
Per alcuni ChatGPT è uno strumento di lavoro, per altri un piacevole passatempo, per altri ancora un sostituto dei motori di ricerca. Per alcuni, invece, è diventato un alleato per arredare casa. O, per meglio dire, per immaginare la propria abitazione con questo o quel mobile. Ma si tratta davvero di un alleato affidabile? Non proprio. Vediamo perché.
Come viene utilizzato ChatGPT per arredare casa
Prima di ragionare sulla reale utilità di ChatGPT per arredare casa, cerchiamo di capire come viene effettivamente utilizzato.
Il meccanismo è semplice e intuitivo. Il proprietario sceglie un mobile, un elettrodomestico, un oggetto di design, e chiede all’intelligenza artificiale di inserirlo nel contesto di casa sua. Lo fa per vedere l’effetto che produce, per capire l’impatto sull’estetica di questo o quel locale, fosse un bagno, un salotto, una cucina.
Per farlo utilizza le immagini degli articoli di arredamento e le immagini della casa che lui stesso ha scattato.
L’effetto, va detto, è spesso positivo. Per chi la utilizza poco, o almeno in modo non professionale, l’intelligenza artificiale desta sempre stupore, innesta una sorta di shock culturale. Ecco che cresce l’utilizzo, fino a trasformarsi, in alcuni casi, in un vero e proprio abuso.
ChatGPT e arredamento: gli aspetti positivi
Questo genere di utilizzo vanta certamente alcuni aspetti positivi. ChatGPT, e in generale le altre intelligenze artificiali deputate anche alla generazione di immagini, hanno raggiunto un livello di efficacia considerevole, al punto da essere prese sul serio anche in ambito lavorativo.
Per questa ragione, la proiezione degli articoli di arredamento che si intende acquistare all’interno del proprio contesto abitativo permette di farsi un’idea tutto sommato accurata dell’impatto estetico e funzionale. Il tutto, prima ancora di spendere un euro.
Questo, in una certa misura, mette al riparo dagli acquisti sbagliati e quindi da una possibile perdita di denaro.
I rischi dell’intelligenza artificiale
Tuttavia, non mancano i rischi. Anzi, in alcuni casi i rischi sono tali da giustificare la rinuncia all’intelligenza artificiale, almeno per questo genere di proposito.
Il primo rischio consiste nella tendenza dell’intelligenza artificiale ad abbellire tutto ciò che ritrae all’interno di un’immagine. Si tratta spesso di micro-cambiamenti che l’utilizzatore accetta di buon grado, ma che inevitabilmente falsano la resa finale.
Un altro rischio deriva da un fatto tutt’altro che scontato: l’efficacia dell’intelligenza artificiale viene spesso scambiata per onnipotenza. Questo porta le persone ad abbassare la guardia e a non considerare questi strumenti per quello che sono: strumenti, appunto. Risorse che vanno apprese, comprese e utilizzate con un minimo di pratica.
Il punto è che l’intelligenza artificiale per lo staging, questo è il termine tecnico, è a tutti gli effetti una risorsa. Ma lo è solo per chi la sa utilizzare. Serve una doppia competenza: da un lato quella relativa all’intelligenza artificiale, dall’altro quella relativa al design.
Competenze che raramente il proprietario di casa possiede insieme. Da qui il rischio di ottenere risultati non realistici, fuorvianti e, in ultima analisi, pericolosi.


