
L’edilizia sostenibile non è una moda, o almeno non dovrebbe esserlo. Per fortuna, c’è un metodo per riconoscere i veri progetti di edilizia sostenibile dalle operazioni di facciata.
Edilizia sostenibile, edilizia del futiro
Si fa un gran parlare di edilizia sostenibile. Molti credono che sia edilizia del futuro, un punto di arrivo inevitabile, la soluzione declinare un’attività tradizionale secondo le esigenze della modernità.
Tuttavia, come capita spesso quando si parla di sostenibilità, lo spettro del greenwashing è in agguato. Vale dunque la pena chiedersi fino a che punto l’edilizia sostenibile, nella versione in cui è praticata oggi, può essere considerata frutto di un cambiamento reale, e quando invece si dovrebbe parlare di maquillage , marketing o, peggio ancora, greenwashing.
Prima di rispondere a questo interrogativo, è bene fornire una definizione di edilizia sostenibile. L’edilizia sostenibile è un approccio progettuale e costruttivo volto a minimizzare l’impatto ambientale degli edifici durante il loro intero ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento finale. Non si limita alla semplice riduzione dei consumi, ma abbraccia una visione olistica dell’abitare.
Tra le sue caratteristiche principali spicca l’efficienza energetica, ottenuta attraverso un eccellente isolamento termico, lo sfasamento termico e l’uso di fonti rinnovabili come il fotovoltaico. Un altro pilastro fondamentale è la scelta dei materiali ecocompatibili: l’edilizia green privilegia risorse naturali, riciclate e a km zero, validate da analisi del ciclo di vita certificato.
Inoltre, l’edilizia sostenibile pone al centro il benessere abitativo, garantendo un comfort termoigrometrico ottimale e una perfetta qualità dell’aria interna tramite sistemi come la ventilazione meccanica controllata.
Infine, ottimizza la gestione delle risorse idriche recuperando le acque piovane. In sintesi, questa è una vera rivoluzione strutturale che unisce ecologia, incredibile risparmio economico e totale comfort domestico.
Come riconoscere i “veri” progetti di edilizia sostenibile
La buona notizia è che è relativamente semplice distinguere i “veri” progetti di edilizia sostenibile di qualità dai tentativi greenwashing.
Il primo criterio riguarda le certificazioni. Se il progetto è veramente inerente all’edilizia sostenibile, l’impresa edile sarà in grado di mostrare certificazioni di enti terzi e indipendenti. Il consiglio è di richiedere certificazioni come la LEED, la BREEAM, o il CasaClima. Altresì, è bene diffidare da autodichiarazioni come “100% eco” o “casa green“.
Un altro criterio riguarda i materiali. Come abbiamo visto, l’edilizia sostenibile punta molto sull’integrazione di materiali caratterizzati da un ciclo di produzione a basso impatto ambientale e in grado a loro volta di ridurre le emissioni inquinanti degli edifici.
Il consiglio è di richiedere al fornitore un’analisi del ciclo di vita del materiale, l’LCA. Questa analisi valuta l’impatto ambientale reale dell’estrazione delle materie prime, passando per il trasporto e la produzione fino allo smaltimento o riciclo a fine vita.
Infine, è bene valutare nel suo complesso l’efficienza del progetto cercando di verificare l’assenza di elementi che fungono da mero gadget, ovvero da specchietto delle allodole. Per esempio, una distesa di pannelli fotovoltaici accompagnati da una copertura che non isola adeguatamente, può essere definita come un tentativo di green washing.


