6 Marzo 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Big Zip la stalla delle mucche felici vince il premio per l’architettura in legno
Wood Architecture Prize 2026: tra i vincitori una stalla didattica progettata per 120 mucche: si chiama The Big Zip ed è a Mantello (SO). La stalla è uno spazio visitabile, con ventilazione e luce modulabili e una copertura in travi lamellari.

In Valtellina una costruzione prosaica si prende la rivincita su edifici glamour. Una stalla per 120 mucche diventa un’icona di design in legno: passerella “da museo”, tendaggi automatici e una copertura scenografica. Risultato? Risulta tra i vincitori del Wood Architecture Prize 2026.

 

The Big Zip: anche una stalla può essere architettura?

 

Sì. E la cosa divertente è che il progetto The Big Zip non prova nemmeno a travestirsi da qualcos’altro: è una stalla, punto. Solo che è una stalla progettata come se il benessere animale e la qualità dello spazio fossero parte del mestiere, non un optional.

 

Tra i progetti premiati dal Wood Architecture Prize 2026 by Klimahouse spunta The Big Zip – A house for happy cows (“Una casa per vacche felici”), realizzato a Mantello (Sondrio) nel 2022 dagli architetti Gianmatteo Romegialli e Ivan Gusmeroli.

 

Il riconoscimento arriva per la qualità architettonica e costruttiva conferita a una destinazione d’uso spesso trattata come “prosaica”, che qui diventa un modello replicabile, capace di tenere insieme leggerezza e solidità strutturale.

 

Cosa rende “felici” le mucche?

 

Il progetto realizza una nuova stalla per 120 mucche, pensata per massimizzare il benessere animale e, allo stesso tempo, creare un luogo didattico e visitabile. Il sedime chiude vista e rumore della superstrada e orienta lo sguardo verso le montagne, costruendo una corte agricola che cambia subito la percezione del posto.

 

Dentro non c’è il solito “capannone agricolo”: la stalla ospita tre grandi lettiere con sabbia e aree di libera deambulazione. Sopra, invece, entra in gioco l’idea più furba: un livello superiore con sale didattiche e una passerella pedonale sopraelevata che permette di osservare le attività senza disturbare gli animali.

 

Anche l’involucro lavora come un dispositivo, non come una facciata: le pareti perimetrali sono costituite da tendaggi mobili automatizzati che modulano ventilazione e luce. Traduzione: aria e illuminazione non sono “a caso”, ma regolabili, controllate, gestite. E poi c’è la struttura che racconta perché questa stalla non è solo funzionale, ma anche riconoscibile:

 

  • la copertura principale è composta da 52 travi lamellari inclinate, sorrette da 52 pilastri tripartiti
  • i doppi pilastri a V riducono la sezione e sostengono la passerella, dando identità allo spazio
  • sulla falda sud ci sono 6 abbaini, pensati per far entrare luce solare in inverno e mantenere asciutte le lettiere
  • l’uso di elementi lignei sottili, insieme a pilastri e setti in calcestruzzo a vista, coniuga leggerezza strutturale, durabilità e manutenzione facilitata

 

Così un edificio “umile” che diventa osservabile e spiegabile. Non per fare scena, ma perché funziona meglio.

 

Chi sono gli altri vincitori oltre a Big Zip?

 

Il Wood Architecture Prize 2026 premia progetti che usano il legno come strumento di innovazione sociale e culturale, dalle scuole agli spazi di servizio. E infatti, accanto a The Big Zip, ci sono altri due vincitori dell’edizione 2026 che raccontano la stessa idea da angolazioni diverse:

 

  • Nuove scuole medie di Primiero (TN), progettate da Mimeus Architettura con Studio Campomarzio: una scuola pensata come “casa”, organizzata intorno a un atrio centrale con ballatoi a tutta altezza che favoriscono relazione e visibilità tra gli spazi.
  • Edificio multifunzionale a Barbiano (BZ), di Roland Baldi Architects: un intervento che lavora sul paesaggio e sull’orografia del sito, articolando una volumetria importante e usando il legno in chiave strutturale, anche in abbinamento ad altri sistemi, senza autocompiacimenti estetici.

 

Big Zip ci insegna che cercare la qualità è possibile anche in costruzioni a prima vista semplici e modeste. E, in fondo, il senso della professione dell’architetto è proprio quella: vedere cosa vuole diventare un materiale grezzo (che sia una trave in legno, oppure un mattone).

 

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