
Il Consiglio di Stato aveva salvato l’iter di un impianto contestato. Ora la Consulta ritiene legittimo il divieto dei pannelli a terra nelle aree agricole. Sentenze opposte? Solo in apparenza anche se Coldiretti esulta per la pronuncia contro il fotovoltaico selvaggio.
Due sentenze opposte (sulla carta)
Prima un progetto fotovoltaico agricolo supera opposizioni, vincoli ambientali e ricorsi. Poi la Corte costituzionale dichiara legittima la norma che vieta i pannelli collocati direttamente a terra nelle zone agricole. A questo punto, chi possiede un terreno o vuole investire nelle energie rinnovabili potrebbe legittimamente domandarsi quale sentenza valga davvero.
La prima decisione riguarda un impianto fotovoltaico a terra da 7.290 kWp, progettato su circa 12 ettari nel territorio di Mogliano Veneto. Il Comune, la Soprintendenza e alcuni proprietari avevano contestato il progetto, ma la sentenza del Consiglio di Stato relativa al fotovoltaico agricolo ha confermato il Provvedimento autorizzatorio unico regionale rilasciato dalla Regione Veneto.
Ora arriva la Corte costituzionale e il tono sembra cambiare completamente. La Consulta ha dichiarato non fondate le questioni sollevate contro la norma che vieta di installare, nelle aree urbanisticamente agricole, impianti fotovoltaici con moduli collocati direttamente a terra.
Consiglio di Stato contro Consulta sul fotovoltaico agricolo?
Il punto decisivo è che le due sentenze operano su piani differenti. Il Consiglio di Stato ha verificato la legittimità di uno specifico procedimento amministrativo. Ha stabilito che le contestazioni presentate contro quel progetto non fossero sufficienti a cancellare il PAUR o a obbligare l’amministrazione a ricominciare l’iter da zero.
La Corte costituzionale ha invece valutato se il legislatore potesse imporre un divieto generale ai moduli collocati a terra nelle zone agricole. Secondo la Consulta, questa scelta non è manifestamente irragionevole perché cerca di bilanciare la produzione di energia rinnovabile con la tutela del paesaggio agricolo, del suolo, delle colture e della biodiversità.
Non è quindi vero che il Consiglio di Stato abbia autorizzato indiscriminatamente il fotovoltaico nei campi. E non è vero che la Consulta abbia annullato o smentito quella decisione. C’è poi un’altra precisazione fondamentale: non sono vietati tutti gli impianti solari nelle aree agricole.
Restano consentite le soluzioni agrivoltaiche con moduli non collocati a terra, capaci di preservare la continuità delle attività agricole e pastorali. La disciplina prevede inoltre specifiche eccezioni e deroghe per alcune aree individuate dalla legge.
Il vero scontro è tra energia pulita e consumo di suolo
A esultare per la decisione è Coldiretti, che insieme a Filiera Italia parla apertamente di uno stop al “fotovoltaico selvaggio”. Secondo le organizzazioni, l’installazione indiscriminata di grandi impianti sottrae terreni fertili alla produzione alimentare e aumenta il consumo di suolo.
Le alternative indicate sono gli impianti sui tetti, l’agrivoltaico con pannelli rialzati e le comunità energetiche rinnovabili. Soluzioni che, secondo Coldiretti, permetterebbero di produrre energia senza sottrarre spazio all’agricoltura e potrebbero generare nuove opportunità economiche per le imprese rurali.
La vera battaglia, dunque, non è tra Consiglio di Stato e Consulta. È tra due esigenze entrambe urgenti: aumentare la produzione di energia rinnovabile e impedire che la transizione ecologica diventi una nuova corsa all’occupazione dei terreni agricoli.
I giudici non hanno dato risposte opposte. Hanno tracciato due confini diversi. Il risultato, però, resta paradossale per cittadini e imprese: un progetto può superare vincoli e ricorsi, mentre un altro può essere vietato dalla legge ancora prima che inizi l’iter.


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