
Scopri il contenuto di questa pagina in breve
Extra-costi saliti a 157 milioni di euro e un test event con un buco nel ghiaccio di 2 cm. La vetrina olimpica somiglia a un cantiere perenne e la favola della sostenibilità scricchiola: il suolo si erode e i conti lievitano. Intanto il tempo vola: inaugurazione il 5 febbraio. Ecco a che punto siamo.
Olimpiadi Milano 2026: copertura per la speculazione immobiliare?
Se c’è un’immagine che riassume Milano 2026 è questa: operai al lavoro giorno e notte e una città che si racconta “pronta”, mentre monta una domanda meno comoda: stiamo costruendo infrastrutture per lo sport o stiamo accelerando un modello di sviluppo che divora suolo e spinge l’immobiliare a tutta velocità?
Il simbolo è l’Arena di Santa Giulia. Secondo la ricostruzione, i ritmi sono talmente “al cardiopalma” che la NHL, tramite il vicecommissario Bill Daly, avrebbe messo sul tavolo una minaccia pesante: niente Stati Uniti e Canada se il ghiaccio non fosse stato all’altezza o collaudato, viste le tempistiche. A rassicurare tutti è intervenuto l’esperto Don Moffatt: “Tutto ok”.
Peccato che l’ottimismo istituzionale si scontri con la realtà di un impianto che, agli occhi del mondo, deve passare da cantiere a palcoscenico globale in poche settimane. I Giochi Olimpici Milano Cortina iniziano il 6 febbraio 2026 e l’inaugurazione dell’Arena è prevista per il 5 febbraio, con un calendario che non ammette errori.
Il racconto ufficiale parla di procedure “normali” per un impianto nuovo. Poi però i test servono a questo: a far emergere i problemi prima che arrivino le telecamere di mezzo mondo. E al primo vero banco di prova qualcosa si è visto, eccome. L’11 gennaio, durante la semifinale di Coppa tra Varese e Caldaro, la partita è stata interrotta perché nel ghiaccio si è aperto un buco di 2 centimetri. Il direttore esecutivo del CIO, Christophe Dubi, ha minimizzato. Intanto, però, il video del “buco nel ghiaccio” è diventato il tipo di contenuto che non vuoi regalare ai media internazionali a pochi giorni dai Giochi.
Arena Santa Giulia: quanto ci costa?
Sul fronte economico, la cifra che colpisce è quella finale: l’Arena costerà tra 250 e 270 milioni di euro. E qui la polemica non è “contro lo sport”, ma contro il copione già visto: si parte con un budget, poi arriva la giustificazione (materie prime, urgenze, varianti), e alla fine il conto lievita. Una quota importante arriva dai privati (si parla di 180 milioni investiti da CTS Eventim), ma non è bastata: è intervenuto anche il pubblico:
- extra-costi coperti con fondi pubblici: 51 milioni tra Comune (strade di accesso) e Regione Lombardia (svincolo dalla tangenziale)
- stanziamenti del Governo alla Fondazione Milano Cortina: 300 milioni di euro (Decreto Sport, agosto 2025) + 44 milioni (Decreto Economia)
- extra-costi solo in Lombardia a inizio 2026: 157 milioni di euro
- bonifica area: 80 milioni, con circa 1,2 milioni di metri cubi di terreno trattato (64 milioni bonifiche + 18 milioni riempimento)
Il problema non è che si spendano soldi per infrastrutture. Il problema è la sensazione di “piano inclinato”: più si accelera, più cresce la probabilità di scelte opache e di costi scaricati sulla collettività. E nel frattempo, l’opera diventa “di interesse pubblico” anche per ottenere sconti e facilitazioni.
Milano 2026: eccesso di sostenibilità (solo a parole)
Qui il punto polemico si scrive da solo: nel dossier di candidatura la parola “sostenibilità” è ripetuta 169 volte. È un numero perfetto per la comunicazione. Un po’ meno perfetto quando lo metti accanto a cantieri accelerati, deroghe e contestazioni.
Legambiente Lombardia parla di “aggressività infrastrutturale” e denuncia procedure accelerate che avrebbero evitato valutazioni di impatto ambientale nazionali grazie alla formula “ristrutturazione di opere già esistenti”.
Poi c’è il sospetto più grande: che il mega evento sia un trampolino per una trasformazione urbana che resterà soprattutto ai privati. L’Arena è parte di un progetto più ampio già approvato: il “Piano integrato Montecity-Rogoredo”, 64 ettari dove dopo le Olimpiadi si costruiranno abitazioni e uffici destinati alla proprietà privata. E l’Arena cambierà nome: PalaItalia.
Sul fronte Porta Romana, il Villaggio Olimpico è un altro tassello che accende il dibattito: dopo i Giochi, a settembre 2026, diventerà uno studentato da circa 1.700 posti letto; è costato quasi 200 milioni e gli extra-costi sarebbero oggetto di trattative per un ripiano pubblico.
Milano, insomma, sta per accendersi sotto i riflettori del mondo: da un lato ghiaccio e neve, dall’altro extra-costi e consumo di suolo. Il rischio più grande? Che lo sport duri due settimane e la “resa dei conti” economica e urbanistica molto, molto di più.


