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L’ondata di calore di questi giorni potrebbe durare fino a luglio e spingere i termometri verso valori estremi. Ma il problema non è solo fuori: molte abitazioni accumulano il caldo e non si raffrescano di notte. Ci dobbiamo abituare all’effetto forno?
Il caldo entra in casa: restare dentro non sempre aiuta
L’allerta caldo record non è più una previsione lontana: è la cronaca di queste ore. L’ondata iniziata il 20 giugno potrebbe protrarsi come un unico blocco rovente per oltre due settimane, con notti tropicali sempre più difficili da sopportare.
In Italia le città da bollino rosso sono salite a 15 e il numero è destinato ad aumentare ancora. Tra i centri più esposti ci sono Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze (qui il termometro potrebbe toccare 41°C), Frosinone, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Anche nel resto d’Europa il caldo sta già producendo effetti pesanti: in Francia è stata registrata la giornata più calda di sempre dall’inizio delle misurazioni nel 1947, mentre l’Oms parla di “emergenza sanitaria”.
Proprio così, perché quando l’ondata di caldo record dura più giorni, l’abitazione non è sempre un rifugio. Può diventare una scatola che accumula calore. Fuori il termometro sale, dentro muri, tetto, finestre e pavimenti assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente di notte. Il disagio aumenta nelle abitazioni piccole, poco ventilate o inserite in quartieri molto cementificati, dove asfalto e superfici dure trattengono calore e lo ributtano fuori.
E così la casa diventa un forno e per giunta ad alto consumo di energia. Non per modo di dire, ma perché costringe l’impianto di condizionamento a lavorare sempre di più.
Il condizionatore lavora (e consuma) il doppio
Il condizionatore può essere indispensabile durante un’ondata di calore così lunga. Ma non può diventare l’unica risposta. Il punto non è solo accendere il climatizzatore. Il problema è capire contro cosa sta lavorando.
Se una casa ha infissi vecchi, pareti esposte al sole per molte ore, tapparelle e finestre senza schermature efficaci, un sottotetto non isolato o una ventilazione naturale quasi assente, il condizionatore non deve soltanto raffrescare l’aria: deve combattere contro l’edificio intero.
E durante un’ondata persistente questo pesa ancora di più. Una casa poco isolata non parte mai davvero da zero: accumula calore il lunedì, lo conserva il martedì, lo amplifica il mercoledì. Dopo diversi giorni, il climatizzatore si trova a raffrescare ambienti che hanno già muri, solai e superfici interne surriscaldate.
È così che il caldo record diventa anche un problema di bolletta. Più l’abitazione trattiene calore, più il condizionatore resta acceso e più energia consuma. Il risultato è paradossale: la casa dovrebbe proteggere dall’ondata di calore, ma se è poco isolata può trasformarsi in un forno energivoro.
Caldo record: cosa può raffrescare davvero la casa
Questa estate lo sta mostrando con chiarezza: non basta comprare un climatizzatore più potente se la casa continua a comportarsi come un forno. Prima di raffrescare, bisogna capire perché l’abitazione si scalda così tanto.
Il problema può arrivare dal tetto, dalle pareti esposte a sud o a ovest, dagli infissi vecchi, da finestre senza tende esterne, da una ventilazione insufficiente o da un quartiere troppo cementificato. In alcuni casi possono aiutare soluzioni più leggere come: schermature solari, tende esterne, ventilazione nelle ore più fresche. In altri casi, invece, il problema è strutturale e richiede lavori più importanti. Tra gli interventi da considerare ci sono:
- isolamento termico delle pareti;
- coibentazione del tetto o del sottotetto;
- sostituzione degli infissi.
Tutte le soluzioni elencate non fanno miracoli, ma riducono la quantità di calore che entra e resta in casa. Prima di spendere, però, conviene capire dove nasce davvero il surriscaldamento e quali lavori possono avere più senso. E quando fuori il termometro sale, queste scelte possono decidere quanto costa riuscire a respirare tra le mura domestiche.


