28 Luglio 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Quando il mattone è un’opinione: lo strano caso della casa fatta di riso
Una casa fatta di riso? Si può fare.

Una casa può essere realizzata con il riso? Una domanda all’apparenza priva di senso, ma che trova una risposta positiva. Sì, si può fare. Anzi, è stata realizzata ed è pienamente abitabile.

 

La casa fatta di riso e altri materiali di scarto

 

La bioedilizia è un ambito ormai parecchio esplorato, ma che non manca di riservare sorprese. Il suo scopo è sostituire i materiali di costruzione classici, immersi in filiere che producono inquinamento, con materiali naturali, compostabili, a basso impatto ambientale.

 

Questo scopo può essere tuttavia perseguito attraverso le metodologie innovative e utilizzando materiali davvero insoliti. È il caso di Hexa, questo il nome dell’abitazione, acronimo di Human EXperience Architecture, realizzata da Ricehouse, azienda che reimmette nel mercato i prodotti di scarto dell’agricoltura.

 

Perché è proprio dai prodotti di scarto della coltura del riso che nasce Hexa. Ovvero dalla pula di riso, dalla lolla e dalla paglia.

 

Materiali che non ti aspetti, eppure perfettamente impiegabili nella costruzione delle case. Ma entriamo nel dettaglio di Hexa.

 

Hexa, la casa fatta di riso

 

Hexa è una microarchitettura modulare, prefabbricata e trasportabile di circa sei metri quadrati, installata nel parco UpTown di Cascina Merlata, a Milano. È stata progettata come spazio sensoriale e di benessere, con due alveari integrati, ma soprattutto come dimostrazione delle possibilità offerte dai sottoprodotti della filiera risicola.

 

L’involucro utilizza tre soluzioni principali. La facciata ventilata RH-FACE è composta per il 60% da lolla di riso e per il 40% da PVC riciclato. La lolla è leggera e resistente all’aggressione biologica; inserita in un rivestimento ventilato contribuisce inoltre a proteggere le pareti e a favorire lo smaltimento dell’umidità.

 

Per le finiture è stato impiegato RH420, un intonachino a base di argilla proveniente dai campi di riso, calce idraulica naturale e pula. L’argilla aiuta a regolare l’umidità interna, mentre la calce rende la superficie traspirante e offre protezione contro muffe e microrganismi.

 

L’isolamento è affidato alle lastre RH-P700, realizzate con paglia di riso e un legante derivato dalla canna da zucchero. La paglia imprigiona aria nelle proprie fibre, garantendo isolamento termico e acustico. Le lastre sono inoltre traspiranti, prive di formaldeide e realizzate con materie prime rinnovabili. Nel complesso, il sistema punta a migliorare il comfort riducendo l’impiego di materiali edilizi convenzionali.

 

Cosa ci dice Hexa

 

Chiaramente, Hexa è un esperimento, una dimostrazione di quello che si può fare con i materiali di scarto dell’agricoltura. Non vedremo le nostre città “popolate” di case fatte con il riso. Tuttavia, il progetto di Ricehouse ci rivela tre piccole grandi verità.

 

L’economia circolare non è un vezzo, ma una concreta opportunità per ridurre l’impatto ambientale. Di Hexa ce ne sarà una sola, ma è lecito pensare a una progressiva integrazione della pula nelle procedure di costruzione.

 

La filiera agricola italiana, e più in generale produttiva, va intesa come una risorsa a trecentosessanta gradi. Produce risorse non solo in termini di prodotti lavorati, ma anche di prodotti di scarto.

 

La riduzione dell’impatto ambientale non è una chimera, ma un obiettivo possibile e sostenibile. Basta individuare soluzioni “laterali”, mettere a sistema la scienza dei materiali, la conoscenza della filiera e – perché no – il gusto per il design.

 

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