21 Luglio 2026
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Guerra del golfo, la ripresa compromette le rate del mutuo.

Ci risiamo. La terza guerra del Golfo è ripresa, ha ricominciato a mietere vittime e a generare caos. Anche economico. Anche per chi, fortunatamente, non risiede nelle zone di guerra. Per esempio, per chi in Italia deve pagare un mutuo.

 

La terza guerra del Golfo e gli effetti per l’economia

 

Le guerre non fanno mai bene all’economia, su questo non c’è dubbio. Tuttavia, alcune riescono a influenzare contesti economici incredibilmente vasti, fino ad assumere, a dispetto della loro dimensione locale, una valenza planetaria.

 

È il caso della terza guerra del Golfo, che ha causato la chiusura dello Stretto di Hormuz, ovvero il passaggio da cui transita circa il 20% del consumo mondiale di prodotti petroliferi liquidi.

 

Questo ha comportato un aumento dei prezzi alla pompa, ma anche dell’energia in generale, fino a impattare sull’inflazione generale. Alcuni effetti indiretti si apprezzano anche nel mercato del credito, con esplicito riferimento ai mutui. La verità è che i tassi dei mutui variabili aumentano con il peggioramento dello scenario bellico. Come mai?

 

La questione è relativamente semplice, ma lunga. Il fatto è che, se l’inflazione cresce, le istituzioni devono correre ai ripari. Di certo, sono chiamate a intervenire le banche centrali, le quali hanno a disposizione un numero comunque limitato di strumenti.

 

Tra questi c’è la leva dei tassi di interesse, ovvero il tasso al quale la banca centrale, che detiene il monopolio della creazione di moneta, presta denaro alle banche commerciali, che poi lo prestano ai singoli operatori sotto forma di finanziamenti o, per l’appunto, di mutui.

 

Per contrastare l’inflazione, le banche centrali solitamente aumentano i tassi di interesse. In questo modo riducono il circolante e, per la legge della velocità della moneta, che non stiamo qui a spiegare, i prezzi calano, o almeno dovrebbe essere così.

 

Tutto ciò, chiaramente, impatta, tra le altre cose, sulla rata di chi sta gestendo un mutuo a tasso variabile.

 

Le prospettive della guerra… E dei mutui

 

In caso di conflitto breve e di rapida normalizzazione dei traffici nello Stretto di Hormuz, le pressioni sui prezzi energetici potrebbero attenuarsi. L’EIA prevede, nel suo scenario di riequilibrio, un calo del Brent fino a una media di 70 dollari al barile nel quarto trimestre del 2026. Ciò potrebbe permettere alla BCE di evitare ulteriori rialzi, limitando gli aumenti aggiuntivi delle rate variabili.

 

Uno scenario prolungato sarebbe più oneroso. Il 16 luglio i mercati attribuivano una probabilità del 90% a un aumento dei tassi BCE entro settembre, contemplando anche un secondo intervento entro la fine dell’anno.

 

Secondo una simulazione di MutuiOnline, un rialzo di 25 punti base comporterebbe circa 22 euro in più al mese su un mutuo variabile da 180.000 euro della durata di vent’anni. Due rialzi della stessa entità potrebbero quindi pesare per circa 44 euro mensili, mentre uno scenario con tre aumenti potrebbe spingere l’incremento verso i 60 euro.

 

Facile.it aveva già stimato, sulla base dei futures, il passaggio della rata di un mutuo variabile standard da 615 euro a gennaio a circa 655 euro entro la fine del 2026. L’aumento effettivo dipenderà comunque dal capitale residuo, dalla durata, dallo spread applicato dalla banca e dalla frequenza di revisione del tasso.

 

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