
Pompe di calore, solare, accumuli e riqualificazione energetica degli edifici possono rientrare tra gli interventi sostenuti dalla nuova flessibilità concessa da Bruxelles. Per l’Italia il margine potenziale vale circa 14,4 miliardi di euro. Come stanno davvero le cose?
14,4 miliardi per l’Italia, ma Bruxelles non stacca l’assegno
La cifra fa inevitabilmente rumore: circa 14,4 miliardi di euro. È questo, secondo le stime riportate dal Corriere della Sera, lo spazio potenziale di cui potrebbe beneficiare l’Italia grazie alla nuova flessibilità europea destinata agli investimenti per la sicurezza energetica e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Ma qui serve subito una precisazione importante: Bruxelles non sta mettendo 14,4 miliardi direttamente nelle casse italiane e non esiste un fondo già destinato alle famiglie.
La Commissione consente agli Stati di utilizzare maggiore spazio di bilancio, fino allo 0,3% del Pil ogni anno e allo 0,6% complessivo tra il 2026 e il 2028, per finanziare nuove misure compatibili con gli obiettivi europei.
Il Governo italiano ha manifestato l’intenzione di sfruttare questa possibilità, ma deve ancora decidere quali interventi proporre. Le misure dovranno poi essere valutate dalla Commissione europea e l’estensione della clausola dovrà ottenere il passaggio previsto in Consiglio.
C’è anche una condizione precisa: potranno essere considerate soltanto nuove misure adottate dopo il 28 febbraio 2026. Niente recupero retroattivo, quindi, di spese già decise.
Ecco quali sono i possibili interventi finanziabili
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante per il settore edilizio e per le famiglie italiane. Nell’elenco indicativo europeo compaiono infatti contributi per sostituire le vecchie caldaie alimentate da combustibili fossili con tecnologie più pulite, a partire dalle pompe di calore. Ma non solo.
Lo spazio di bilancio potrebbe essere utilizzato anche per geotermia, solare, sistemi domestici di accumulo, infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici e ristrutturazione energetica degli edifici.
La direzione è quindi abbastanza chiara: utilizzare le risorse per ridurre strutturalmente i consumi fossili, non per rendere semplicemente meno costoso continuare a utilizzarli.
Intanto il mercato sembra già muoversi. Secondo Assoclima, nei primi sei mesi del 2026 le vendite delle pompe di calore aria-acqua sono aumentate del 25,5% in volume, con una crescita del 28,1% per gli apparecchi fino a 10 kW, particolarmente rilevanti nel settore residenziale.
Nuovo bonus pompa di calore? Per ora nulla di fatto
Ed eccoci al punto più importante: oggi non esiste un nuovo “bonus pompa di calore” finanziato attraverso questi 14,4 miliardi. La possibilità c’è. La misura, ancora no.
Per chi vuole intervenire subito, gli strumenti già disponibili nel 2026 restano l’Ecobonus, che secondo i requisiti previsti può riconoscere una detrazione del 36%, elevata al 50% in determinati casi relativi all’abitazione principale, e il Conto Termico 3.0, che per gli interventi ammessi prevede contributi diretti fino ai limiti stabiliti dal meccanismo.
La nuova flessibilità europea potrebbe in futuro rafforzare strumenti già esistenti oppure finanziare incentivi completamente nuovi, come contributi immediati o forme di finanziamento agevolato.
Ed è proprio questo il passaggio da tenere d’occhio: l’Italia ha davanti un margine potenziale da 14,4 miliardi e pompe di calore e riqualificazione degli edifici sono tra le destinazioni possibili. Ora bisogna vedere quali misure il Governo deciderà realmente di mettere sul tavolo.


