3 Luglio 2026
Blog.Edilnet.it »» EdilNet News - Le notizie del giorno »» Affitti non pagati e proprietari fregati: ora arriva l’app anti morosità
Contratto di locazione, chiavi di casa e smartphone con app di verifica dell’inquilino davanti alla porta di un appartamento.

La paura di inquilini morosi blocca molti proprietari: secondo i dati rilanciati da Domopay, il 62% delle famiglie in affitto paga in ritardo e un inquilino su due lascia casa senza saldare tutto. Qualcosa si muove sul piano della tecnologia e anche il Piano Casa prepara tempi più stretti e penali per chi ritarda il rilascio dell’immobile.

 

Perché affittare casa fa sempre più paura?

Affittare casa è una rendita o un rischio? La risposta è: dipende dai casi e dalla ‘fortuna’. Comunque, il timore più grande dei proprietari è sempre lo stesso: consegnare le chiavi, firmare il contratto di affitto e poi ritrovarsi con canoni non pagati o un immobile lasciato senza saldare tutto.

 

Secondo i dati rilanciati da Domopay, in Italia 8 milioni di famiglie vivono in affitto. Di queste, il 62% pagherebbe il canone in ritardo e un inquilino su due lascerebbe l’immobile senza aver saldato i pagamenti dovuti.

 

Numeri pesanti, che spiegano perché molti proprietari siano sempre più cauti quando devono scegliere a chi affittare casa. Il problema non riguarda solo i grandi investitori o i property manager. Tocca anche il piccolo proprietario che ha comprato un appartamento da mettere a reddito, chi affitta una seconda casa, o chi conta sul canone per pagare mutuo, spese condominiali, tasse e manutenzione.

 

Finora la selezione dell’inquilino si è basata spesso su pochi elementi: busta paga, contratto di lavoro, impressione personale, magari una garanzia familiare. Ma questo sistema lascia fuori molte informazioni e, allo stesso tempo, penalizza chi ha redditi reali ma non tradizionali.

 

Freelance, consulenti, artigiani, partite IVA, lavoratori con più entrate o contratti non standard possono essere economicamente solidi, ma risultare meno “rassicuranti” agli occhi di un proprietario abituato a chiedere solo una busta paga.

 

Come funziona il controllo digitale (prima dell’affitto)

È in questo spazio che entra Domopay, startup milanese per la gestione delle locazioni, che annuncia il lancio in Italia di un sistema di verifica bancaria digitale dell’inquilino in partnership con Experian.

 

L’obiettivo è semplice: ridurre le scelte fatte “al buio” prima di firmare un contratto di affitto. Con il consenso esplicito del candidato inquilino, il sistema analizza la movimentazione bancaria degli ultimi 12 mesi e genera un report sintetico sulla sostenibilità del canone.

 

Non si tratta, quindi, di chiedere genericamente “quanto guadagni?”, ma di guardare dati più concreti: redditi effettivi, pagamenti ricorrenti, stabilità finanziaria, entrate e uscite nel tempo. In pratica, informazioni simili a quelle che il mondo bancario usa per valutare la capacità economica di chi chiede un finanziamento o un mutuo, applicate però al mercato degli affitti.

 

Il punto delicato è la privacy. Secondo quanto comunicato, il controllo avviene nel rispetto del GDPR e degli standard PSD2: l’inquilino deve dare consenso esplicito, mantiene il controllo dei propri dati e al proprietario non vengono condivisi i dettagli del conto corrente, ma un report sintetico.

 

Per chi affitta, questo può diventare uno strumento di protezione contro il rischio morosità. Per chi cerca casa senza un reddito tradizionale, invece, può trasformarsi in un modo per dimostrare affidabilità con dati reali, superando il vecchio filtro della sola busta paga.

 

Anche il Piano Casa interviene per il problema morosità

Alla spinta tecnologica si affianca anche il fronte normativo. Nelle linee del Piano Casa appena approvato entra infatti il tema della tutela dei proprietari quando l’inquilino non paga o non rilascia l’immobile nei tempi previsti.

 

Una delle misure più forti riguarda la nuova procedura di ingiunzione di rilascio per finita locazione. Secondo quanto previsto, il proprietario potrebbe chiedere il pagamento di una somma pari all’1% del canone mensile di locazione per ogni giorno di ritardo nel rilascio della casa.

 

Non è l’unico punto. Il provvedimento prevede anche una stretta sui tempi concessi all’inquilino moroso per sanare gli affitti non pagati. La possibilità di sanare la morosità in sede giudiziale verrebbe ridotta da tre a due volte nell’arco di quattro anni.

 

Cambierebbero anche i termini di grazia: da 120 a 60 giorni per l’inquilino moroso in difficoltà economica, e da 90 a 45 giorni nel caso in cui il giudice assegni un termine per il pagamento quando questo non avviene direttamente in udienza.

 

Tradotto: il sistema sembra muoversi in due direzioni. Da una parte strumenti digitali per scegliere meglio l’inquilino prima della firma. Dall’altra regole più stringenti quando il rapporto di locazione entra in crisi. La vera partita è tutta qui: proteggere chi affitta casa senza chiudere la porta a chi può pagare, ma non ha il profilo lavorativo tradizionale che il mercato ha sempre considerato più sicuro.

 

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