27 Luglio 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» La crisi abitativa in giro per l’Europa: le misure più creative… ed efficaci
Crisi abitativa, i paesi europei la stanno affrontando in modo creativo.

La crisi abitativa non è un’esclusiva dell’Italia. Dunque, può essere utile capire come gli altri Paesi europei la stanno affrontando. Spoiler: in alcuni casi, con creatività. E con efficacia.

 

La crisi abitativa come problema europeo

 

La crisi abitativa morde un po’ ovunque. E morde soprattutto in Europa. Il Vecchio Continente, al netto delle differenze tra gli Stati, vive immerso in un unico contesto, è soggetto alle medesime pressioni economiche, è percorso dagli stessi fenomeni sociali.

 

Sicché molti Paesi si trovano ad affrontare la crisi abitativa, a gestire un clima in via di deterioramento, a fare i conti con l’erosione di un diritto che dovrebbe essere garantito.

 

Alcuni pensano che le istituzioni possano fare ben poco. D’altronde, i prezzi sono decisi dal mercato, dalle dinamiche di domanda e offerta. Ma c’è chi non si rassegna. Ci sono amministratori lungimiranti e determinati, pronti a mettere in campo non solo risorse, ma anche idee.

 

Quindi vale la pena riportare alcune di queste idee, ovvero quelle capaci di sorprendere per l’originalità e generare entusiasmo per l’efficacia potenziale.

 

L’Europa contro la crisi abitativa

 

Ecco dunque quattro misure messe in campo dai Paesi europei e che stanno dimostrando già oggi la loro efficacia.

 

In Austria, soprattutto a Vienna, l’edilizia sociale non è riservata soltanto alle fasce più povere. Il Comune possiede circa 220.000 alloggi, mentre cooperative a profitto limitato costruiscono case con canoni legati ai costi reali. Inoltre, due terzi dei terreni convertiti a uso residenziale devono essere destinati ad abitazioni sovvenzionate. Una misura che limita la speculazione. Fonte: Comune di Vienna.

 

In Francia il Bail réel solidaire permette di acquistare una casa senza comprare anche il terreno. Il suolo resta di proprietà di un organismo senza scopo di lucro, mentre la famiglia acquista l’abitazione e versa un canone contenuto. Anche la futura rivendita è regolata, così il beneficio pubblico non si trasforma in speculazione privata. Fonte: Ministero francese della Transizione ecologica.

 

In Spagna la società pubblica CASA 47 sta trasformando terreni e immobili statali in abitazioni a canone accessibile. Una parte importante del patrimonio nazionale proviene da SAREB, la società nata dopo la crisi bancaria. Gli alloggi finanziati dovranno rimanere pubblici e non potranno essere rivenduti sul mercato libero. L’obiettivo è creare un patrimonio stabile nel lungo periodo. Fonte: Governo spagnolo.

 

In Irlanda il programma Cost Rental si rivolge soprattutto al ceto medio: famiglie troppo “ricche” per accedere all’edilizia sociale, ma troppo fragili per sostenere gli affitti di mercato. I canoni vengono calcolati sui costi di costruzione, finanziamento e gestione, non sulla domanda locale, e devono risultare almeno del 25% inferiori ai prezzi della zona in modo permanente. Fonte: Governo irlandese.

 

Un fenomeno che fa ben sperare

 

Non c’è che dire, le misure che abbiamo appena descritto fanno ben sperare.

 

In primis, perché dimostrano che si può conciliare intervento pubblico e salvaguardia dei conti pubblici. Il tema, in fondo, è questo. Se non si rendesse necessario preservare le finanze, basterebbe semplicemente insistere con bonus e assegni per gli affitti. Prendiamo il caso dell’Austria

 

 A volte basta agitare una leva particolare, come quella edilizia, per creare un beneficio concreto e compensare l’immissione di risorse con lo sviluppo dell’indotto. Insomma, si trasforma un bonus in un investimento.

 

In secondo luogo, le misure sono interessanti perché, nella maggior parte dei casi, intervengono a beneficio del ceto medio. Ovvero, di coloro che, paradossalmente, pur non essendo i più poveri, si ritrovano con il cerino più grande in mano. Le fasce deboli hanno accesso all’edilizia popolare, le fasce più attrezzate hanno accesso al mercato. Il ceto medio si trova in difficoltà.

 

Soprattutto, queste misure fanno ben sperare perché dimostrano che le soluzioni ci sono. Basta cercarle, anche immaginarle. Un dettaglio non di poco conto, vista la disperazione che assale chi non può permettersi casa.

 

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