9 Gennaio 2026
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Perché elettricisti e muratori possono diventare milionari grazie ad Intelligenza Artificiale

Mentre molti lavori rischiano l’automazione, le professioni tecniche restano indispensabili. L’IA spinge i nuovi cantieri e le infrastrutture: chi sa “mettere le mani” su impianti e costruzioni diventa prezioso. E la domanda (e i guadagni) potrebbero esplodere.

 

I milionari del futuro? Elettricisti e muratori

 

Per anni il messaggio è stato: “impara a programmare, lì c’è il futuro”. Poi è arrivata l’intelligenza artificiale a complicare (e ribaltare) la storia: automatizza una parte di lavori “da scrivania”, ma allo stesso tempo ha un bisogno enorme di cose fisiche, concrete, pesanti. E lì, l’IA si ferma.

 

Jensen Huang, CEO di Nvidia, lo ha detto in modo brutale e super condivisibile: “Grazie al boom dell’IA, i milionari del futuro saranno elettricisti o muratori”. E ha anche scherzato sul punto: ChatGPT può scrivere testi e codice, ma non può mettere in sicurezza un cavo scoperto o alzare un muro in cantiere.

 

Perché l’IA porta lavoro “vero” (infrastrutture, non solo software)

 

L’errore è immaginare l’IA come qualcosa che vive “in cloud” e basta. In realtà vive in infrastrutture enormi: data center, linee elettriche, quadri, trasformatori, sistemi antincendio, impianti di continuità, raffreddamento industriale. In una parola: energia.

 

Qui i numeri iniziano a pesare. L’International Energy Agency stima che la domanda di elettricità dei data center nel mondo possa più che raddoppiare entro il 2030, fino a circa 945 TWh, trainata in modo importante dall’IA.

 

E anche in Europa la questione è già trattata come un tema strutturale: la Commissione Europea parla di data center come sfida “energy-hungry” (energivora) e spinge iniziative e best practice per ridurre consumi e migliorare l’efficienza. Tradotto: se crescono i data center, crescono i cantieri. E se crescono i cantieri, servono persone che ci lavorano.

 

Perché elettricisti e muratori diventano “il collo di bottiglia” dell’IA

 

Huang, in interviste riprese da diverse testate, insiste su un concetto: per costruire l’infrastruttura dell’IA serviranno “centinaia di migliaia” di professioni tecniche (elettricisti, idraulici, carpentieri) e la domanda potrebbe restare alta a lungo. E qui si capisce perché la frase “ChatGPT non ripara cavi” non è solo una battuta: se mancano tecnici e squadre, l’infrastruttura non si costruisce. E senza infrastruttura, l’IA resta teoria.

 

Questo, in prospettiva, significa due cose:

  1. più domanda di elettricisti qualificati (installazione, manutenzione, sicurezza)
  2. più valore per chi è davvero specializzato (non “tuttofare”, ma competenze solide)

 

Spesso ci si dimentica del pezzo più ovvio: i data center non sono app. Sono edifici e cantieri. E anche quando non si costruisce da zero, si ampliano strutture, si adattano capannoni e si realizzano opere.

 

In pratica: la crescita dell’IA non elimina i cantieri, li moltiplica. E quando la domanda cresce “a ondate”, i mestieri tradizionali (muratura, carpenteria, opere civili) tornano centrali, perché sono la base materiale su cui poggia tutto il resto.

 

La variabile che accelera tutto: la carenza di manodopera

 

Qui entra in gioco l’effetto “pinza”: aumenta la domanda e, in molti paesi, già oggi non è semplicissimo trovare personale. A livello europeo, la federazione dell’industria delle costruzioni (FIEC) richiama il tema delle gravi e diffuse carenze di manodopera nel settore costruzioni e del bisogno di forza lavoro qualificata anche per transizioni green e digitale.

 

In Italia, uno studio della Banca d’Italia segnala difficoltà di reperimento più elevate, tra gli altri, per artigiani e operai specializzati dell’edilizia. Morale: se questi mestieri diventano più rari e più richiesti insieme, è plausibile vedere crescere il loro potere contrattuale. Non per magia, ma per mercato.

 

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