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Una scuola su due è senza agibilità certificata, il 41% non ha il collaudo statico e gran parte dei fondi per edilizia scolastica resta bloccata. La Corte dei conti fotografa un sistema in cui i soldi diminuiscono e quelli disponibili faticano a diventare cantieri.
Meno fondi e pochi cantieri per gli edifici scolastici
Meno risorse per gli edifici scolastici e una macchina amministrativa che continua a spendere con fatica anche i fondi già disponibili. È il quadro che emerge dalla Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025, comunicata dalla Corte dei conti alle Presidenze di Camera e Senato il 24 giugno 2026.
I rilievi riguardano il programma “Edilizia scolastica e sicurezza nelle scuole”, attraverso il quale il Ministero dell’Istruzione e del Merito finanzia interventi di messa in sicurezza, adeguamento sismico ed efficientamento energetico degli edifici pubblici.
La prima criticità è il ridimensionamento degli investimenti. Nel 2025 la spesa in conto capitale è scesa a 1,22 miliardi di euro, contro gli 1,53 miliardi del 2024: una riduzione di 307 milioni, pari al 20%. Le risorse iniziali del programma dedicato all’edilizia scolastica sono diminuite di 274 milioni. All’interno di questa contrazione, il Fondo unico per l’edilizia scolastica ha registrato 204 milioni in meno.
Nel corso dell’anno una parte delle somme è stata recuperata attraverso variazioni di bilancio, fino a raggiungere uno stanziamento definitivo di 1,24 miliardi per il programma. Il reintegro, però, non è bastato a risolvere il problema centrale indicato dalla Corte: la difficoltà di trasformare le risorse stanziate in pagamenti e interventi conclusi.
Quasi 5 miliardi disponibili ma pagamenti fermi al 26%
Nel 2025 il programma “Edilizia scolastica e sicurezza nelle scuole” disponeva di una massa spendibile vicina a 4,9 miliardi di euro. I pagamenti effettuati si sono però fermati a circa 1,3 miliardi. La capacità di spesa è risultata così pari al 26%.
Il peso dei residui conferma la dimensione del problema. Il 74,3% dei residui passivi dell’intero Ministero si concentra proprio nel programma dedicato all’edilizia scolastica. I residui non sono necessariamente soldi scomparsi o mai assegnati. Sono spese già impegnate per le quali il pagamento non è stato ancora completato. Nel solo Fondo unico per l’edilizia scolastica risultano ancora fermi circa 2,3 miliardi di euro.
Questa lentezza ricade anche sugli enti locali, che sono proprietari o gestori di gran parte degli edifici scolastici e devono predisporre progetti, partecipare agli avvisi, affidare i lavori e rispettare le scadenze. Una catena in cui ogni ritardo può spostare in avanti l’apertura del cantiere e la conclusione degli interventi.
La sicurezza degli edifici scolastici è solo sulla carta?
A rendere ancora più pesante il quadro per le scuole italiane sono le condizioni documentali del patrimonio edilizio. Quasi 19.400 edifici, pari a oltre il 41%, risultano privi del certificato di collaudo statico. Si tratta del documento che attesta la rispondenza delle strutture alle condizioni previste dal progetto e dalle norme applicabili.
Gli edifici scolastici senza certificato di agibilità sono 26.569, oltre il 56% del totale. Più di una scuola su due, quindi, non dispone di una certificazione fondamentale per attestare le condizioni di sicurezza, salubrità e conformità dell’immobile.
Questo dato non significa automaticamente che il 56% delle scuole sia materialmente inagibile. Resta però una lacuna amministrativa e tecnica enorme, soprattutto quando riguarda strutture frequentate ogni giorno da studenti e personale. Il quadro della prevenzione incendi è ancora più esteso: oltre 30.400 edifici, circa il 65%, risultano dotati soltanto di una certificazione parziale.
A complicare la lettura c’è poi l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, che secondo la relazione non risulta aggiornata. Senza dati completi e tempestivi diventa più difficile stabilire priorità, programmare gli interventi e valutare l’effetto reale delle risorse stanziate.
La sicurezza delle scuole italiane non si misura solo con i miliardi inseriti in bilancio. Si misura con collaudi completati, certificati ottenuti e cantieri chiusi. Per ora, troppi fondi restano nei conti e troppi documenti restano sulla carta.


