
Una casa può essere realizzata con il riso? Una domanda all’apparenza priva di senso, ma che trova una risposta positiva. Sì, si può fare. Anzi, è stata realizzata ed è pienamente abitabile.
La casa fatta di riso e altri materiali di scarto
La bioedilizia è un ambito ormai parecchio esplorato, ma che non manca di riservare sorprese. Il suo scopo è sostituire i materiali di costruzione classici, immersi in filiere che producono inquinamento, con materiali naturali, compostabili, a basso impatto ambientale.
Questo scopo può essere tuttavia perseguito attraverso le metodologie innovative e utilizzando materiali davvero insoliti. È il caso di Hexa, questo il nome dell’abitazione, acronimo di Human EXperience Architecture, realizzata da Ricehouse, azienda che reimmette nel mercato i prodotti di scarto dell’agricoltura.
Perché è proprio dai prodotti di scarto della coltura del riso che nasce Hexa. Ovvero dalla pula di riso, dalla lolla e dalla paglia.
Materiali che non ti aspetti, eppure perfettamente impiegabili nella costruzione delle case. Ma entriamo nel dettaglio di Hexa.
Hexa, la casa fatta di riso
Hexa è una microarchitettura modulare, prefabbricata e trasportabile di circa sei metri quadrati, installata nel parco UpTown di Cascina Merlata, a Milano. È stata progettata come spazio sensoriale e di benessere, con due alveari integrati, ma soprattutto come dimostrazione delle possibilità offerte dai sottoprodotti della filiera risicola.
L’involucro utilizza tre soluzioni principali. La facciata ventilata RH-FACE è composta per il 60% da lolla di riso e per il 40% da PVC riciclato. La lolla è leggera e resistente all’aggressione biologica; inserita in un rivestimento ventilato contribuisce inoltre a proteggere le pareti e a favorire lo smaltimento dell’umidità.
Per le finiture è stato impiegato RH420, un intonachino a base di argilla proveniente dai campi di riso, calce idraulica naturale e pula. L’argilla aiuta a regolare l’umidità interna, mentre la calce rende la superficie traspirante e offre protezione contro muffe e microrganismi.
L’isolamento è affidato alle lastre RH-P700, realizzate con paglia di riso e un legante derivato dalla canna da zucchero. La paglia imprigiona aria nelle proprie fibre, garantendo isolamento termico e acustico. Le lastre sono inoltre traspiranti, prive di formaldeide e realizzate con materie prime rinnovabili. Nel complesso, il sistema punta a migliorare il comfort riducendo l’impiego di materiali edilizi convenzionali.
Cosa ci dice Hexa
Chiaramente, Hexa è un esperimento, una dimostrazione di quello che si può fare con i materiali di scarto dell’agricoltura. Non vedremo le nostre città “popolate” di case fatte con il riso. Tuttavia, il progetto di Ricehouse ci rivela tre piccole grandi verità.
L’economia circolare non è un vezzo, ma una concreta opportunità per ridurre l’impatto ambientale. Di Hexa ce ne sarà una sola, ma è lecito pensare a una progressiva integrazione della pula nelle procedure di costruzione.
La filiera agricola italiana, e più in generale produttiva, va intesa come una risorsa a trecentosessanta gradi. Produce risorse non solo in termini di prodotti lavorati, ma anche di prodotti di scarto.
La riduzione dell’impatto ambientale non è una chimera, ma un obiettivo possibile e sostenibile. Basta individuare soluzioni “laterali”, mettere a sistema la scienza dei materiali, la conoscenza della filiera e – perché no – il gusto per il design.


