
Dopo una separazione, trovare una seconda casa può diventare un salasso. Ora c’è un sostegno fino a 500 euro al mese, ma non basta essere in affitto: requisiti, graduatorie e una scadenza vicinissima fanno la differenza.
Genitori separati: il conto della casa può raddoppiare
Quando una coppia si separa, le spese si moltiplicano: una casa resta il punto di riferimento dei figli, mentre uno dei due genitori separati deve cercare un appartamento, pagare affitto e utenze e continuare a rispettare gli obblighi di mantenimento.
Il risultato è un paradosso familiare che si trasforma rapidamente in un problema abitativo: due alloggi da sostenere con risorse che, prima della separazione, servivano a gestirne uno. E se il mercato degli affitti è già difficile per chi vive da solo, per un genitore separato la ricerca di una seconda casa può diventare ancora più complicata.
Proprio a questa situazione si rivolge una misura nazionale per la quale è stata aperta una piattaforma telematica. Ma chi pensa a un aiuto automatico per tutti gli inquilini rischia di rimanere deluso.
A Milano un bilocale costa più di mille euro
Il problema è particolarmente evidente dove i canoni sono elevati. Secondo l’analisi Edilnet sul costo degli affitti nel Nord Italia, a Milano un bilocale di 50 metri quadrati richiede un canone medio richiesto di circa 1.120 euro mensili. Non è una cifra riferita ai soli genitori separati, ma aiuta a misurare quanto possa pesare trovare un’altra abitazione.
E il costo del nuovo affitto può aggiungersi alle spese per i figli. È in questo spazio fra necessità e reddito disponibile che si inserisce il bonus. La domanda, però, non è soltanto quanto possa aiutare: è soprattutto chi riuscirà ad accedervi.
Bonus affitto 2026: chi può chiederlo?
Il contributo è destinato ai genitori legalmente separati o divorziati che non hanno ottenuto l’assegnazione della casa familiare e hanno figli minorenni oppure maggiorenni fiscalmente a carico fino ai 21 anni.
Occorre essere titolari di un contratto di locazione abitativa regolarmente registrato e risultare in regola con gli assegni di mantenimento stabiliti dal giudice.
C’è anche un vincolo patrimoniale: il richiedente non deve possedere un altro immobile abitativo idoneo nel Comune della precedente casa familiare o nei Comuni confinanti, entro un raggio di 50 chilometri.
Sono esclusi anche coloro che già beneficiano di altri sostegni pubblici per analoghe finalità abitative o risultano assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Il reddito complessivo individuale non può superare 35.000 euro: non è richiesta la presentazione dell’ISEE. L’aiuto copre fino al 50% del canone mensile, al netto delle spese condominiali, con un massimo di 500 euro al mese e 6.000 euro all’anno.
Il contributo viene erogato in un’unica soluzione, non attraverso bonifici mensili automatici.
Bonus affitto genitori separati: come funziona la graduatoria?
Il termine è fissato alle ore 12 del 28 ottobre 2026. La domanda va presentata online sulla piattaforma ministeriale Sostegno abitativo genitori separati o divorziati, accedendo con SPID, CIE o CNS. Servono gli estremi della separazione o del divorzio, i dati dei figli, il contratto registrato, il canone, la dichiarazione reddituale e l’IBAN.
Attenzione: non è un clic day. Inviare la domanda prima degli altri non garantisce precedenza. Le richieste saranno valutate attraverso graduatorie regionali:
- il reddito vale 15 punti fino a 15.000 euro, 13 fino a 25.000 e 10 fino a 35.000;
- 2 punti per ciascun figlio a carico sotto i 21 anni;
- 4 punti per ciascun figlio con disabilità e altri 4 se è disabile il richiedente.
La disoccupazione involontaria del richiedente costituisce un ulteriore criterio di priorità nella graduatoria. Anche la residenza in un Comune ad alta tensione abitativa, dove la pressione del mercato degli affitti è particolarmente elevata, concorre alla definizione del punteggio. La corsa contro il tempo, dunque, non è per conquistare il primo posto con un clic: è per non perdere la possibilità di presentare domanda.
E resta una questione più ampia: un sostegno può alleggerire il secondo affitto, ma non rende accessibile una casa dove i canoni corrono più dei redditi e dove il caro casa si mangia il futuro delle famiglie e dei giovani.