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L’abitazione è vuota e sotto sequestro. Dentro armadi, buste e cassetti emergono in totale 135.900 euro in contanti. Per uno dei due tecnici è praticamente la stessa cifra del mutuo da pagare. Ma Marco Ellul e Umberto Porrelli scelgono ancora l’onestà.
Davanti a 135.900 euro non cercano scorciatoie
Una casa da bonificare senza proprietari, quasi 136.000 euro in contanti e nessuno che controlla. La situazione è ghiotta. Ma per Marco Ellul e Umberto Porrelli – tecnici di una ditta locale di risanamento ambienti – la scelta è una sola.
I due tecnici erano impegnati in un intervento specialistico di bonifica e sanificazione post mortem in un casolare di Troviggiano, frazione di Cingoli, in provincia di Macerata. L’abitazione apparteneva a C.D.M., casalinga di 65 anni originaria della Svizzera, trovata senza vita nella camera da letto a metà giugno, almeno due mesi dopo il decesso. La casa era sottoposta a sequestro e, al momento dell’intervento, non c’era nessun altro presente.
Ellul, 32 anni, romano e sposato, e Porrelli, 36 anni, di Fano e padre di due figli, avevano ricevuto l’incarico di bonificare gli ambienti. Durante il lavoro, però, si sono trovati davanti a qualcosa di insolito in un una normale procedura di sanificazione: buste piene di contanti.
La cifra complessiva avrebbe potuto cambiare concretamente la vita di entrambi. Ellul ha raccontato che con quei soldi avrebbe potuto saldare il mutuo della propria abitazione. Eppure, né lui né il collega hanno mai valutato di appropriarsi del denaro: «Prendere quei soldi significava rubare», ha spiegato Porrelli. Semplice, no?
Nella casa da bonificare spuntano buste di soldi
La scoperta è avvenuta mentre i tecnici stavano trattando i tessuti presenti nell’abitazione. Per completare la disinfezione e sanificazione hanno aperto un armadio. All’interno c’erano una busta di cartone, una coperta di lana e, nascosta sotto il tessuto, una busta contenente denaro. Poco più in basso si trovava anche una cassetta di legno.
A quel punto Ellul e Porrelli hanno intuito che in casa potessero esserci altre somme e hanno avvisato la Polizia Locale. Quando gli agenti sono arrivati, il rinvenimento è stato documentato con un video. Nella prima parte della casa sono stati trovati 38.900 euro. Al piano superiore sono emersi altri 97.000 euro. Il totale ha così raggiunto 135.900 euro, distribuiti tra buste, cassetti, armadio e altri punti dell’abitazione.
I due tecnici hanno spiegato di non aver aperto prima gli involucri anche per rispetto della privacy della famiglia. Il loro lavoro riguardava una casa da bonificare, non l’esame degli effetti personali presenti nella casa.
Secondo la ricostruzione fornita, si trattava di risparmi familiari regolarmente guadagnati e accantonati nel tempo. La somma è stata presa in consegna dagli agenti e inventariata secondo le procedure previste. La Polizia locale ha poi consegnato il denaro al marito della donna, erede legittimo. Il marito e il figlio della sessantacinquenne si trovavano intanto in una struttura sanitaria del Fabrianese, in attesa di poter rientrare nell’abitazione.
Un caso che fa notizia
Intervenire per una bonifica o una disinfezione significa rimuovere materiali contaminati e rendere nuovamente sicuri gli ambienti. Chi svolge questa attività entra in uno spazio privato e personale.
La società incaricata ha sottolineato il rispetto delle proprie regole interne, ma il caso va oltre qualsiasi codice aziendale. Mostra quanto possa essere sottile il confine tra un’attività tecnica e l’accesso alla vita privata di chi abitava quegli spazi.
I due operatori hanno riconosciuto che quel denaro non cambiava proprietario solo perché era rimasto nascosto dentro una casa vuota da bonificare. Quasi 136.000 euro trovati per casa sono una tentazione alla quale è difficile resistere. Loro, invece, hanno chiuso le buste e chiamato la Polizia. E la notizia, in questa epoca di furbi, la fa proprio l’onestà personale e la professionalità.


