
Scopri il contenuto di questa pagina in breve
In Valtellina una costruzione prosaica si prende la rivincita su edifici glamour. Una stalla per 120 mucche diventa un’icona di design in legno: passerella “da museo”, tendaggi automatici e una copertura scenografica. Risultato? Risulta tra i vincitori del Wood Architecture Prize 2026.
The Big Zip: anche una stalla può essere architettura?
Sì. E la cosa divertente è che il progetto The Big Zip non prova nemmeno a travestirsi da qualcos’altro: è una stalla, punto. Solo che è una stalla progettata come se il benessere animale e la qualità dello spazio fossero parte del mestiere, non un optional.
Tra i progetti premiati dal Wood Architecture Prize 2026 by Klimahouse spunta The Big Zip – A house for happy cows (“Una casa per vacche felici”), realizzato a Mantello (Sondrio) nel 2022 dagli architetti Gianmatteo Romegialli e Ivan Gusmeroli.
Il riconoscimento arriva per la qualità architettonica e costruttiva conferita a una destinazione d’uso spesso trattata come “prosaica”, che qui diventa un modello replicabile, capace di tenere insieme leggerezza e solidità strutturale.
Cosa rende “felici” le mucche?
Il progetto realizza una nuova stalla per 120 mucche, pensata per massimizzare il benessere animale e, allo stesso tempo, creare un luogo didattico e visitabile. Il sedime chiude vista e rumore della superstrada e orienta lo sguardo verso le montagne, costruendo una corte agricola che cambia subito la percezione del posto.
Dentro non c’è il solito “capannone agricolo”: la stalla ospita tre grandi lettiere con sabbia e aree di libera deambulazione. Sopra, invece, entra in gioco l’idea più furba: un livello superiore con sale didattiche e una passerella pedonale sopraelevata che permette di osservare le attività senza disturbare gli animali.
Anche l’involucro lavora come un dispositivo, non come una facciata: le pareti perimetrali sono costituite da tendaggi mobili automatizzati che modulano ventilazione e luce. Traduzione: aria e illuminazione non sono “a caso”, ma regolabili, controllate, gestite. E poi c’è la struttura che racconta perché questa stalla non è solo funzionale, ma anche riconoscibile:
- la copertura principale è composta da 52 travi lamellari inclinate, sorrette da 52 pilastri tripartiti
- i doppi pilastri a V riducono la sezione e sostengono la passerella, dando identità allo spazio
- sulla falda sud ci sono 6 abbaini, pensati per far entrare luce solare in inverno e mantenere asciutte le lettiere
- l’uso di elementi lignei sottili, insieme a pilastri e setti in calcestruzzo a vista, coniuga leggerezza strutturale, durabilità e manutenzione facilitata
Così un edificio “umile” che diventa osservabile e spiegabile. Non per fare scena, ma perché funziona meglio.
Chi sono gli altri vincitori oltre a Big Zip?
Il Wood Architecture Prize 2026 premia progetti che usano il legno come strumento di innovazione sociale e culturale, dalle scuole agli spazi di servizio. E infatti, accanto a The Big Zip, ci sono altri due vincitori dell’edizione 2026 che raccontano la stessa idea da angolazioni diverse:
- Nuove scuole medie di Primiero (TN), progettate da Mimeus Architettura con Studio Campomarzio: una scuola pensata come “casa”, organizzata intorno a un atrio centrale con ballatoi a tutta altezza che favoriscono relazione e visibilità tra gli spazi.
- Edificio multifunzionale a Barbiano (BZ), di Roland Baldi Architects: un intervento che lavora sul paesaggio e sull’orografia del sito, articolando una volumetria importante e usando il legno in chiave strutturale, anche in abbinamento ad altri sistemi, senza autocompiacimenti estetici.
Big Zip ci insegna che cercare la qualità è possibile anche in costruzioni a prima vista semplici e modeste. E, in fondo, il senso della professione dell’architetto è proprio quella: vedere cosa vuole diventare un materiale grezzo (che sia una trave in legno, oppure un mattone).