
Il fango di solito si leva dalle scarpe. Stavolta potrebbe diventare la piastrella su cui camminiamo grazie a un nuovo brevetto italiano. Adesso inizia la sfida di condurre il processo dal laboratorio al mercato.
Dai fondali degli invasi alle pavimentazioni
Chi avrebbe mai pensato che il fango accumulato sul fondo di un lago artificiale potesse diventare un materiale su cui camminare? Eppure, mentre l’edilizia cerca alternative più sostenibili ai materiali tradizionali, una risposta potrebbe arrivare proprio da quei sedimenti di scarto.
Lo dimostra il risultato di una ricerca italiana che ha ottenuto un nuovo brevetto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’agosto 2026. L’invenzione porta la firma del Politecnico di Torino e di Marazzato Soluzioni Ambientali, e riguarda un procedimento per trasformare i fanghi di dragaggio in geopolimeri, materiali inorganici potenzialmente utilizzabili nel settore delle costruzioni.
Le applicazioni previste comprendono pavimentazioni stradali e componenti per l’arredo urbano. In pratica, quello che oggi rappresenta un materiale da rimuovere e gestire potrebbe un domani contribuire alla realizzazione degli spazi pubblici.
Lo studio sugli scarti della lavorazione della pietra
La storia comincia con il fango prodotto durante il taglio e la lavorazione della pietra ornamentale. Oltre dieci anni fa, un gruppo multidisciplinare del Politecnico di Torino aveva iniziato a studiare come recuperare questi residui, arrivando a sviluppare un primo brevetto dedicato alla trasformazione dei fanghi di segagione in geopolimeri.
Una possibilità interessante per una filiera che, oltre a produrre materiali preziosi per l’edilizia, genera scarti da gestire. Nel 2020, con l’avvio della collaborazione tra il Politecnico e il Gruppo Marazzato, la ricerca si è allargata a un secondo materiale: i fanghi di dragaggio.
Questi ultimi sono sedimenti che si depositano progressivamente sul fondo degli invasi artificiali e che devono essere rimossi periodicamente. La loro composizione, per alcuni aspetti simile a quella dei fanghi della lavorazione della pietra, ha suggerito ai ricercatori la possibilità di sviluppare un’applicazione della tecnologia anche per questa diversa categoria di materiali.
2021: nasce la piastrella di fango
Già nel 2021 alcuni prototipi di piastrelle di fango erano stati presentati alla Milano Design Week, dimostrando la credibilità del brevetto e le potenzialità dell’edilizia circolare, basata sul riciclo dei materiali di scarto nell’edilizia.
In questo caso, il procedimento si basa sulla geopolimerizzazione, una tecnologia che, attraverso specifiche reazioni chimiche, permette di ottenere materiali inorganici dotati di caratteristiche interessanti per il settore delle costruzioni.
Ma c’è un dettaglio che spesso viene dimenticato quando si parla di innovazione sostenibile: un prodotto ottenuto da materiali di recupero non è automaticamente più conveniente, più resistente o meno impattante. Per stabilirlo servono verifiche tecniche, confronti e valutazioni sull’intero processo produttivo.
Dal brevetto sui geopolimeri da fanghi ai cantieri
Ottenere un brevetto è un traguardo scientifico e tecnologico, ma non significa avere già un prodotto pronto per il mercato. Il passaggio alla produzione industriale rappresenta il prossimo obiettivo della collaborazione tra il Politecnico di Torino e il Gruppo Marazzato, rinnovata per il triennio 2026-2029.
Prima di immaginare marciapiedi e piazze realizzati con questi materiali, bisognerà rispondere a domande molto concrete:
- Quanto costerà produrli su scala industriale rispetto alle soluzioni già disponibili?
- Quali prestazioni e quale durabilità potranno garantire nelle diverse applicazioni?
- Quali saranno i benefici ambientali effettivi, considerando anche trattamenti, trasporti e processi produttivi?
Da anni il settore delle costruzioni parla di economia circolare, riduzione degli sprechi e recupero dei materiali. Questa ricerca mostra una strada concreta per provare a trasformare quei principi in nuovi processi produttivi.
Ma tra la sostenibilità raccontata nei comunicati e quella praticata nei cantieri resta un gap che può essere colmato solo con investimenti e progettualità medio-lungo termine. Per ora il fango italiano ha conquistato un brevetto e il mercato una certezza: che almeno questa materia prima non manca.


