quanto riportato nell’atto di opposizione, sta in ciò che sarebbe accaduto durante le operazioni di chiusura del feretro della moglie. La donna era morta il 20 agosto dello scorso anno, dopo una malattia incurabile. Due giorni dopo, il 22 agosto, il feretro si trovava nella camera da letto che era stata della coppia. In casa c’erano anche le due figlie, una di 12 e l’altra di 15 anni, oltre alla sorella della defunta.

 

Saldatura del feretro e incendio in casa

Nell’appartamento sarebbe stato presente un dipendente della Taffo incaricato di completare la chiusura della bara. La tecnica scelta, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata la saldatura a stagno del feretro. Si tratta di un’operazione delicata, perché bisogna intervenire sulle lamiere di zinco usando un saldatore.

 

I saldatori possono essere alimentati a corrente oppure a gas. In questo caso, sempre secondo il racconto riportato nell’opposizione, l’operaio avrebbe optato per una bomboletta a gas. La porta della stanza sarebbe rimasta accostata, mentre la famiglia attendeva in salone.

 

Poi qualcosa sarebbe andato storto. A un certo punto l’operaio avrebbe chiesto aiuto e Saverio si sarebbe precipitato nella stanza, trovandosi davanti a una scena da incubo: la camera avvolta dalle fiamme, alte oltre mezzo metro, con la bara praticamente nascosta dal fuoco.

 

A quel punto Saverio tenta di intervenire da solo. Prova a gettare acqua, ma senza risultato. Il problema sarebbe la continua fuoriuscita di gas dalla bomboletta del saldatore, con il rischio concreto che la situazione degeneri ulteriormente.

 

Il vedovo allora corre in bagno, prende un tappetino, lo bagna e si getta sulla bombola per fermare la perdita di gas. Il gesto riesce. La fuoriuscita si blocca e il peggio, almeno sul piano delle conseguenze immediate, viene evitato. Il feretro, però, risulta danneggiato. Il corpo della moglie, comunque, viene salvato. Oggi la donna riposa a Prima Porta.

 

Il conto di Taffo e la causa

Dopo l’incendio, la vicenda prende una strada ancora più amara: quella giudiziaria. Il caso emerge infatti proprio dall’opposizione al decreto ingiuntivo con cui vengono richiesti a Saverio 7.000 euro per i servizi funebri. Il vedovo, però, non intende pagare e contesta la richiesta economica alla luce di quanto sarebbe successo durante la chiusura del feretro.

 

Non sarebbe nemmeno l’unico motivo di attrito nei confronti di Taffo: il marmista, infatti, non avrebbe sistemato a modo la tomba. E il conteggio del contenzioso fra bara e tomba non è certo di pochi euro, soprattutto se si considera non solo quanto costa una lapide ma anche i costi dei servizi funebri.

 

Il punto, comunque, non è soltanto economico. Dentro questa storia ci sono un lutto recente, due figlie minorenni e una bara che prende fuoco. Detto in modo brutale ma onesto: era già abbastanza tragico così, non serviva certo l’extra. Per Saverio, secondo quanto viene riportato nell’atto di opposizione, l’ultimo saluto alla moglie si sarebbe trasformato in una scena traumatica, seguita poi da una richiesta di pagamento che lui considera inaccettabile. Da una parte ci sono i 7.000 euro chiesti per i servizi funebri. Dall’altra c’è un vedovo che sostiene di aver vissuto un episodio che definire macabro è persino riduttivo.

 

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