
Dal Veneto all’Emilia-Romagna, il richiamo agli investimenti green finisce al centro di due vicende giudiziarie. Nel primo caso oltre 150 persone chiedono i danni per lavori promessi e rimasti incompleti. Nel secondo circa 6.000 risparmiatori sarebbero stati attirati da investimenti in impianti fotovoltaici all’estero risultati inesistenti.
Pannelli, caldaie e lavori lasciati a metà
La vicenda più recente riguarda Green Project Agency, società di Mestre oggi in liquidazione giudiziale. Il giudice ha ammesso oltre 150 parti civili nel procedimento, compreso circa un centinaio di clienti che avevano presentato la richiesta poco prima della prima udienza.
Il prossimo passaggio è fissato al 9 ottobre 2026, quando il giudice dovrà pronunciarsi su altre questioni preliminari. Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Mirano e l’accusa formulata dalla procura, la società avrebbe venduto centinaia di contratti con un vero e proprio “pacchetto completo”:
- pannelli solari;
- climatizzatori;
- caldaie green;
- quota di energia promessa gratuitamente.
Il problema è ciò che sarebbe accaduto dopo. Numerosi clienti si sarebbero ritrovati con lavori incompleti e finanziamenti da continuare a pagare. I numeri contestati sono notevoli. Tra il 2021 e il 2023 l’ex titolare avrebbe creato e successivamente ceduto crediti d’imposta inesistenti collegati a lavori mai realizzati o gonfiati, acquisendo crediti per 35,8 milioni di euro.
Di questi, 28,5 milioni sarebbero stati ceduti a terzi. Secondo l’accusa, il profitto derivante dalle cessioni avrebbe raggiunto 12 milioni, con un danno per l’Erario quantificato in 3,6 milioni di euro.
Fotovoltaico truffa e schema Ponzi
Completamente diverso il meccanismo della seconda vicenda, ma ancora una volta l’impianto fotovoltaico sarebbe stato utilizzato come elemento capace di rendere credibile la proposta truffa.
L’operazione “Cagliostro”, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura di Bologna, ha portato al sequestro di 7,5 milioni di dollari in criptovalute nell’ambito dell’indagine sul caso Voltaiko.
Secondo gli investigatori, circa 6.000 risparmiatori sarebbero stati coinvolti in uno schema Ponzi transnazionale. La promessa era investire denaro in presunti impianti fotovoltaici “green” all’estero e ottenere dei rendimenti.
Gli impianti, secondo quanto emerso dalle indagini, non esistevano. Il denaro sarebbe poi stato trasferito attraverso piattaforme di scambio e convertito in criptovalute nel tentativo di renderne più difficile la tracciabilità.
L’indagine, iniziata nell’ottobre 2025, aveva già portato all’oscuramento del sito Voltaiko, al congelamento di 95 conti correnti e al sequestro di beni di lusso, lingotti d’oro e due ville in provincia di Rimini.
Il green funziona bene come esca
Il denominatore comune dei due è evidente: la sostenibilità viene utilizzata come elemento capace di rendere una proposta più credibile e desiderabile.
Fotovoltaico, riduzione delle bollette, energia gratuita e rendimenti legati alle rinnovabili: sono concetti ormai familiari e proprio per questo possono diventare un’esca particolarmente efficace quando vengono accompagnati da promesse economiche troppo semplici.
Il problema delle truffe, naturalmente, non è il fotovoltaico né l’edilizia sostenibile green. Il lato oscuro compare quando dietro parole come risparmio energetico e sostenibilità si nascondono lavori che secondo l’accusa non vengono eseguiti, crediti inesistenti o impianti che esistono soltanto sulla carta.


