19 Agosto 2026
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Immobiliare, secondo un sondaggio di Banca d'Italia è in rallentamento.

Un sondaggio della Banca d’Italia descrive un immobiliare in leggera sofferenza nel secondo trimestre 2026. I dati, se analizzati nel dettaglio, rivelano però dettagli interessanti.

 

Un settore in calo

 

Il settore immobiliare ci ha abituato a fluttuazioni importanti, anche se sviluppate nel lungo periodo. Per questo motivo, i cambi di rotta più o meno repentini destano sempre stupore. Sia chiaro, non siamo di fronte a uno stravolgimento dei trend degli ultimi anni, quanto a una piccola correzione. Significativa, certo, ma nulla più.

 

Ma è entrando nel dettaglio che si scoprono gli altarini. O, per meglio dire, si scorgono dinamiche nascoste a uno sguardo superficiale.

 

Dunque, vale la pena indagare su quanto emerso dall’ultimo lavoro di Banca d’Italia: “Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia”.

 

Immobiliare, secondo trimestre 2026: cos’ha scoperto Banca d’Italia

 

Il quadro emerso è quello di un mercato in rallentamento, ma non ancora in vera difficoltà. Sul fronte dei prezzi, il saldo tra agenti che segnalano aumenti e diminuzioni scende da 12 a 7 punti percentuali. Nel Nord-Ovest il dato passa addirittura da 11 a 1, mentre resta più alto nel Nord-Est e al Centro, rispettivamente a 13 e 11 punti.

 

Restano contenuti sia gli sconti sia i tempi di vendita. Il ribasso medio rispetto al prezzo richiesto è del 7%, con un minimo del 5% nel Nord-Est e un massimo del 9% al Sud e nelle Isole. Per vendere servono mediamente circa cinque mesi e l’86% delle agenzie ha concluso almeno una compravendita; nell’81% dei casi si tratta di abitazioni esistenti.

 

Più deboli le compravendite, con un saldo trimestrale di -13 punti, e la domanda, ferma a -15. Diminuiscono anche nuovi incarichi e stock disponibile, entrambi a -26. Il 63% degli acquisti avviene tramite mutuo, con un loan-to-value del 78%.

 

Negli affitti, invece, i canoni continuano a crescere: il saldo raggiunge 32 punti, 49 solo nel Sud, e il 54% delle agenzie considera rilevanti le locazioni brevi. Le aspettative restano negative, ma migliorano soprattutto sull’orizzonte biennale.

 

Le dinamiche in corso

 

Tra le tante evidenze emerse dal sondaggio, tre fanno riflettere più delle altre. Per esempio, quella secondo cui i canoni degli affitti stiano crescendo ovunque, ma soprattutto nel Centro-Sud. Risulta chiaro l’impatto degli affitti brevi, specie nelle località turistiche. Un problema strano, in quanto frutto dell’espansione di un settore economico, ma in grado di creare disagi a livello collettivo.

 

Significativa è anche la diminuzione degli stock e degli incarichi. Sintomo di un fatto tutt’altro che positivo: molti proprietari di casa rinunciano a mettere sul mercato i propri immobili. Ciò è causato dalla sfiducia verso la possibilità di vendere in tempi brevi o dalla certezza che i prezzi saliranno? Il sondaggio non fornisce risposte in merito.

 

Infine, va segnalato il dato principale: il rallentamento dell’immobiliare nel Nord-Ovest, che è più marcato rispetto a quello del resto d’Italia. Un sintomo che in passato si è esagerato con i prezzi, a tal punto da contrarre la domanda? Di nuovo, il sondaggio non fornisce risposte, ma verrebbe da rintracciare proprio in questa dinamica il motivo del calo.

 

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