
Il Piano Casa, dopo lunghe peripezie nelle commissioni e in Parlamento, è finalmente legge. Dunque, è ora di fare i primi bilanci. Molto interessante quello del presidente di Assoimmobiliare, secondo cui il Piano Casa è una buona misura ma… Potrebbe non bastare.
Il Piano Casa in pillole
Il Piano Casa, alla fine dei conti, si è rivelato un progetto più ambizioso di quanto si potesse immaginare. Si tratta infatti di una misura variegata, che affronta più problemi e individua soluzioni tra il semplice e il creativo.
Per esempio, propone un piano di ristrutturazione di immobili da locare a prezzi calmierati. Una soluzione particolare e innovativa per aggredire la crisi abitativa senza lunghi e costosi programmi di edilizia popolare.
Il Piano Casa propone inoltre un piano di Social Housing che si rivolge al ceto medio. Seguendo un approccio inedito per il panorama italiano, supporta chi non è abbastanza povero da rientrare nelle graduatorie delle case popolari ma allo stesso tempo non è abbastanza “ricco” da sopportare i prezzi di mercato.
In questo caso, la misura consiste in forti incentivi fiscali ai proprietari di casa che affittano a queste categorie a prezzi calmierati.
L’opinione del presidente di Assoimmobiliare
L’opinione del presidente di Assoimmobiliare, riportata in un recente e approfondito intervento sulle pagine de Il Sole 24 Ore, accoglie con favore l’impianto generale della misura, pur evidenziando criticità strutturali che rischiano di frenarne l’impatto sul mercato.
Secondo la sua analisi, il Piano Casa rappresenta indubbiamente uno strumento valido e necessario per rispondere all’emergenza abitativa, specialmente per la sua attenzione verso il ceto medio e per il tentativo di stimolare l’offerta di alloggi a canone sostenibile. Tuttavia, l’allarme lanciato riguarda la fattibilità concreta dei progetti.
Il presidente sottolinea infatti che gli incentivi fiscali e le buone intenzioni legislative si scontreranno inevitabilmente con un ostacolo storico del nostro Paese: l’eccessiva rigidità delle regole urbanistiche.
Affinché il Piano Casa possa dispiegare appieno i suoi effetti e attirare i capitali degli investitori privati e istituzionali (essenziali per la realizzazione degli interventi di social housing) è imprescindibile e urgente una profonda revisione normativa.
In particolare, l’associazione di categoria punta il dito contro le lungaggini burocratiche e la complessità legata ai cambi di destinazione d’uso degli immobili. Trasformare, ad esempio, edifici direzionali o spazi commerciali ormai obsoleti e sfitti in nuove abitazioni è un’operazione che oggi richiede tempi incompatibili con le logiche di investimento e comporta oneri troppo gravosi.
Se non si semplificano le procedure amministrative, garantendo tempi certi per l’avvio dei cantieri, e se non si agevola la rigenerazione urbana attraverso norme urbanistiche più snelle e flessibili, il rischio concreto è che il Piano Casa rimanga un’ottima iniziativa sulla carta, incapace di tradursi nei nuovi alloggi di cui le città italiane hanno disperatamente bisogno.
A nostro parere, i rilievi del presidente di Assoimmobiliare sono più che giusti. Oltre a entrare nel merito, segnalano un concetto: tra la teoria e la pratica il passo è tutt’altro che breve, dunque una legge può essere buona ma risultare inefficace se poco supportata da strumenti che possano facilitarne la messa in pratica nella vita reale.


