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Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ha condannato un condominio dopo la caduta di una donna sui gradini esterni. La difesa parlava di pioggia, ma il bollettino meteo ha smentito tutto: nessun caso fortuito e oltre 11.000 euro di risarcimento.
Scivola sulle scale e il condominio dà la colpa alla pioggia
Cadere sulle scale condominiali può sembrare uno di quegli incidenti destinati a finire tra dolore, lividi e rassegnazione. Ma non sempre è così. Se la caduta avviene per una sostanza scivolosa presente sui gradini comuni, il condominio può essere chiamato a rispondere dei danni.
È quanto emerge da una sentenza del Tribunale di Napoli, la n. 6590 del 23 aprile 2026, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento a una donna caduta sui gradini esterni di un palazzo. Secondo la ricostruzione, la donna era scivolata a causa di una sostanza descritta come biancastra e appiccicosa, incolore e non percepibile visivamente, nonostante la luce diurna. Una vera insidia: c’era, ma non si vedeva.
Il condominio ha provato a difendersi sostenendo che i gradini fossero bagnati a causa delle precipitazioni atmosferiche. Una tesi apparentemente semplice. Peccato che sia arrivato il meteo ufficiale a complicare tutto.
Il bollettino meteo smonta la difesa del condominio
Il punto decisivo della vicenda è stato il report dell’Aeronautica militare, usato per verificare le reali condizioni atmosferiche nella zona e nel momento dell’incidente. Secondo il documento, le precipitazioni avevano interessato esclusivamente le zone interne della regione e non la città.
Nella zona del sinistro si era verificata solo una leggera pioviggine nelle prime ore del mattino, mentre al momento della caduta, avvenuta nel primo pomeriggio, non risultavano condizioni climatiche tali da spiegare la presenza di liquido sui gradini.
Per il Tribunale, quel dato ha indebolito in modo decisivo la difesa. Se la sostanza scivolosa sulle scale condominiali non era spiegabile con il maltempo, restava il problema della vigilanza e della manutenzione delle parti comuni. Nessun segnale di pericolo, nessun avviso, nessuna pulizia tempestiva: la scala era diventata una trappola invisibile.
Perché il custode può essere chiamato a pagare
Il cuore giuridico della decisione è l’art. 2051 del Codice civile, che disciplina la responsabilità per danno cagionato da cose in custodia. La regola è molto forte: il custode risponde dei danni causati dalla cosa che ha in gestione, salvo che provi il caso fortuito.
Nel caso del condominio, le scale comuni rientrano tra le parti da custodire, controllare e mantenere in condizioni di sicurezza. Non serve quindi dimostrare che l’amministratore sia stato negligente o che qualcuno abbia dimenticato di pulire.
Alla persona danneggiata basta provare due elementi essenziali: la presenza della sostanza scivolosa sul gradino e il collegamento tra quella sostanza e la caduta. A quel punto tocca al condominio dimostrare l’intervento di un fattore esterno, imprevedibile ed eccezionale, capace di spezzare il nesso causale. È il cosiddetto caso fortuito.
Nel caso esaminato, però, questa prova non è arrivata. Il condominio avrebbe dovuto dimostrare, per esempio, che la sostanza fosse stata versata da un terzo pochissimi istanti prima del passaggio della donna, rendendo impossibile qualsiasi intervento di controllo o rimozione. Senza questa prova, la responsabilità è rimasta a carico del condominio.
Per questo il giudice ha riconosciuto il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno subito. Il risarcimento liquidato ha superato gli 11.000 euro, tenendo conto sia dell’invalidità permanente del 5% sia delle sofferenze fisiche e psicologiche patite dalla condomina. Il messaggio è chiaro: se le scale comuni diventano pericolose e il condominio non riesce a provare un vero caso di forza maggiore, il conto arriva. Meglio quindi giocare d’anticipo valutando preventivi di pulizie condominiali che tengano conto anche di interventi urgenti su scale e parti comuni.


