7 Novembre 2026
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Condono edilizio, si pensa alla riapertura di quello del 2003.

Fanno sempre scalpore le voci del ritorno del condono edilizio. Questa volta, però, potrebbero corrispondere al vero. C’è lo zampino della Legge di Bilancio.

 

Condono edilizio, un tema che fa discutere

 

Quando si parla di condono edilizio, gli animi si accendono. A prescindere da cosa pensi la popolazione, l’arco costituzionale si divide tra possibilisti e contrari a prescindere.

 

I possibilisti, attualmente, governano. Ragione per cui, di tanto in tanto, spuntano ipotesi sul ritorno del condono edilizio. Certo, in forma diversa rispetto ai decenni passati. Più che altro, come ritocchi della normativa esistente, oppure come decreti decisamente circoscritti. Il riferimento, in questo caso, è al celebre Salva Casa.

 

Questa volta, però, potrebbe essere diverso. Si vocifera che alcuni parlamentari della maggioranza stiano preparando un emendamento alla Legge di Bilancio per ripristinare il condono del 2003. La mossa potrebbe essere giustificata sul piano politico dal “caso” della Campania. Ma procediamo con ordine.

 

Le voci sull’emendamento nella Legge di Bilancio

 

Le indiscrezioni sono state rilanciate il 3 novembre da Repubblica e confermate da fonti della maggioranza citate dall’ANSA. Il giorno successivo è arrivata una conferma politica: la deputata di Fratelli d’Italia Imma Vietri ha annunciato l’intenzione di presentare, insieme ad altri parlamentari campani, un emendamento alla Legge di Bilancio 2027.

 

L’obiettivo è riaprire i termini del condono varato dal governo Berlusconi nel 2003, ma solo per gli abusi realizzati entro il 31 marzo di quell’anno. Niente, dunque, sanatorie per costruzioni abusive più recenti. Al momento, però, manca un testo definitivo e non è possibile sapere quali situazioni concrete riusciranno a rientrarvi.

 

Cosa c’entra la Campania? Perché all’epoca la Regione, guidata da Antonio Bassolino, adottò regole particolarmente restrittive, limitando le possibilità di sanatoria rispetto ad altri territori. Una scelta che oggi il centrodestra considera una disparità di trattamento. L’argomento era già stato utilizzato da Edmondo Cirielli durante la campagna elettorale regionale.

 

Secondo quanto anticipato da Vietri, una volta approvata la norma, la Campania avrebbe sessanta giorni per decidere se aderire alla riapertura. La deputata richiama anche il problema delle circa 50mila ordinanze di abbattimento presenti nella regione. Ma i condizionali, per ora, sono d’obbligo: l’emendamento deve ancora essere presentato e, soprattutto, approvato.

 

Un emendamento dannoso?

 

Difficile rispondere a questa domanda. Proviamo a farlo da due punti di vista. Sul piano politico, morale e di principio, il ritorno di un condono edilizio non è mai una buona notizia. Gli abusi edilizi rappresentano sempre una violazione delle regole urbanistiche e, in molti casi, anche un pericolo concreto. A cambiare è solo l’entità del pericolo. Costruire un immobile dal nulla, in modo completamente difforme ai regolamenti urbanistici, è più rischioso dell’innalzamento di un tramezzo.

 

Sul piano pratico, si possono invece operare parecchi distinguo. Per esempio, chi si ritrova una casa con abusi minori, magari involontari, potenzialmente innocui, ma comunque scarsamente commerciabile.

 

Nel caso di specie, poi, si segnala un’altra questione. Non si tratta di un condono ex novo, ma della riapertura di un vecchio condono. Insomma, una mossa per consentire anche a chi non c’è riuscito all’epoca di beneficiare di una misura di cui hanno beneficiato in molti.

 

Con un po’ di fantasia, potrebbe essere considerata come una mossa che va nella direzione dell’uguaglianza. Un’uguaglianza tra territori, però, che potrebbe entrare in conflitto con quella tra chi ha rispettato le regole e chi non lo ha fatto.

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