11 Settembre 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Fotovoltaico sul tetto: i soldi del GSE sono tassati? Ecco cosa finisce nella dichiarazione dei redditi
Fotovoltaico sul tetto e dichiarazione dei redditi: proprietario controlla i proventi GSE del suo impianto.

Produrre energia per consumarla in casa non genera reddito. Ma quando l’elettricità in eccesso viene ceduta alla rete, alcuni pagamenti del GSE diventano imponibili. E dal 2026 il controllo è ancora più diretto: nuovi proventi della cessione di energia entrano nella dichiarazione precompilata.

 

Il fotovoltaico sul tetto genera reddito tassabile?

Avere un impianto fotovoltaico sul tetto non significa automaticamente produrre reddito tassabile. Per la normale utenza domestica, l’energia prodotta e immediatamente consumata nell’abitazione rappresenta semplicemente un risparmio sulla bolletta: l’autoconsumo non ha rilevanza fiscale.

 

La situazione cambia quando i pannelli solari producono più di quanto la casa stia consumando e l’elettricità viene immessa nella rete. A quel punto bisogna guardare al rapporto economico con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), perché non tutte le somme ricevute hanno la stessa natura.

 

Nel caso dello Scambio sul Posto si distingue il contributo in conto scambio, considerato una compensazione dei costi sostenuti e quindi non imponibile, dalla liquidazione delle eccedenze.

 

In altre parole, quando l’energia immessa supera quella prelevata e l’eccedenza viene pagata, quella somma costituisce invece un provento da dichiarare. Per gli impianti residenziali fino a 20 kW, il decreto MEF del 21 gennaio 2025 conferma che i proventi derivanti dalla cessione dell’energia eccedente rientrano tra i “redditi diversi” previsti dall’articolo 67 del TUIR.

 

Ritiro Dedicato: quando i bonifici del GSE diventano reddito

Anche con il Ritiro Dedicato il punto decisivo è capire come viene ceduta l’energia. Il GSE precisa che, per una persona fisica che non svolge attività d’impresa o di lavoro autonomo, se si tratta di cessione parziale, con impianto fino a 20 kW asservito all’abitazione, le somme incassate costituiscono redditi diversi e devono essere riportate nella dichiarazione.

 

Diverso il caso della cessione totale o, in determinate situazioni, degli impianti superiori a 20 kW: il GSE segnala che l’attività può assumere natura commerciale abituale, con i relativi adempimenti fiscali.

 

Conta inoltre il principio di cassa: non interessa quando l’energia è stata materialmente prodotta, ma quando il denaro è stato effettivamente percepito.

 

Secondo le indicazioni più recenti, nel Modello 730 questi redditi vanno indicati nel quadro D, rigo D5, mentre nel Modello Redditi Persone Fisiche il riferimento è il quadro RL.

 

Dal 2026 il Fisco riceve anche questi dati direttamente dal GSE

Il decreto MEF del 21 gennaio 2025 ha previsto la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei proventi pagati dal GSE per l’energia eccedente prodotta da impianti rinnovabili domestici fino a 20 kW. Per i contratti diversi dallo Scambio sul Posto, la comunicazione parte dai dati relativi al 2025.

 

Il risultato si vede nella precompilata 2026. L’Agenzia delle Entrate indica espressamente tra le novità dell’anno i proventi derivanti dalla cessione dell’energia in esubero nell’ambito dei contratti diversi dallo Scambio sul Posto.

 

In pratica, il Fisco può conoscere quanto hai incassato dal GSE prima ancora che tu compili la dichiarazione. Il contribuente resta comunque responsabile del controllo. Nell’Area Clienti GSE è possibile scaricare il “Riepilogo Redditi Diversi”, con il dettaglio delle somme comunicate all’Agenzia delle Entrate.

 

Morale: avere un fotovoltaico sul tetto non significa pagare tasse sull’energia prodotta, ma vendere quella in eccesso può generare reddito imponibile. E dal 2026 dimenticarsene in dichiarazione è decisamente più difficile.

 

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